Mobbing e straining, l’assistenza legale

Abbiamo spesso sentito di parlare di mobbing ma quasi mai di straining, due condotte persecutorie molto simili ma che in realtà hanno delle differenze essenziali ai fini giuridici.

Saper riconoscere entrambe le problematiche è utile per tutti coloro che sul posto di lavoro stanno affrontando un periodo difficile ma, allo stesso tempo, non vogliono arrendersi alla violenza e desiderano avere di giustizia.

Il mobbing

Con il termine mobbing si indentifica un comportamento di pressing psicologico sul posto di lavoro che si manifesta attraverso prevaricazione, persecuzione e vessazione nei confronti di un collega, in questo caso si parlerà di mobbing orizzontale, o verso un subalterno, mobbing verticale. Il termine deriva dall’inglese e tradotto significa “assalire”. Condizione del mobbing è che le azioni vessatorie vengano manifestate in serie e per un lungo periodo di tempo. Riassumendo, è una situazione di conflitto causato da un comportamento persecutorio. Raramente colui che viene mobbizzato subisce violenza fisica ma piuttosto psicologica, mentale, professionale e sociale.

In letteratura, Leymann delinea cinque differenti situazioni in cui si delineano i casi di mobbing:
  • Comunicazione: la vittima riceve critiche immotivate sul lavoro svolto, viene ostacolata nella comunicazione sia con i colleghi che con i superiori, non viene ascoltata;
  • Contatti sociali: la vittima viene esclusa dai colleghi sia per iniziative volontarie o sotto indicazione gerarchica oppure viene confinata in luoghi dove è impossibile avere rapporti e contatti con i propri colleghi;
  • Reputazione: il mobbizzato subisce comportamenti lesivi che infamano la propria reputazione come, ad esempio, la diffusione di pettegolezzi o prese in giro e discriminazioni su caratteristiche fisiche, orientamento religioso e sessuale, genere, etnia e quant’altro;
  • Operato: alla vittima vengono affidate mansioni che non le competono o sotto qualificanti. Altro caso, viene sovraccaricata di lavoro o viene portata all’inattività oppure riceve continue sanzioni disciplinari ingiustificate;
  • Psiche: il mobbizzato viene minacciato, molestato (anche sessualmente) o deve portare a termine compiti impossibili sia per modalità che per tempistiche.

Spesso tali comportamenti, consci e consapevoli da parte dei carnefici, sono parte di più ampie strategie aziendali cosicché la vittima sia spinta a presentate le proprie dimissioni. Accade nel caso in cui l’organizzazione abbia al suo interno persone indesiderate, magari perché hanno rappresentato un problema sul posto di lavoro, o per una semplice volontà di ridurre il personale.

Lo straining

Lo straining è una situazione di stress forzato dovuto a discriminazioni sul posto di lavoro. Anche in questo caso si fa riferimento aduna parola inglese che in italiano significa letteralmente “mettere sotto pressione”. La condotta che viene esercitata nei confronti della vittima è pressoché la stessa del mobbing ma con intensità minore per quel che riguarda i tempi e il numero degli atti. Altro aspetto distinto dal mobbing, nello straining gli aggressori sono da identificarsi nei superiori gerarchici.

Ritornando sulla questione della tipologia degli atti, per parlare di straining è sufficiente che la vittima subisca almeno un’azione ostile, intenzionale e discriminatoria, che comporti un effetto negativo permanente nell’ambito lavorativo. Rientrano nello straining demansionamenti, trasferimenti, l’impossibilità di fare carriera o anche una perdita economica.

Effetti sulla psiche

Gli effetti del mobbing e dello straining si ripercuotono non solo nella sfera lavorativa della vittima, ma anche nel suo contesto sociale, famigliare e privato. Gli effetti psicofisici sono vari e più gravi a seconda del carattere della persona vittima di violenza e delle azioni a lui rivolte.

I sintomi più lievi, che possono manifestarsi nella fase iniziale, riguardano l’insicurezza, i disturbi del sonno e i problemi all’apparato digestivo. Un secondo livello riguarda l’insorgenza di disturbi cutanei, problemi respiratori come mancanza di fiato e senso di oppressione e problemi al cuore come tachicardia e palpitazioni. Nelle fasi ancora più acute cominciano a presentarsi crisi depressive dove l’individuo si sente depersonalizzato, insignificante e inutile. L’aggravarsi delle forme di depressione, dipese dai continui atti vessatori, può causare traumi di un certo livello al punto tale da sviluppare istinti suicidi/omicidi e manie ossessive.

Cosa fare se si subiscono atti vessatori

Le denunce per mobbing e straining sono molto cresciute negli ultimi anni. Se prima il far sentire la propria voce equivaleva essere stigmatizzati ed emarginati ancora di più, oggi c’è molta attenzione sull’argomento e una maggiore tutela.  

Innanzi tutto, quando si riscontra un danno psicologico, è utile far riferimento ad un medico o ad uno psicologo affinché il problema venga preso in tempo ed affrontato. Non bisogna nascondersi anche perché le attestazioni mediche saranno utili ed essenziali nel caso in cui si decisa di agire per vie legali.

Se si è vittime di tali atteggiamenti e si hanno prove a sufficienza, è possibile rivolgersi alla categoria degli avvocati diritto del lavoro per avere assistenza per mobbing: professionisti formati verticalmente sul tema e con conoscenze specifiche. Il percorso per ottenere un risarcimento del danno non sarà semplice ma il mobbing e lo straining rimangono entrambi dei comportamenti illeciti e lesivi dei diritti della persona e del lavoratore e pertanto combatterli nelle aule giudiziarie è oggigiorno la cosa più opportuna per non rimanere vittime silenziose del sistema.

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