Il Piacere di dirsi Addio ed Il Pane di Casa di Jules Renard

Al Teatro Elettra, 6-9 Ottobre. Gli amanti valgono per quello che si lasciano. Il Piacere di dirsi Addio ed Il Pane di Casa due Atti unici di Jules Renard. Regia di Massimiliano Milesi

Una serata dedicata a due atti unici scritti dall’autore francese Jules Renard, conosciuto soprattutto per il suo “Pel di carota”. Una scrittura raffinata e coinvolgente, un raro esempio di Teatro da Camera, come si faceva in quegli anni lontani. Con Carla Aversa, Franco Mirabella, Roberto Oliviero, Antonella Alfieri. Regia di Massimiliano Milesi.

Nel primo, “Il Piacere di dirsi addio”, siamo nella Francia del 1897 : una coppia “irregolare” si dà appuntamento14509381_10211174450943503_916832851_n per un ultimo incontro, nella casa di lei, dove si presume che la storia d’amore abbia vissuto i suoi momenti più felici. Maurice (Roberto Oliviero) e Blanche (Antonella Alfieri) devono lasciarsi, perché la vita li sta portando lontani. Lui deve sposare una giovane fanciulla, non bella ma decisamente ricca.

Lei ha incontrato un signore piuttosto agé, anche lui benestante, e con il desiderio di darle una posizione sociale più accettabile.

È arrivato il momento di mettere giudizio, soprattutto per una questione di sopravvivenza da parte di entrambi. Lo scambio di battute tra i due inizia in modo flemmatico e si trasforma in un umorismo galante, sino ad una conclusione piuttosto melanconica.

Ognuno dei due cerca di prolungare questo attimo dell’addio, sino a cercare di trasformarlo in un tempo senza inizio e né fine…

Qualcuno sostiene che Renard (autore di “Pel di carota”) abbia preso ispirazione da una vicenda personale, vale a dire la sua relazione con l’attrice Danièle Davyle della Comédie-Francaise, conclusasi dietro consiglio di lei dopo cinque anni di fuoco.

Lo scambio di battute tra Maurice e Blanche è un piccolo concertino, un piacevole duetto da camera che attraversa tanti passaggi obbligati del sentimento. Un breve sogno che ci riporta in un’epoca lontana, come quelli che si possono fare nei pomeriggi d’estate. Piacevoli e senza traumi.

Il secondo atto unico, “Il pane di casa”, è ancora più “intimo” e fitto nello scambio di battute tra i due protagonisti.

14542819_10211174437303162_1144934013_nMarte (Carla Aversa) e Pierre (Franco Mirabella) sono a prendere il fresco in una serata di vacanza autunnale sulla veranda della villa in campagna di lui… Ma non sono soli, il marito di Marthe dorme stanco dopo esser stato a caccia con il suo amico, la moglie di Pierre sta addormentando una bambina in carrozzina.

E loro sono lì, da soli. Iniziano a stuzzicarsi con domande su chi tradirebbe il proprio partner e perché, sin quando il dialogo lascia il posto ad una vera e propria schermaglia amorosa… (“Tacete, insomma, o ci farete commettere delle follie”, sussurra lei nemmeno troppo convinta, ad un certo punto. “Ebbene si, proviamo ad essere un poco folli”, risponde lui per dare il via la gioco)

I due si lasciano prendere la mano da sogni amorosi che li conducono verso ciò che hanno sempre desiderato, e non hanno mai osato concedersi. Tornano un po’ adolescenti e sognano un viaggio “non importa dove, al mare, in montagna, in capo al mondo”.

Tutto è raccontato, sognato, sussurrato fin quando la complicità dei due aspiranti fedifraghi s’infrange in un richiamo all’ordine che loro stessi si danno. In fondo, sognare è stato un bel gioco: “ho cercato d’improvvisare meglio che sapevo”, dice Pierre, “Mi avete trattata come una dea, mi avete commossa”, lo conforta Marthe. E si torna alla vita di sempre, dopo un sogno durato il tempo di un brevissimo dopo cena, ma fatto di un’atmosfera pregnante.

Ricorda Guido Davico Bonino che il commediografo Edouard Bourdet nel 1934 vide recitare nientemeno che Jacques Comeau nel ruolo di Pierre con Valentine Tessier in quello di Marthe. “Mai, forse, mi sono così completamente scordato d’essere a teatro ed ho provato altrettanto profondamente l’illusione di sorprendere in flagrante la vita, al punto da sentirmi indiscreto ad essere lì”.

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