Ancora allarme tumori Polizia Locale Gruppo Mare

Polizia Locale di Roma, Gruppo X Mare. Incidenza delle patologie tumorali tra lavoratrici e lavoratori del gruppo di Ostia. Interrogazione della Lega.

Il gruppo della Lega, in Consiglio regionale, ha presentato un’interrogazione al presidente Zingaretti sulla situazione tragica, e purtroppo nota, dell’ incidenza tumorale sul personale di Polizia Locale di Roma capitale del Lido. Ne parliamo con Fabrizio Santori dirigente regionale della lega.

Che cosa vi ha spinto a proporre questa interrogazione in Regione Lazio?

“L’interrogazione dell’on Laura Corrotti consigliera regionale della Lega è basata sulle vicende assurte anche all’onore delle cronache e che sta vedendo da tempo lavoratori del X Gruppo Mare della Polizia Locale e parti sociali impegnati nel sensibilizzare Roma Capitale nella sua veste di datore di lavoro e organi competenti, come il Dipartimento epidemiologia della Regione Lazio e la ASL, sul grave problema della incidenza delle patologie tumorali tra lavoratrici e lavoratori del gruppo di Ostia.

C’è stata una sensibile opera di collazione di dati, documenti, elementi forniti a questi organi, da parte delle parti sociali, mediante una capillare ricostruzione della storia amministrativa e delle potenziali criticità della sede di via Capo delle Armi, una sede privata in regime di locazione passiva dal lontano 2004. Noi chiediamo senza por tempo in mezzo che gli organi citati effettuino sopralluoghi attestanti la salubrità dell’immobile, uno screening sanitario del personale e che si proceda alla riallocazione del gruppo, cosa questa che per altro è preciso obbligo di legge e amministrativo. Ad oggi sono stati effettuati rilievi sull’elettromagnetismo ma non risultano interventi sulla salubrità complessiva del terreno e dell’immobile.

E ciò è grave.

A proposito della vicenda amministrativa, cosa puoi dirci? Parlava di potenziali criticità e di documenti.

L’immobile privato è oggetto di un contratto di locazione che dal 2004 come dicevo costa 1,1 milioni di euro annuì a Roma Capitale. La stessa vicenda che ha portato alla individuazione di quel plesso, considerando che la polizia locale era prima allocata a costo zero nella ex colonia Vittorio Emanuele, presenta molti accenti opachi e molte potenziali criticità. Nell’aprile 2018 è stato presentato un esposto in Corte dei Conti che ripercorre minuziosamente queste vicende.

In particolare il dirigente della CISL FP Andrea Venanzoni, che ha denunciato e portato alla condanna in primo grado del rappresentante legale della società proprietaria dell’immobile di Via Capo delle Armi per istigazione alla corruzione, studia e analizza questa vicenda da anni ormai e ha come dicevo proposto l’esposto alla magistratura contabile. Ad oggi si può dire che in forza della normativa di spending review, il contratto è rescisso e quindi si versa in una surreale condizione di occupazione di fatto che comunque continua a costare assai caro a Roma Capitale. Come surreale e gravissimo è questo intreccio tra fattori sanitari, penali, contabili, e che pure vedono il Comando rimanere in quello stabile.

Cosa dovrebbe fare l’amministrazione? Cosa chiedete voi?

È stato siglato un protocollo per la riallocazione nella ex GIL, un plesso regionale che insiste nel cuore di Ostia. Ad oggi nonostante ciò sia un preciso incombente indicato anche nei DPR che hanno commissariato Ostia, la strada è davvero in salita. Non c’è ancora nessun bando per la ristrutturazione che pure sarà lunga e impegnativa stante lo stato di ammaloramento dell’immobile.

Ci sembra come chiesto anche dalle sigle sindacali, che si debba pensare ad una soluzione transitoria quale potrebbe essere il risanamento della colonia Vittorio Emanuele dove per altro la polizia locale era già ubicata. Nelle more dell’iter amministrativo e della ristrutturazione della GIL sarebbe una soluzione più che dignitosa, e che consentirebbe a Roma Capitale di tornare in pieno possesso di un suo bene di pregio da utilizzare poi magari per altri suoi uffici. Una autentica restituzione alla cittadinanza di un bene architettonico pienamente funzionale.

Ritiene che Roma Capitale stia facendo tutto quel che andrebbe fatto per garantire la sicurezza dei lavoratori?

Il paradosso di questa vicenda è che i dati e i documenti li stanno apportando i lavoratori e i sindacati. Per questo chiediamo uno screening di salubrità complessiva, perché più si scava nella documentazione più emergono dati molto inquietanti come ad esempio la presenza di una discarica abusiva in quell’area.

Non si possono fare accertamenti frammentari ed episodici, vanno fatti a 360 gradi. I lavoratori hanno diritto a lavorare in serenità, sapendo se la sede dove lavorano è salubre o meno.

Per questo le richieste dei lavoratori non solo sono legittime ma rappresentano obblighi ineludibili per il datore di lavoro. Ci sembra che ad oggi invece ci sia stata una prolungata inerzia da parte delle istituzioni, tanto comunali quanto regionali, inerzia scossa solo di volta in volta dall’impegno di chi sta subendo questa vicenda.

È necessario invertite il trend e che Roma Capitale e Regione si assumano le loro responsabilità”.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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