Gomorra 2: l’ultima puntata si schiera col bene

L’ultima doppia puntata sconvolge con una scelta narrativa che molti hanno criticato, al punto di twittare frasi del tipo: “non vedrò mai più Gomorra!”

Evito lo spoiler. Chi ha visto l’ultima puntata di Gomorra 2 saprà a cosa mi riferisco. È una scelta estrema, apparentemente inaccettabile da chiunque abbia un’anima, ma proprio per questo coraggiosa. Il sacrificio di sangue a cui mi riferisco in realtà sancisce una netta presa di posizione, a scanso di equivoci a cui altri film o serie simili ci avevano abituati. Altrove era sempre presente la sgradevole sensazione che molti dei personaggi più cattivi venissero quasi mitizzati, col rischio di pericolose emulazioni.

La scelta di chiudere la seconda serie di Gomorra con questo pugno in faccia e nello stomaco non lascia spazio a nessun rischio di mitizzazione o di emulazione, a meno che non siate degli psicopatici. Davvero difficile schierarsi coi cattivi, anche se siete stati già nelle patrie galere. Trovo questa tragica idea efficace, anche perché avete scelto una serie ispirata all’omonimo romanzo di Roberto Saviano e non una produzione dei Vanzina.

A volte è necessario il coraggio di andare fino in fondo, senza i filtri applicati da chi teme di scontentare qualcuno. Tra filtro e censura poi, il passo è sempre breve.

Un punto di non ritorno

Gomorra è stato uno di quei rari eventi televisivi che segnano un punto di non ritorno. Fare di meglio sarà certamente possibile e per i migliori sceneggiatori e registi dovrà essere anche un obbligo. La qualità del prodotto è fuori discussione. Emoziona perché sentiamo gli intrecci e le situazioni anche estreme terribilmente veri. La cronaca si riversa nella fiction e lo fa con il colore al quale ci ha abituati: quello del sangue. E non si può certo parlare di violenza gratuita perché, come recita un vecchio adagio, “il peggio non muore mai”. Quando pensavamo di aver toccato il fondo ecco giungere la notizia, vera, di un qualche massacro senza precedenti.

Resta da chiederci quanto possa far bene non staccare mai la spina. Siamo costantemente bombardati da notizie che ci deprimono. Quando torniamo a casa avremmo diritto e bisogno di rilassarci. Invece accendiamo il televisore per rivedere, perfettamente riprodotti, i peggiori fatti di cronaca del pianeta Terra. Il quale, va ricordato, è anche il migliore dei mondi possibili.

Funzione catartica

Appelliamoci allora alla funzione catartica, cioè di purificazione, ben nota ai tragici greci. Rivedere in scena il peggio della nostra natura umana ha un potere salvifico, probabilmente sciamanico. Fingendo un evento, rappresentandolo, attenuiamo il potere distruttivo che esso avrebbe se fosse lasciato libero di manifestarsi nella realtà.

Magari funzionasse!

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Alessandro Simonini Direttore Accademia Arti Sceniche Olistage

Autore, regista, insegnante di recitazione e tecniche di comunicazione. Tra le sue allieve anche una giovanissima Paola Cortellesi. A Roma dirige l'accademia OliStage e collabora con il Centro Studi Musical di Franco Miseria come responsabile del corso di recitazione.

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