Travolgente, impegnativo, spudorato. Le Ereditiere, film di Marcello Martinessi, è un lavoro che lascia il segno. La paura della libertà e della propria forza.

Quando, all’uscita della sala Deluxe alla Casa del Cinema per l’anteprima, mi viene chiesto cosa ne penso de Le Ereditiere il primo aggettivo che mi viene in mente è impegnativo. Il primo lungometraggio del regista paraguaiano è decisamente travolgente. Ana Brun – Chela – vince il Leone d’Argento come migliore attrice, meritatamente. Margarita Irun – Chiquita – è il giusto contrappeso, come attrice e figura nel film. La storia è di quelle che vanno seguite fine in fondo, mai banale o scontata. C’è tutto, paura, sorpresa, amore, coraggio, paura. C’è tutto e il suo contrario.

Una casa polverosa, una macchina, un carcere

e poche altre locations dove sviluppare il film. Almeno fino a che non fa la sua comparsa Ana Ianova – Angy – che, fisicamente e metaforicamente, spinge Chela oltre i suoi limiti, le sue paure. Ma sopratutto la porta a riflettere se le paure sono realmente le sue, se è lei che desidera vivere in un tempo scandito tra pittura, vassoi di caffè, gazzosa e pillole.

“Sono cresciuto in un mondo modellato dalle donne: madre, sorelle, nonne, zie, vicine di casa” dichiara Martinessi per spiegare l’ispirazione del film. “Una delle mie zie aveva sempre con sé un vassoio, come quello che abbiamo usato nel film. Su quel vassoio aveva acqua frizzante, acqua naturale, caffè, un piccolo taccuino, il suo rosario, le sue pillole. Quel vassoio è diventato per me un punto di riferimento, un simbolo, una sorta di guida per le simpatie e le ossessioni della protagonista, una chiave per capire i suoi limiti. quel vassoio per me è il suo modo di relazionarsi con la sua cerchia interna, di misurare la forte contraddizione tra confort e controllo, che è fondamentale per la sua personalità.” 

Quel vassoio è il grimaldello per esplorare la profondità de Le Ereditiere, ma anche per interrogarsi su noi stessi e i nostri limiti. Per chiedersi se, effettivamente, le routine e le paure della nostra vita ci appartengono.

By Sheyla Bobba

Sheyla Bobba - Direttore Classe 1978, coltiva fin da bambina una profonda passione per la comunicazione e l’informazione. A meno di dieci anni chiede in regalo una macchina da scrivere: il primo passo verso un sogno che non l’ha mai abbandonata. A 17 anni, l’incontro con i militanti del Partito Radicale impegnati nella raccolta firme per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti segna un punto di svolta: sceglie consapevolmente di dedicarsi all’informazione senza tesserino, guidata da un’idea di libertà e indipendenza. Nel tempo costruisce una solida esperienza nel mondo digitale, collaborando a diversi progetti online e approfondendo le dinamiche della comunicazione sul web. Dopo anni di attività sul campo, nel 2012 dà vita al magazine online SenzaBarcode.it. Dal 2019 affianca al portale anche WebRadio SenzaBarcode, ampliando le possibilità espressive del progetto. Con SBS Edizioni & Promozione cura la comunicazione editoriale e la valorizzazione di autori emergenti, affiancando le attività redazionali a quelle promozionali. Si definisce antipatica per vocazione. Innamorata di suo marito. Uno dei complimenti che preferisce è “sei tutta tuo padre”.

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