Deficiente e puttana, la politica del politicante indegno

Deficere, mancare di qualcosa. La politica deficiente manca di dignità e rispetto. Non è neppure in grado di scaldare lo stesso letto colui che fa la politica deficiente. Zompano e saltellano da un colore all’altro, sputano nei precedenti piatti e si ridicolizzano, ci ridicolizzano. Deficienti siamo noi, deficiamo di molte nozioni, e puttana è la nostra matita al voto. Sembra che non ci sia proprio più possibilità, forse ci salverà un riciclo, una pulizia disinfettante che, mi auguro, qualcuno stia mettendo in atto.

Deficiente e puttana, la politica del politicante indegno

Più mi occupo di politica e più mi sdegno: chi ha le idee e i soldi ma nessuna capacità per attuarle, allora imbratta muri con 10mila manifesti, fa piovere volantini, partecipa ad ogni intervista e poi scopri che non è neppure in grado di capire il suo programma, mica lo ha scritto!

Ci sono i ghost writer anche per questo, a volte sono i sondaggi, a volte il copia e incolla!

La rabbia sale quando trovi idee brillanti, e zero dinaro per farle conoscere, e sai che anche questo fa parte del gioco di questa politica. Ma lo sdegno, e per tutto l’articolo eviterò di sottolineare che parlo a carattere personale ma così è, viene dall’ignoranza fatta “politico” da coloro che manifestano con ardore accanto a chi, sino al giorno prima, era oggetto di contestazione peggio che fosse Mefisto. Ho visto gettare alle ortiche la storia di un partito, per un seggiolino! Ho ascoltato chi ha avuto la stessa tessera, per anni, giurare di non aver mai avuto nessun colore politico, Giuda.

Noi siamo le vittime, noi che soffriamo la fame di giustizia, noi che andiamo a fare la fila per il pane a Sant’Andrea delle Fratte: io non ero li, ma mi rappresentava la Signora Maria.

Non ero neppure tra i ragazzi che manifestavano per il loro Ateneo, ma Filippo era me. Mi rappresenta Giulia quando i diritti dei gay sono negati. C’è Monica a combattere contro la crisi e la speculazione per mantenere aperto il “nostro” negozio. Rosa è me quando deve respirare diossina ad Avellino. Sono Valeria quando non posso divorziare perché non sono libera. Sono Antonio quando in carcere non ho sapone per lavarmi. Sono la mamma di Federico Aldrovandi quando ho paura di una divisa. Sono furiosa perché Preiti ha sparato, che abbia colpito un carabiniere, un ministro o una panettiera non mi importa: ha deciso di essere padre dei problemi di qualcuno, magari anche di essere padrone della mia vita.

Più mi occupo di politica e più ho la certezza che è una bella cosa: che la politica è il mezzo per risollevarci e avere dignità. Più conosco i politici e più so che pochi, pochissimi fanno Politica, la maggior parte è ghiotta di voti ed elezioni, divorano l’elettorato imburrandolo di false promesse e raggiri e sbriciolano le nostre ossa nel girone dei golosi, degli infami, dei cattivi.

Io amo la Politica, non accetterò mai la violenza e mi muoverò sempre con il principio di “nessuno tocchi Caino” ma, per carità, per dignità, amore, Dio e chi vi pare “salvate Abele“!

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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