VULCI MON AMOUR fino al 15 settembre

VULCI MON AMOUR Frammenti di Paesaggio – Frammenti di Sottosuolo. Inaugurazione 7 luglio dalle 18.30. Parco naturalistico e archeologico di Vulci . Fino al 15 settembre 2018.

La Fondazione VULCI con il Comune di Montalto di Castro, con la collaborazione della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale e della Delegazione FAI Viterbo presenta VULCI MON AMOUR. Frammenti di Paesaggio – Frammenti di Sottosuolo, ideato da Mara van Wees, a cura di Gianna Besson e Francesca Perti, con le opere di Lucilla Catania, Tommaso Cascella, Francesco Castellani, Andrea Fogli, Antonio Grieco, Massimo Luccioli, Jasmine Pignatelli, Paolo Torella, Mara van Wees, B. Zarro.

L’inaugurazione si svolgerà il giorno 7 luglio 2018 alle ore 18.30 presso il Parco Naturalistico e Archeologico di Vulci, Domus del Criptoportico, mentre il giorno 2 luglio 2018 alle ore 18.00 è prevista una conferenza stampa in occasione dell’inaugurazione di una della sculture di Frammenti di Paesaggio sul lungomare delle Murelle a Montalto di Castro.

Il progetto espositivo nel Parco Naturalistico e Archeologico di Vulci ha preso il via nel 2016 con la mostra Pietra Liquida all’interno del Criptoportico e proseguita poi con Il Codice Vulci nel 2017. Il grande riscontro di pubblico ha messo in evidenza come il luogo sia particolarmente adatto per eventi espositivi di arte contemporanea. Quest’anno si amplia l’offerta artistica, aggiungendo all’esposizione sotterranea nel criptoportico un percorso in esterno che attraversa gli spazi intrisi di memoria etrusca, romana e cristiana.

Il tema di Vulci Mon Amour è il frammento, inteso come memoria di una unità perduta e insieme particella di una nuova unità, scheggia e stella di una costellazione reale e immaginaria; frammento come elemento base su cui si sono ricostruite le civiltà del passato, ma anche immagine istantanea, fotogramma che compone il racconto dell’oggi. Le opere si snodano tra un percorso esterno immerso nel parco – Frammenti di Paesaggio – e il percorso sotterraneo del criptoportico – Frammenti di Sottosuolo -, lavorando sul dialogo tra antichità e linguaggi della scultura contemporanea.

In Frammenti di Paesaggio, a cura di Francesca Perti, gli artisti – Tommaso Cascella, Francesco Castellani, Massimo Luccioli, Jasmine Pignatelli, Paolo Torella, Mara van Wees, B. Zarro – realizzano opere assemblando, componendo, costruendo, decostruendo, contaminando blocchi del tipico tufo della zona

Le sculture / installazioni mettono in luce un percorso espositivo di frammenti di paesaggio, che accompagna il visitatore dalla porta ovest all’ingresso del Criptoportico dove si svolge la seconda parte della mostra.

“(…) Vulci, come ogni luogo antico, ci riporta al periodo dell’infanzia, al mistero, all’aporia, quando due affermazioni in opposizione coesistono. (…) Guardo Vulci e penso che l’unico Goethe contemporaneo sia l’artista, alla ricerca dell’esperienza della bellezza, nel disperato tentativo di perdersi come un novello Stendhal e di ritrovarsi nella ricerca della forma, per lanciare dadi di bellezza in questo brevissimo gioco che alcuni si ostinano a chiamare vita. Paolo Torella, come un moderno Lucomone è il sacerdote, il veggente che prevede il futuro: compie il miracolo dell’incontro tra passato e presente in un punto preciso: l’ombra, l’impronta indelebile di Hiroshima, l’ombra dei corpi impressa sui muri dal calore dell’esplosione termonucleare.

Tommaso Cascella, come il mago, lavora con la luce e l’ombra, compiendo giochi di prestigio dall’inconscio alla supercoscienza: “Marte” ci fa risentire l’eco del dio etrusco Maris, la divinità che si mostra come un fanciullo, connesso con la morte e la resurrezione. L’opera di Castellani è la materializzazione di tutti i sogni, l’anima senza la quale il mondo non è il mondo, ma un deserto sterile, la fine della speranza: la sua opera è una strada di mattoni gialli ricoperti da teli di salvataggio del colore dell’oro, alla fine della strada un paio di scarpe vecchie, consumate dal lungo viaggio. L’opera di B. Zarro è una Rolls Royce consunta dal tempo, ma che mantiene il vecchio splendore, marchiata a fuoco da un simbolo che ormai è un logo tra i tanti, un simbolo sostituito ormai dalla F di Facebook, icona di un iper consumismo che riduce le menti a semplici rifiuti da smaltire.

L’opera di Jasmine Pignatelli ci mette di fronte alle nostre incertezze, ai nostri impulsi più profondi, in un gioco di composizione e scomposizione, con linee pure e precise come frecce: un uccello di canapa, leggero e solido allo stesso tempo

Un disco di tufo, fuso a 1170 gradi, trasformato dall’incontrollabile spinta interiore dell’artista: Massimo Luccioli ci offre il suo dono, ci regala il volto del Sapiente, ci invita ad una rivoluzione possibile solo nelle profondità non verbali dell’essere, nell’oscurità di una terra ignota e da cui emerge la nostra umanità. L’opera di Mara van Wees è un’esplosione di geometrie, luci e ombre che si rincorrono, i colori sono esperienza tattile, pastosa che ha a che fare il piacere, con la vita emozionale: l’artista guarda dritta davanti a sé, artefice del proprio destino; compone e scompone forme con la maestria di un architetto del seicento.” (dal testo critico di Francesca Perti)

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