Quale centrodestra? Referendum? Certamente No!

Ricostruire il centrodestra, contro il Governo Renzi e per il NO al referendum sulle riforme costituzionali. Intervista all’onorevole Fabrizio Di Stefano.

Si è tenuto mercoledì 5 ottobre il convegno dal titolo “Quale centrodestra? Referendum? Certamente No!” presso la Sala Capranichetta in Piazza Montecitorio. Organizzato da Fabrizio Di Stefano e dai colleghi  Pietro Laffranco, Alberto Giorgetti, Paolo Russo, Basilio Catanoso, Roberto Occhiuto e Carlo Sarro con la volontà di confrontare e unire idee ed intenti del centrodestra

Onorevole Di Stefano, l’incontro voleva essere “un contributo di idee per riforme vere”, in sala anche fittiani, Alemanno, Rampelli e l’appoggio del capogruppo Renato Brunetta. Il centrodestra è unito nel NO al referendum del 4 dicembre?

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Fabrizio Di Stefano

Già da Luglio abbiamo promosso una serie di incontri a Capranichetta il cui leit-motiv è stato ed è quello di offrire un nostro contributo di idee alla politica del centrodestra.

Mercoledì scorso ci siamo confrontati sul referendum costituzionale di dicembre con lo spirito di chi, oltre a una ferma opposizione a Matteo Renzi e alla sua sbagliatissima riforma, vuole incarnare un centrodestra dotato di una pars costruens, quella capace di proporre delle idee che siano davvero costruttive per la nostra carta costituzionale.

In questi giorni ho sentito dire da qualcuno, simpaticamente o per spirito di sintesi, “c’è l’incontro di -quelli di Capranichetta-”; quello che è certo è che gli incontri di Capranichetta nascono da chi vuole lavorare per costruire il centrodestra partendo da un progetto politico, da un radicamento territoriale, rimandando la questione della leadership o delle correnti a una conseguenza del lavoro svolto.

In fondo la politica è come la grammatica: il soggetto può essere anche sottinteso ma il predicato dev’essere sempre espresso.

“Non tutto quello che viene dopo è positivo”. Questa sua affermazione potrebbe essere intesa come una mancanza di volontà di cambiamento del centrodestra?

Anche il Financial Times (che le ha chiamate “Riforme verso il nulla”) ha espresso il distinguo per cui la questione non è “fare o non fare le riforme” ma nel farle bene piuttosto che male. Ho parlato di entrare nel merito della riforma perché credo che le riforme vadano fatte ma solo se vengono fatte bene rappresentino uno strumento di sviluppo per il nostro Paese, se vengono fatte male, al contrario, sono soltanto un passo indietro o, peggio, un danno per lo Stato e per i cittadini.

Quali sono le riforme che propone oggi il centrodestra?

Da sempre il centrodestra è per l’introduzione del presidenzialismo come forma di Governo; quindi un Governo scelto dai cittadini, forte nei poteri e un Parlamento altrettanto forte nei ruoli per essere l’opportuno contraltare.14590401_1055293351250738_7824856824076293236_n

È vero che Renzi con la sua riforma vuole di fatto creare i presupposti per un Governo forte, ma la forza non può basarsi sull’imposizione, e quindi sulla non scelta da parte dei cittadini e sulla delegittimazione del Parlamento.

Nella nostra riforma bocciata nel 2006 era previsto, tra le tante cose, un taglio dei due rami del Parlamento del 20%. Una misura che avrebbe ridotto di molto il numero dei Parlamentari ma che non avrebbe creato confusione come in questa pasticciata riforma.

La sopravvivenza politica di Matteo Renzi è veramente legata al risultato referendario?

Renzi è partito definendo questa riforma un referendum sulla sua persona. Oggi ha cambiato linea e parla di giustezza dei contenuti.

Ha detto che è la madre di tutte le riforme; credo che, anche se non conosciamo ancora questa madre, conosciamo bene i suoi figli: la pessima riforma del sistema bancario, la riforma della scuola la riforma del lavoro che ha creato solo problemi ai lavoratori e la riforma delle province che, invece di essere abolite, sono state solo modificate con meno spazi alla democrazia e con aumento della spesa pubblica.

In definitiva, anche se non conosciamo questa “madre”, guardando i figli possiamo già dire che non è stata una buona madre.

Tar sta decidendo sulla forma del quesito referendario (la decisione pare rinviata al 15 ottobre). Cosa ne pensa il centrodestra?

Il quesito così formulato finisce per tradursi in una sorta di ‘spot pubblicitario’, tanto suggestivo quanto incompleto e fuorviante, a favore del Governo che ha preso l’iniziativa della revisione e che ora ne chiede impropriamente la conferma ai cittadini, che non meritano di essere ingannati in modo così plateale. Su questa posizione sono scesi in campo diversi esperti di comunicazione già prima del ricorso.

Forse ci si doveva muovere prima e sinceramente non ripongo una grande fiducia nel giudizio del Tar. Spero di essere smentito.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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