Governi contro il popolo

Brutto risveglio quando ci si accorge di essere assuefatti a governi contro il popolo, ancora peggio quando il nostro grado di giusta incazzatura viene incanalato, gestito e stemperato da moderni Masaniello costruiti ad hoc per la necessità.

E dopo si spera in tutto: nella vittoria di un uomo di apparato alle primarie di un partito di regime, nella modifica di una legge elettorale già dichiarata incostituzionale, nelle manifestazioni di qualche professionista del malcontento.

Eppure il dramma è sotto gli occhi di tutti. Come vogliamo altrimenti chiamare, se non drammatici questi governi che ci hanno abituati all’aumento esponenziale delle tasse, a livelli tragici di disoccupazione -più 31% rispetto al 2012-, ad un concomitante calo delle retribuzioni con conseguente contrazione di consumi e prezzi?

Questa politica economica non può essere che foriera di disastri, e anche se è risultato e conseguenza di politiche dissennate che ci hanno condotto verso l’indebitamento a strozzo, la mancanza di competitività, la folle corsa all’aiuto di Stato, non per questo si deve credere alla fola che anni di lacrime e sangue servano a risollevare le sorti di una economia e di una società spente e ormai apatiche. Non è vero che si paga ciò che si ha avuto in passato, che siamo tutti complici nella creazione dell’indebitamento pubblico, della inefficienza e della mancanza di competitività. La realtà è che pochi sono stati i privilegiati mentre a tutti gli altri spettavano le briciole. I privilegiati continuano ad esserlo e non pagheranno quelle scelte che ricadono su tutti, come la scelta di strozzare ancora di più cittadini ed imprese, succhiare da chi ancora non è decotto, quelli che ancora pagano e producono.

Ma alla fine anche questi ultimi, che negli anni hanno tappato il buco e fatto scialare alle loro spalle -perché non si cava sangue dalle rape-, vedranno ridotto all’osso la possibilità di intervenire: già esausti, sfiniti, esangui. Quel giorno forse non ci saranno forconi o masanielli, perché le forme del disastro sono sempre nuove nonostante le cause siano sempre le stesse. Far ripartire la macchina significa bloccare subito gli amministratori locali ingordi che prendono dove trovano senza alcuna ratio, e per poter tappare buchi che sono solo ed esclusivamente responsabilità delle amministrazioni politiche: ed è poco interessante sapere se passate od attuali. Finirla con tassazioni nascoste, infilate nei meandri delle manovre finanziarie, difficili da scoprire ed impossibili da gestire a lungo termine. Smetterla di prelevare dalle tasche di imprenditori e dipendenti, soprattutto questi ultimi, ormai sull’orlo del baratro, economicamente bloccati, impossibilitati perfino alla fuga o alla menzogna.

Le sciagure, e gli sciagurati, non arrivano mai annunciandosi per tempo, soprattutto quando si continua ad offrire vecchi metodi per gente che non ce la fa più.

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Diego Sabatinelli

Dal ’95 letteralmente “batto le strade” di Roma per promuovere le iniziative nonviolente radicali, a partire dalla raccolta firme su 20 referendum che si svolge proprio quell’anno…

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