Turismo LGBTQ+ con Alessio Virgili

Al BIT incontriamo Alessio Virgili, presidente del comitato promotore IGLTA 2020, Ceo Sanders&Beach. Esigenze e numeri del turismo LGBTQ+.

È stato presentato martedì 11 febbraio, presso la Borsa Internazionale del Turismo a Milano, il dossier sui dati relativi ai trend reali del turismo LGBTQ+. Sono numeri che probabilmente non ci si aspetta: il 39% degli uomini è single, le donne sono il 29%, il 39% transgender e ben il 28% tra gli uomini è sposato. Il 65% della comunità LGBTQ+ partecipa ad eventi di orgoglio gay come le Pride Parade o i Festival.

Scendendo ancora più nel dettaglio scopriamo che il 20% della comunità LGBTQ+ mondiale, che secondo l’OCSE è di circa 17 milioni di persone, partecipa a convention e meeting specifici per il proprio target di mercato e ancora di più se si tratta di Millenial e generazione X, circa il 22%.

L’importanza di questi dati ad una fiera che riguarda il turismo è facile da comprendere

Le Famiglie Arcobaleno e i single appartenenti alla comunità LGBTQ+ hanno esigenze esattamente speculari a qualsiasi famiglia, vogliono frequentare villaggi turistici attrezzati e indistinti. Emergono anche i primi nonni gay che amano portare i nipoti in vacanza, nei villaggi e in crociera. Esattamente come qualsiasi nonno.

Il mercato mondiale è stimato attorno ai 200 miliardi di dollari l’anno di cui 2,7 vengono spesi in Italia.

Qual’è quindi l’esigenza turistica del mondo LGBTQ+?

La prima risposta, scontata, è che l’ignoranza non debba continuamente intaccare la vita di persone che non chiedono altro che essere libere. Ma in un’ottica di business, quello che può essere valutato, è fornire un servizio qualificato e predisposto. Abbiamo incontrato Alessio Virgili, prima della presentazione di questi dati e, ai microfoni della nostra WebRadio, ha rilasciato una lunga e frizzante intervista.

“Ricordo delle fiere in passato, venivano operatori a chiederci di poterci lasciare la loro brochure, ma di far arrivare clienti solo in bassa stagione così da non mischiarli… ora le cose stanno cambiando, anche se ancora qualcosa di simile c’è”, Alessio ride.

Ma qual è la cosa importante per una struttura, per essere veramente gay friendly?

“Formare il personale, formare e informare. Molto spesso, se non si ha dimestichezza, se non si conosce l’altro, si può incappare in alcune gaffe, in alcuni blocchi che possono mettere il cliente, il viaggiatore, in situazioni imbarazzanti. È bene trattare il viaggiatore LGBTQ+, come qualsiasi altro viaggiatore… poi magari avere un concierge che, come sa offrire e proporre un locale per andare a ballare, per chiunque, sappia anche a proporre una serata gay magari in un locale famoso della città…”

Insomma, più si va avanti più ci si rende conto che le esigenze sono esattamente le stesse, con una differenza: l’Italia è la prima metà desiderata, ma ovviamente una delle meno frequentate perché non preparata.

Le mete considerate gay-friendly sono per l’ 80% degli intervistati la Spagna, Barcellona al primo posto segue Mykonos in Grecia e poi le Canarie, San Francisco e Londra. A sorprese Gallipoli la prima città italiana considerata oasi di tolleranza nell’ideale LGBTQ+.

A seguire il player dell’intervista a Alessio Virgili. Altri dati e informazioni sul sito Sonders & Beach.

Sheyla Bobba

Classe 1978. Un giorno ha pensato che SenzaBarcode era il nome giusto per definirsi, poi ha fondato il sito. Qualche tempo dopo voleva una voce, e ha fondato la WebRadio. Antipatica per vocazione. Innamorata di suo marito. Uno dei complimenti che preferisce è "sei tutta tuo padre". www.senzabarcode.it - www.associazione.senzabarcode.it - www.webradio.senzabarcode.it

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