Ha sempre senso innovare nel cinema?

Il cinema è una forma d’arte in continua evoluzione ed è quindi giusto aspettarsi sempre delle pellicole che innovino in qualche maniera e questo è solamente un bene per l’industria.

Fin dalla nascita del cinema, i filmaker hanno sempre cercato di innovare, di andare oltre i limiti su come possiamo raccontare delle storie. Dalle innovazioni con gli effetti speciali (con pellicole come “2001: Odissea nello spazio” del 1968 o con “Guerre Stellari” del ‘77), l’aggiunta del suono (il primo film con sonoro è del ‘27), il mischiare cinema live-action con quello animato (tutti conosciamo “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” o “Space Jam”) fino a stravolgere totalmente il metodo di fare animazione (“Toy Story” è del 1995 e ha segnato una svolta epocale nel cinema animato). Alcuni di questi esperimenti, se visti oggi, non sembrano così impressionanti.

Ma se una sperimentazione funziona e continua ad evolvere, la gente inizierà a seguire l’esempio e quell innovazione diventerà parte integrante del cinema (un esempio è, senza alcun dubbio, il Marvel Cinematic Universe; iniziato nel 2008 con “Iron Man”, ha creato un fenomeno e portato un nuovo metodo di raccontare delle storie). Se, invece, non funziona quella pellicola verrà sempre riconosciuta come un qualcosa di unico e particolare e non diventerà un influenza (molto spesso in Russia troviamo film che provano ad innovare fallendo; alcuni esempi sono “Hardcore!”, il primo film girato interamente in prima persona, o “V2: Escape from Hell”, girato interamente in verticale). In questo articolo vorrei analizzare tre stili che si stanno facendo strada nel modo di raccontare una storia.

Il primo è il “One-Shot movie”

che (con pellicole come “1917 o “Birdman”) ha fatto impazzire pubblico e critica di tutto il mondo ma, per buoni motivi, non è il tipico modo di fare cinema. Il “One-Shot movie” è una tipologia di film che illude lo spettatore che tutta la pellicola sia stata girata “one-shot”, in “un colpo solo”. Questo aiuta l’immedesimazione nell’azione e permette allo spettatore di sentirsi più vicino ai protagonisti come se li stesse osservando dal vivo. Ma il più grande limite di questo genere è il fatto che se un film dura due ore, tutta la vicenda deve avere la stessa durata.

Il secondo è il “Tech-POV movie”

un genere che funziona principalmente con gli horror ed il thriller (vedi “Unfriended” e “Searching”). Questo stile racconta una storia tramite i PC e gli smartphone sfruttando applicazioni come “FaceTime” e “Skipe”. Uno stile estremamente limitato a livello espressivo ma che, con il giusto utilizzo di pause e di chiusure improvvise di app e programmi, crea un buon effetto.

Infine ci sono i film girati esclusivamente con gli smartphone

Spesso registi affermati come primo consiglio invitano sempre a fare cinema indipendentemente dai mezzi. Molti giovani hanno deciso di creare cinema usando solamente la camera dei propri cellulari (come l’italiano Mirko Alivernini che con “Nika – Vita da strada” ha creato una pellicola usando il suo Huawei).

Foto di stokpic da Pixabay

Giovanni Salomi

Giovanni Salomi è nato a Busto Arsizio il 12 febbraio 2001. Studente di cinema presso il DAMS di Bologna. Fin da piccolo appassionato di cinema, ha sempre studiato con interesse tutto ciò che sta davanti e dietro le quinte. Dal 2016 al 2020, scrive presso il portale “L’Informazione” con la rubrica “Il film del fine settimana”, nella sezione “Conoscere e sapere”, in cui presenta le pellicole del momento. Per tre anni, co-presenta un programma radiofonico, “B-Movie”, insieme a Giovanni Castiglioni, dove approfondisce e discute le ultime novità nel mondo del cinema. Per svariati anni ha collaborato con i cinema della zona di Busto Arsizio (ha lavorato presso il Teatro Sociale ed il Cinema Lux).

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