Un americano a Parigi torna al cinema!

Un americano a Parigi: buoni sentimenti per un capolavoro del cinema senza tempo. Il recente lavoro di restauro restituisce intatte le splendide atmosfere.

Iniziamo con la trama dell’opera che troverete al cinema.

Alla fine della seconda guerra mondiale, Jerry Mulligan (Gene Kelly) ha coronato il suo sogno: trasferirsi a Parigi per fare il pittore. Qui lo squattrinato è amico di Adam (Oscar Levant), un altro americano pianista disoccupato. Adam, a sua volta è amico di Henri (George Guétary), un più attempato e fortunato divo del varietà francese. La ricca ereditiera Milo Roberts decide di promuovere le tele di Jerry. Più che cultrice d’arte, il personaggio interpretato da Nina Foch sembra avere un debole per i giovani artisti. Jerry si accorge presto di non essere tagliato per questa vita da mantenuto e di non essere interessato al denaro. Si innamora invece di Lise (Leslie Caron) , una giovane “povera ma bella” francese, e per lei taglia i ponti con la sua grande occasione. Lise si era però già promessa ad Henri. Non è amore, ma un sincero sentimento di riconoscenza per essere stata salvata da una vita di stenti. Dopo un piccolo intreccio di equivoci e misteri, la sapiente regia di Vincente Minnelli fa approdare il film ad un finale onirico, con splendide coreografie, molta musica e altrettanto cuore.

La breve vita di un grande compositore

Un americano a Parigi è ispirato all’omonimo poema sinfonico di George Gershwin. Il compositore americano, nato a Brooklyn nel 1898, è riconosciuto universalmente come l’iniziatore del musical statunitense. Nella sua vita artistica spaziò dal blues, al jazz fino alla musica classica. E tanto di più avrebbe potuto lasciarci se un tumore al cervello non lo avesse portato via nel 1937, a soli 39 anni.

Un film per tutte le generazioni

Recensire un nuovissimo film del 1952 può sembrare azzardato. Di Un americano a Parigi è stato detto, scritto, ballato e cantato di tutto. Non c’è attore, musicista, artista, danzatore sulla faccia del pianeta che non sappia di cosa stiamo parlando. Per loro questo sia un semplice amarcord. Le generazioni più giovani ci facciano invece un pensierino. Lo potreste facilmente reperire in rete, è vero. Ma andando al cinema avrete l’opportunità di essere protagonisti di un doppio evento. Il film, ovviamente, ma non da meno l’occasione di utilizzare una poltrona del tempo per viaggiare in un’epoca lontana. Pensate, il cinema già c’era ed era pure a colori. Vivrete le sensazioni e le atmosfere vissute dai vostri nonni quando, negli anni ’50, al debutto di questo film andarono davvero, magari da fidanzatini.

Altri tempi, altro stile, una diversa scrittura rispetto alle dinamiche moderne. Ma era grande cinema. E il grande cinema è per sempre.

Nel film, il matrimonio tra colonna sonora, coreografie e situazioni è semplicemente perfetto. La Ville Lumière, nella sua versione anni ’50, piena di colori e di vitalità, con i balletti di Gene Kelly e Leslie Caron, vale la corsa al cinema.

Andateci prima che lo tolgano dal suo luogo deputato: il grande schermo.

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Alessandro Simonini Direttore Accademia Arti Sceniche Olistage

Autore, regista, insegnante di recitazione e tecniche di comunicazione. Tra le sue allieve anche una giovanissima Paola Cortellesi. A Roma dirige l'accademia OliStage e collabora con il Centro Studi Musical di Franco Miseria come responsabile del corso di recitazione.

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