La Casta. Resoconto di uno sfacelo

Resoconto di uno sfacelo, del Paese e del Parlamento. Ovvero, quando la Casta, mai nome fu più azzeccato, canta a milioni di italiani:”ma ‘ndo hawaii se la banana non c’è l’hai”.

Fare la cronaca di quello che accade in questo nostro fantasioso Paese è decisamente penoso e sempre frustrante. Penoso per il livello basso a cui ormai è arrivato il sistema istituzionale, frustrante perché ogni cosa ormai passa praticamente nella totale indifferenza, apatia di un popolo assuefatto ad ogni bassezza del potere. Parliamo della riforma che i sondaggi ci dicono attesa da centinaia di migliaia di cittadini e che oltre l’80% degli italiani vede con favore: il divorzio breve. Ovvero, il diritto di chiudere un matrimonio ormai fallito in tempi umani tali da potersi rifare una vita sentimentale. Tra il dire siamo tutti d’accordo ed il fare c’è la stessa differenza che passa tra la nostra politica ed il rispetto delle istituzioni: troppa! Solo per riportare due casi clamorosi, uno avvenuto nella scorsa legislatura, l’altro in questi giorni.

Nella scorsa legislatura il divorzio breve fu depennato dai lavori d’Aula, quindi non fu discusso, dopo un accordo tra partiti ottenuto in commissione giustizia in 5 anni di trattative, ritardi, rinvii: parliamo di due articoli di legge che possono essere discussi in poche ore. Grazie alla caparbietà di chi scrive, e di pochi altri, ciò NON rimase sconosciuto alla totalità degli italiani, ma ne resta traccia, memoria al costo di circa un mese di sciopero della fame a cui parteciparono centinaia di persone. Oggi, paradossale, quello che blocca i lavori è il troppo zelo nell’approvare quella stessa riforma. Sembra uno scherzo, ma commissione giustizia di camera e senato si sono messi a bisticciare su chi ha la precedenza nella discussione. L’iter delle proposte di legge sull’introduzione del cosiddetto “divorzio breve”, appena iniziato si blocca perché il presidente del Senato Grasso non ha ancora sciolto la riserva sulla richiesta avanzata dalla collega della Camera Boldrini, di dare precedenza a Montecitorio per l’esame del testo-base.

Sembra una battuta se non fosse una farsa. Non so come andrà a finire o se è già finita, ormai non mi stupisco più di nulla, di una cosa sono certo: la notizia che si procedeva a passo svelto verso l’approvazione della riforma è stata data a tamburo battente da tutti i media, quella in cui emerge questo scivolone, chiamiamolo così, l’ha data in diretta Radio Radicale, l’Ansa e pochissime altre testate minori. Quello che accade è intollerabile, come lo è vedere la totale acriticità della elite culturale e politica nazionale verso altrettanto fantasiose situazioni politiche come quella descritta dall’articolo, perché si è troppo impegnati a fare il toto ministri, il toto Governo, il toto San Remo. Oggi conviene chiedersi veramente se vale la pena essere cronisti dello sfacelo di un Paese e delle sue istituzioni, o decidere di non vedere per non stare male e accontentarsi di cantare a milioni di italiani insieme alla Casta (mai nome fu più azzeccato) “ma ‘ndo hawaii se la banana non c’è l’hai”.

Diego Sabatinelli

Dal ’95 letteralmente “batto le strade” di Roma per promuovere le iniziative nonviolente radicali, a partire dalla raccolta firme su 20 referendum che si svolge proprio quell’anno…

3 pensieri riguardo “La Casta. Resoconto di uno sfacelo

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