Referendum Giustizia Giusta: La Custodia Cautelare

Referendum Giustizia Giusta: La Custodia Cautelare

Il quarto quesito del referendum abrogativo Giustizia Giusta si propone di ridimensionare l’utilizzo della custodia cautelare in Italia.

referendum giustizia

Il carcere preventivo è una delle misure cautelari previste dal nostro ordinamento come garanzia per il funzionamento della giustizia; la sua applicazione permette il regolare svolgimento del processo, proteggendolo da pericoli provenienti dall’indagato. Per espressa previsione del codice di procedura penale, il ricorso allo strumento della custodia cautelare è da considerarsi “extrema ratio“, spendibile soltanto laddove ogni altra misura appaia inutile. Sfruttato in questo modo  è sicuramente un aiuto efficace, ed in molti casi indispensabile, per poter assicurare i colpevoli alla giustizia; ma spesso, troppo spesso, si ricorre alla carcerazione preventiva in assenza di reali esigenze cautelari e senza rispettare il principio dell’assoluta indispensabilità. Come risultato di questa tendenza le nostre carceri sono stracolme di detenuti in attesa di una condanna definitiva (oltre il 40%) e questo risulta sbagliato sostanzialmente per due motivi: in primo luogo perché si dimenticano spesso misure alternative e più leggere della custodia, come il braccialetto elettronico, che sfoltirebbero i nostri istituti penitenziari; ma sopratutto perché, sempre per legge, la misura dovrebbe svolgersi in istituti appositi, separatamente dagli altri detenuti. E questo, per problemi di spazio, molto spesso non accade.

Ma i problemi che affliggono la custodia cautelare sono, purtroppo, molteplici. Sul sito ufficiale del referendum si legge: “Lo strumento della custodia cautelare in carcere ha subìto una radicale trasformazione: da istituto con funzione prettamente cautelare, a vera e propria forma anticipatoria della pena con evidente violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza”. Il principio è codificato dall’articolo 27 della nostra Carta Fondamentale e vi discende il divieto, appunto, di anticipare la pena prima della sentenza definitiva di condanna; un divieto che parrebbe violato dall’eccessiva lunghezza dei termini entro cui può essere mantenuto in custodia l’indagato. L’avvocato Giandomenico Caiazza attribuisce la responsabilità di questa malsana tendenza alla natura dei termini che per legge regolano l’istituto; termini che risultano perentori soltanto nei confronti dell’indagato, quindi sfavorevoli allo stesso, mentre diventano morbidi ed aggirabili per i giudici. La legge, come contraltare al rischio che la custodia si tramuti, appunto, in un’anticipazione della pena, dispone un risarcimento economico proporzionato alla durata dell’ingiusta detenzione. Si tratta di un risarcimento disposto a spese dello Stato che da un lato garantisce parzialmente il ristoro dell’indagato ingiustamente recluso, ma dall’altro non lo solleva dal giudizio spesso duro che la collettività riserva a chi è passato dal carcere. Senza contare che in molti casi la misura si protrae per diversi mesi e di conseguenza il malcapitato perde anche il lavoro.

Per avere un’idea dei numeri del problema, il tasso di affollamento delle carceri italiane è del 157%, a fronte di una media europea del 95,9% e la percentuale di detenuti in custodia cautelare è quasi doppia rispetto alla altre democrazie europee (Francia 23,5%, Spagna 20,8%, Regno Unito 16,7%, Germania 16,2%).

Il quesito referendario si propone di abrogare parzialmente il secondo comma dell’articolo 274 del codice di procedura penale, eliminando l’ipotesi del pericolo nella reiterazione del reato e limitando così i casi in cui la custodia cautelare può essere applicata . Attraverso questo aggiustamento i radicali si propongono di rendere più rigorosa l’applicazione dell’istituto, rendendo effettivo il principio dell’ extrema ratio ed eliminando il rischio di anticipazione della pena. Sembra, però, che l’abrogazione possa risolvere solo alcuni dei tanti problemi che affliggono l’istituto e che meriterebbero una maggiore attenzione da parte del mondo politico.

A questo link è possibile ottenere ulteriori informazioni. L’approfondimento continua: quesiti 1e2, quesito 3, quesito 5, quesito 6

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

8 pensieri riguardo “Referendum Giustizia Giusta: La Custodia Cautelare

  • 8 settembre 2013 in 20:24
    Permalink

    Le permetto, anche se ( visto che, a differenza dei proclami referendari fatti di slogan puri, sono sceso piuttosto dettagliatamente nel merito) mi piacerebbe sapere se i radicali, prima di proporre il referendum, hanno valutato le inevitabili conseguenze negative di cui parlavo. Solo per informazione, le posso dire che finora nessuno – dico nessuno – delle persone che hanno firmato i referendum ( alcune delle quali addette ai banchi di raccolta delle firme )cui ho sottoposto le mie osservazioni è riuscito a controbattere alcunché.

  • 8 settembre 2013 in 20:24
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    Le permetto, anche se ( visto che, a differenza dei proclami referendari fatti di slogan puri, sono sceso piuttosto dettagliatamente nel merito) mi piacerebbe sapere se i radicali, prima di proporre il referendum, hanno valutato le inevitabili conseguenze negative di cui parlavo. Solo per informazione, le posso dire che finora nessuno – dico nessuno – delle persone che hanno firmato i referendum ( alcune delle quali addette ai banchi di raccolta delle firme )cui ho sottoposto le mie osservazioni è riuscito a controbattere alcunché.

  • 6 settembre 2013 in 7:58
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    Alfredo Bonagura, raccolgo i suoi complimenti, ma mi permetta di non risponderle.

  • 6 settembre 2013 in 7:58
    Permalink

    Alfredo Bonagura, raccolgo i suoi complimenti, ma mi permetta di non risponderle.

  • 2 settembre 2013 in 22:10
    Permalink

    Da tecnico del diritto penale da più di 20 anni posso certificare che il referendum radicale sulla custodia cautelare avrebbe effetti assolutamente negativi.
    La CUSTODIA CAUTELARE viene applicata quando a carico di qualcuno ci sono GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA ed è pericoloso per la società, ossia vi sia il PERICOLO CONCRETO CHE COMMETTA ALTRI REATI ( o inquini le prove o fugga ).
    Bene : il codice ( art. 274 c.p.p. ) così descrive il pericolo di recidiva : ” quando sussiste il concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l’ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata O DELLA STESSA SPECIE DI QUELLO PER CUI SI PROCEDE “. Con il referendum si vuole eliminare questa ultima parte in stampatello, in modo che si possa ricorrere alla custodia cautelare SOLO se c’è il pericolo che il soggetto commetta altri delitti con l’uso di armi, o con violenza personale etc….
    Conseguenza : che si farà quando verrà arrestato in flagranza uno che ha commesso un reato grave, ma senza armi, senza violenza personale, o senza che c’entri la criminalità organizzata ? Cosa si farà quando il PM avrà raccolto gravi indizi di colpevolezza nei confronti di un soggetto per uno di questi reati ? Esempi ? Spaccio di droga, furto, truffa, ricettazione, riciclaggio, stalking ( che può ben essere commesso senza violenza e senza armi : pedinamenti, appostamenti, telefonate, sms ), estorsione, usura, incendio, bancarotta fraudolenta, evasione fiscale, corruzione, concussione, peculato, sfruttamento della prostituzione e chi più ne ha più ne metta : se passa il referendum, il PM non potrà chiedere una misura cautelare, ed in caso di arresto in flagranza l’arrestato dovrà essere immediatamente liberato, perché non gli si potrà applicare nessuna misura cautelare.
    Complimenti !

  • 2 settembre 2013 in 22:10
    Permalink

    Da tecnico del diritto penale da più di 20 anni posso certificare che il referendum radicale sulla custodia cautelare avrebbe effetti assolutamente negativi.
    La CUSTODIA CAUTELARE viene applicata quando a carico di qualcuno ci sono GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA ed è pericoloso per la società, ossia vi sia il PERICOLO CONCRETO CHE COMMETTA ALTRI REATI ( o inquini le prove o fugga ).
    Bene : il codice ( art. 274 c.p.p. ) così descrive il pericolo di recidiva : ” quando sussiste il concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l’ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata O DELLA STESSA SPECIE DI QUELLO PER CUI SI PROCEDE “. Con il referendum si vuole eliminare questa ultima parte in stampatello, in modo che si possa ricorrere alla custodia cautelare SOLO se c’è il pericolo che il soggetto commetta altri delitti con l’uso di armi, o con violenza personale etc….
    Conseguenza : che si farà quando verrà arrestato in flagranza uno che ha commesso un reato grave, ma senza armi, senza violenza personale, o senza che c’entri la criminalità organizzata ? Cosa si farà quando il PM avrà raccolto gravi indizi di colpevolezza nei confronti di un soggetto per uno di questi reati ? Esempi ? Spaccio di droga, furto, truffa, ricettazione, riciclaggio, stalking ( che può ben essere commesso senza violenza e senza armi : pedinamenti, appostamenti, telefonate, sms ), estorsione, usura, incendio, bancarotta fraudolenta, evasione fiscale, corruzione, concussione, peculato, sfruttamento della prostituzione e chi più ne ha più ne metta : se passa il referendum, il PM non potrà chiedere una misura cautelare, ed in caso di arresto in flagranza l’arrestato dovrà essere immediatamente liberato, perché non gli si potrà applicare nessuna misura cautelare.
    Complimenti !

  • 3 luglio 2013 in 13:18
    Permalink

    PROCESSI INFINITI
    In Italia è molto facile rimanere intrappolati in uno di quei gironi danteschi creati da un sistema giudiziario irresponsabile che certo non ci fa onore.
    Basta un semplice sospetto, una parola detta, per sbaglio o volutamente, da qualcuno che non si conosce, un irrilevante indizio che non ha niente a che fare con le indagini in corso o trovarsi per caso nel posto sbagliato.
    Pensate a Giulio Andreotti. Anni di processi e miliardi di lire spesi per niente.
    Riflettete sul processo Enzo Tortora. I 10 miliardi di risarcimento li abbiamo pagati noi, non gli inquisitori che lo hanno condannato a morte, nonostante che tale pena non sia scritta sui codici.
    Pensate a Pietro Pacciani, il povero contadino di Mercatale che non aveva le risorse per potersi difendere. Anche lui condannato a morte per delle colpe che non aveva.
    Riflettete sul decesso dei fratellini Pappalardo, lasciati morire di stenti in quelle vecchie cisterne. Invece di credere al padre che indicava dove andare a cercarli, fu arrestato perché sospettato della loro sparizione.
    Meditate sull’ultima eclatante assoluzione di quella vittima costretta a subire 22 anni di carcere. I 60 e più milioni di euro richiesti per risarcimento, li dovremo pagare noi, non quei sedicenti tutori delle istituzioni.
    Riflettete sull’accanimento contro Berlusconi, tra i cui processi, quello di Ruby è il più ridicolo della nostra Storia.
    Pensate a quei tanti detenuti che da anni aspettano che si chiarisca se sono innocenti o colpevoli e a quei tanti suicidi che avvengono nelle carceri del Bel Paese.
    Meditate gente! Meditate in quali mani è finita la Giustizia Italiana!!!
    – da CcocoMind.com – La voce del dissenso

  • 3 luglio 2013 in 13:18
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    PROCESSI INFINITI
    In Italia è molto facile rimanere intrappolati in uno di quei gironi danteschi creati da un sistema giudiziario irresponsabile che certo non ci fa onore.
    Basta un semplice sospetto, una parola detta, per sbaglio o volutamente, da qualcuno che non si conosce, un irrilevante indizio che non ha niente a che fare con le indagini in corso o trovarsi per caso nel posto sbagliato.
    Pensate a Giulio Andreotti. Anni di processi e miliardi di lire spesi per niente.
    Riflettete sul processo Enzo Tortora. I 10 miliardi di risarcimento li abbiamo pagati noi, non gli inquisitori che lo hanno condannato a morte, nonostante che tale pena non sia scritta sui codici.
    Pensate a Pietro Pacciani, il povero contadino di Mercatale che non aveva le risorse per potersi difendere. Anche lui condannato a morte per delle colpe che non aveva.
    Riflettete sul decesso dei fratellini Pappalardo, lasciati morire di stenti in quelle vecchie cisterne. Invece di credere al padre che indicava dove andare a cercarli, fu arrestato perché sospettato della loro sparizione.
    Meditate sull’ultima eclatante assoluzione di quella vittima costretta a subire 22 anni di carcere. I 60 e più milioni di euro richiesti per risarcimento, li dovremo pagare noi, non quei sedicenti tutori delle istituzioni.
    Riflettete sull’accanimento contro Berlusconi, tra i cui processi, quello di Ruby è il più ridicolo della nostra Storia.
    Pensate a quei tanti detenuti che da anni aspettano che si chiarisca se sono innocenti o colpevoli e a quei tanti suicidi che avvengono nelle carceri del Bel Paese.
    Meditate gente! Meditate in quali mani è finita la Giustizia Italiana!!!
    – da CcocoMind.com – La voce del dissenso

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