La Mia Roma

Foto da We Heart It
Foto da We Heart It

Mi han detto “Quando  sei a Roma Termini sei al centro del mondo”. Fino a pochi giorni fa non avevo mai capito cosa volesse dire, pensavo fosse dettata dalle presunzione di un romano, ma per fortuna mi son ricreduta.

Partita con la gelida primavera Milanese, ero arrivata a Roma Termini accolta dal placido caldo estivo.  Schivando passeggeri in ritardo, turisti storditi e romani in corsa, mi sono ritrovata nel piazzale dei pullman. Chi parlava una lingua a me sconosciuta, chi urlava con un buffo accento romano, chi rideva: un caos allegro, voci diverse che componevano come un puzzle chiacchiericcio. Stordita, alzai la testa verso destra e mi sentii a casa: un madonnina dorata troneggiava sulla piazza. Mi fermai ad ammirare la città che si stendeva davanti a me, la statua di Wojtyla, l’insegna di un kebab, cinesi che fotografavano ogni cosa e forse anche la mia faccia stupita, inglesi, americani e tedeschi, biondi come il sole e pallidi come la mozzarella, correvano verso un autobus, mentre dei peruviani manifestavano con le loro bandiere. Ero al centro del mondo. Mi incamminai verso via del Tritone, mappa alla mano, e il sorriso stampato. Subito capii che c’era qualcosa di diverso tra me e gli altri turisti: la camminata. Loro si godevano ogni cosa, passeggiando con una lentezza e tranquillità che non capivo. Io, che dentro di me ho la Milano caotica, non riuscivo a calmare il mio passo.

Anche a Roma ero perennemente di corsa. Decisi di fare l’esercizio più difficile di tutti, lasciando l’agitazione, la fretta e l’ansia lì sul treno, provando a rilassarmi. Cominciai a fotografare ogni cosa, ogni strada. Mi stupii nel vedere le madonnine ai lati delle strade romane, i ristorantini senza tempo, le fontanelle sempre attive. Camminavo respirando a pieni polmoni quell’aria a me sconosciuta. Schivando turisti, e venditori ambulanti arrivai nel luogo dove la bellezza è padrona: La Fontana di Trevi. Gli scalini pieni, le sue sponde gremite di persone, l’acqua limpida e le sculture candide erano riusciti a rapirmi gli occhi e soprattutto il cuore. Il benvenuto di Roma. Rimasi così, immobile, guardando la centinaia di persone che scendevano, buttavano la monetina e si facevano fotografare. Si mescolavano, ignari di chi gli passasse accanto, si godevano la bellezza, fotografando un attimo che rendevano eterno. Una città senza tempo, un museo a cielo aperto: Roma dona, si dona costantemente.

La comodità della grande città si unisce con la bellezza dei piccoli paesini, con le stradine  composte di mosaico di ciottoli, i ristorantini illuminati, gli innamorati che, mano nella mano,si scambiano baci e carezze fatte di sguardi. L’amore eterno si sposa con questa città, dove il tempo si ferma, immobile tra gli archi del Colosseo. Non dimenticherò mai la prima volta che ho visto il Colosseo.  Dei ragazzi giocavano a calcio, mentre camminavo con le mani incrociate alle sue, Lui rideva, sapeva che dietro l’angolo si nascondevano una delle Sette Meraviglie del Mondo. Distratta dalla partita, rimasi folgorata dalla grandezza e la maestosità dell’ Anfiteatro Flavio. Così, all’improvviso, sbucò da dietro l’angolo. Io, stupita, non riuscivo a non guardarlo.

La nostra società, ciò che siamo oggi, è nato qui , la testimonianza di ciò che eravamo, un passato che ci unisce indissolubilmente. Accarezzai i mattoncini, invasa dai brividi: la nostra storia è passata da qui. I fori Imperiali, l’Altare della Patria, il Pantheon sono la conferma di ciò che gli uomini possono fare, delle bellezze che possono creare. Il tramonto calò su Roma, il cielo si colorò del caldo arancio che sfuma verso il blu notte, e la luna sbucò tra gli archi del Colosseo. Le prime stelle diedero il benvenuto alla notte tiepida. I fuochi dell’Altare della Patria erano accesi, i ragazzi riempirono le strade: la notte romana fece il  suo regale ingresso. Cominciò così il nostro tour notturno, alla scoperta dei luoghi dimenticati o sconosciuti, quelli che non compaiono sui libri di scuola ma che ogni romano conosce. Passammo davanti a Palazzo Chigi, aperto per il Natale di Roma, in Piazza Navona, In Piazza di Spagna, passeggiando fino al Vaticano, ammirando la città illuminata dalla luce dei lampioni. Quella notte regalai ogni sogno a Lei, che mi entrò nel cuore, regalandomi la voglia di tornare. Forse esiste anche il mal di Roma, quel bisogno piccolo ma costante, quella voglia di tornare, quel pensiero che ogni giorno le dedichi,  riguardando le foto e sognando il tuo ritorno.

A Roma non sei romano, sei Italiano e ogni agitazione e frenesia svanisce. Roma, ti prometto, che ritornerò!

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