Ristorazione, bufale e green pass, con Barbara Agosti

Dai fornelli al distanziamento sociale. Come si è dovuto adattare il comparto della ristorazione? Con Barbara Agosti una panoramica su green pass, reddito di cittadinanza e fake news.

La nota chef Barbara Agosti, titolare del Bistrot Eggs di Trastevere a Roma, è sicuramente un’artista, una donna che ha fatto della creatività e competenza in cucina non solo uno stile di vita ma una carriera. La mia intervista però è rivolta principalmente all’imprenditrice nel campo della ristorazione che ha dovuto fare i conti con chiusure forzate, restrizioni, nuove norme, confusione nella comunicazione e green pass.

“A noi il green pass non ha creato problemi” spiega Barbara Agosti “Abbiamo la fortuna di avere un dehor abbastanza capiente in questo momento e quindi le persone si riescono a far ruotare molto facilmente all’aperto. Però devo dire che anche chi pranza all’interno, soprattutto di giorno, dentro fa più fresco di giorno, lo mostra senza problemi, chi non ha il green pass si adegua a stare fuori anche in condizioni di caldo o di pioggerellina”.

Inevitabile poi la riflessione sull’utilità della carta verde

chi si reca al ristorante potrebbe aver utilizzato i mezzi pubblici dove ad esempio non è richiesto e quindi l’utilità potrebbe venire meno. Una persona può avere un tampone negativo o aver completato la vaccinazione e quindi avere il green pass, ma essere comunque contagiata dal covid-19.
Anche Barbara Agosti ritiene la vaccinazione il mezzo più importante per contrastare la pandemia, ma di sicuro è una sostenitrice di tutte le norme per il contenimento del contagio. Personalmente, non ne ho mai fatto mistero, sono favorevole alla vaccinazione obbligatoria.

L’obbligo vaccinale non è cosa nuova neanche nel nostro Paese. Morbillo, Parotite, Rosolia, Varicella sono solo alcune delle malattie che richiedono inoculazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra 16 anni e 364 giorni. Per quale motivo alllora non si dovrebbe rendere tassativo per ogni individuo il vaccino contro il Sars Cov-2? C’è ancora chi parla di “poca sperimentazione”? Dopo quasi 37.000.000 persone vaccinate, solo in Italia? Ben oltre il 60% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale. Questo significa ridurre drasticamente il rischio di nuove mutazioni, ormai sappiamo che chi arriva in ospedale, peggio in terapia intensiva, non è vaccinato. Quel 60% di popolazione, se si dovesse contaggiare, sarebbe in grado di gestire a casa i sintomi del malanno da virus. Allora, forse, quello che sta mancando è un po’ di coraggio: da parte di quei cittadini e di chi amministra e governa.

Se tutto questo non dovesse bastare c’è l’approvazione definitiva al vaccino anti-Covid di Pfizer-BioNTech da parte di Food and Drug Administration (Fda), l’ente statunitense che regolamenta i prodotti alimentari e farmaceutici. Sperimentazione finita, vaccino approvato per persone dai 16 anni in su.

Altre obbiezioni?

Dalle postazioni per igienizzarsi le mani, all’olio in monoporzione

C’è poi un ulteriore distinguo da fare tra chi vuole lavorare e riprendersi clientela e tempo perduto, e chi invece continua a lamentare una dittatura che chiaramente non esiste e crea disagi e fake news. Come motivare quei ristoratori che si ostinano a raggirare le regole e fanno entrare tutti indistintamente? Come giustificare l’editore che decide “di non sottostare alle imposizione” e diserta le fiere del libro? E perchè quella Casa Editrice pensa di fare un dispetto? E a chi?

Sulle bufale i social non smettono di propinarci perle

Recente quella che una donna si sarebbe vista vietare l’ingresso in ospedale, dove doveva partorire, perché sprovvista di green pass. Sono gli accompagnatori che devono essere muniti di prova vaccinale o di risultato negativo al test. In voga in questi giorni la bufala nella quale si dichiara che l’accesso ai dehor esterni sarebbe vietato per chi ha ricevuto le dosi di vaccino: una sorta di discriminazione al possessore del green pass.

Con Barbara Agosti parliamo anche di disoccupazione e reddito di cittadinanza. Queste non sono fake news, ma sempre più sembrano deterranti per non tornare a lavorare. Manca un po’ di buonsenso, coraggio e rispetto a mio parere, vi lascio all’intervista per Disputandum, invitandovi ad una riflessione completa anche con la mia precedente indagine su turismo e green pass.

Sheyla Bobba

Classe 1978. Qualche titolo pubblicato qua e là parlando di questo e di quello. Inizio a lavorare con le parole quando ho 15 anni, in una redazione di un quotidiano locale: battevo i necrologi. Poi me li fecero scrivere. Ho scritto per la carta e poi mi sono innamorata del web writing. Ho costruito il mio primo (orribile) sito nel 2002, un .tk Nel 2012, dopo svariata acqua sotto i ponti e tante esperienze diverse ho fondato SenzaBarcode.it organo dell'omonima associazione. Gli obbiettivi principali sono: il diritto di tutti a fare informazione (ne consegue il dovere di tutti di informarsi) e il diritto alla conoscenza. Insomma, cosette. Nel 2019 (dopo 4 anni che ci rimuginavo, studiavo e prendevo coraggio) apro la webradio di SenzaBarcode: grazie a una meravigliosa squadra che credo mi trovi simpatica perchè proprio non mi molla. Il 2020 è l'anno della webradio, mi assorbe completamente (e io mi faccio assorbire per superare un anno a dir poco devastante). Tantissimi podcast, X numero di dirette e interviste, insomma l'esplosione. A gennaio 2021 grandi manovre per l'hosting: la webradio si sposta da una piattaforma esterna all'interno: i numeri salgono e salgono. A febbraio 2021 compilo questa biografia. Antipatica per vocazione. Innamorata di mio marito. Uno dei complimenti che preferisco è "sei tutta tuo padre". www.senzabarcode.it - www.associazione.senzabarcode.it - www.webradio.senzabarcode.it

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