Trivelle, referendum opportunità persa

Il Referendum sulle trivelle del 17 aprile senza dibattito, dall’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco al piano di Obama l’astensione non è l’opzione.

Questo Referendum sulle trivelle, il primo nella storia d’Italia ad essere stato ottenuto dalle Regioni, è un’occasione d’oro per riflettere sul futuro sviluppo energetico non solo del nostro Paese, ma dell’intero pianeta. Occasione persa a causa di un Governo miope che non lo ha saputo valorizzare con un dibattito di livello internazionale che avrebbe posto la politica italiana, e quindi il presidente del consiglio Renzi, all’avanguardia su questo tema. La lungimiranza non è da tutti e una visione a brevissima scadenza accompagnata da notevoli pressioni esterne non aiuta in questo senso. Conseguenza più elementare di questa mancanza di visione è la richiesta di astensione. Grave errore in un momento in cui la crisi ecologica è diventata tema di dibattito internazionale dall’enciclica «Laudato si’» di Papa Francesco al piano riduzione delle emissioni di anidride carbonica di Obama passando per tutta una serie di appuntamenti che riguardano l’Unione Europea, appuntamenti sicuramente a brevissima scadenza.

Il miope scontro sul lavoro

In Italia il dibattito invece di contenere elementi di riflessione sulla limitatezza dello sviluppo energetico basato sui combustibili fossili inquinanti e pericolosi per la nostra salute e destinati ad esaurirsi nel giro di brevissimo tempo -se non si ragiona solo dal punto di vista degli attuali quarantenni- perde il suo ampio respiro per ridursi a due falsi problemi superando come nulla fosse decenni di rapporti catastrofisti e analisi ambientali scioccanti. Un falso problema urgente per il Governo è la dipendenza dal gas e dal petrolio estero, che già c’è e continuerà ad esserci in maniera massiccia anche senza trivelle, perché le uniche fonti energetiche di cui il nostro Paese è ricco sono le c.d. fonti rinnovabili a seguito della definitiva uscita dal nucleare dopo ben due referendum votati sotto la spinta di due tragedie ecologiche, Chernobyl e Fukushima. Altro falso problema è quello sui posti di lavoro a rischio nelle grandi aziende petrolifere volendo essere meno lungimiranti di un nano secondo visto che le concessioni andranno comunque a scadenza e lo stesso governo sarà costretto ad investire risorse per implementare l’uso delle fonti rinnovabili. E’ quindi assai difficile che quei lavoratori, salvo un’azione di ritorsione contro i popolo italiano, perderanno il posto di lavoro.

Non si tratta di Sì o No

In realtà non sarà stato determinante il risultato del voto, ma l’occasione persa dalla politica di promuovere un dibattito internazionale sulla sostenibilità energetica. Al dibattito si sostituisce l’astensione sull’energia del futuro che riguarda non solo questa generazione ma le generazioni future a partire da quella che oggi occupa di già i banchi della scuola. Matteo Renzi, che perde tanto tempo a parlare di futuro, ha guardato al trapassato remoto senza un confronto di ampio respiro facendo fallire la #svoltabuona per il nostro Paese. Peccato non veniale.

Diego Sabatinelli

Dal ’95 letteralmente “batto le strade” di Roma per promuovere le iniziative nonviolente radicali, a partire dalla raccolta firme su 20 referendum che si svolge proprio quell’anno…

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