Fai bei sogni: un sogno lungo una vita per rinascere

Una vita, quaranta anni, un noto personaggio, sagace ed intenso, una bacchetta, la sua penna ed un mezzo, questo libro, il SUO libro Fai bei sogni

Fai bei sogni: e come in tutti i bei sogni, quelli che ci piacciono tanto, quelli che devono finire a lieto fine, abbiamo un eroe con una bacchetta magica che gli permetterà di forgiare il suo mostro, fornirgli un nome, Belfagor, e, che dopo avere a lungo lottato con lui, essere giunti anche a delle tregue, ma poi essere nuovamente sospinti sull’orlo del baratro, giungerà il giorno della rimonta del nostro eroe che sconfiggerà il mostro riuscendo a cacciarlo per sempre dalla sua vita. Una vita racchiusa in Fai bei sogni, dove l’inchiostro scivola via dando, ora, finalmente, nuova forma e spessore a pensieri, parole, vicende, personaggi tramutati in ricordi sempre vivi e delineati, ma senza più dolore, solo cicatrici di un mondo cristallizzato in una autobiografia, la autobiografia di Massimo Gramellini, il libro più venduto nel 2012, con oltre un milione di copie vendute, ristampato 20 volte dalla casa editrice Longanesi, a riprova che un giornalista può essere anche un grande scrittore. A breve uscirà anche il film, in lavorazione dal 2015, diretto da Marco Bellocchio.

Il protagonista del libro
foto ritratto di Massimo Gramellini
Autore del libro Fai bei sogni

Per tutto il racconto ci sembra di guardarlo alla TV, ospite fisso della ben nota trasmissione Che tempo che fa, mentre ci narra una storia preziosa, ci fissa con i suoi occhi azzurri, scintillanti e taglienti, e si confronta con un bimbo di nove anni, Massimo piccolo, perso nel suo dolore, il dolore più grande che un bimbo possa subire, e con la sua malinconia, rabbia, tristezza e, soprattutto, certezza di essere rimasto solo al mondo. Con uno stile fluido e scorrevole, senza veli, a tratti delicatamente ironico, ci fa commuovere ed emozionarci, ci fa sorridere con gli occhi bagnati di lacrime come quando ci narra nel I capitolo di Fai bei sogni, teso alla ricerca disperata di una mamma surrogato, che le mamme degli altri bambini lo abbracciavano come se fosse un “peluche bagnato” caduto in una pozzanghera, stando però attente a non sporcarsi troppo…

Tutta la vicenda del libro ruota attorno alla sua grande paura, che potrebbe essere la paura di ciascuno di noi, Belfagor si impadronisce di noi, manovrando i nostri pensieri, ed allora viviamo nella finzione della nostra stessa vita, ci culliamo in storie rassicuranti, che interpretano la nostra visione del mondo distorta, per non guardare quello che la nostra intuizione da sempre ci suggerisce “Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere. Completamente vivi.”

La struttura di Fai bei sogni e i suoi attori

L’opera di “sartoria psicoanalitica” inizia nel presente, per poi dipanarsi in sette parti, intitolata come l’inizio di ciascuna di esse, che si svolgono come un lungo flash back che termina poco prima della conclusione che ritorna nel presente: assistiamo al processo di crescita fisica del protagonista, ma soprattutto al suo lungo e faticoso percorso di crescita interiore fino all’accettazione del vivere, “comunque” e “nonostante” perché “i SE sono il marchio dei falliti. Nella vita si diventa grandi nonostante”. Tutto ha un inizio, una data limite: quaranta anni prima dell’ultimo dell’anno, quel giorno in cui Brutto Male aveva svegliato la sua mamma nella notte e lei era scappata via con lui forse perché stufa di tutti, compreso il suo adorato bambino. E allora il piccolo Massimo si interroga su quale sia la più grande sventura e ancora una volta, Massimo grande, con una semplicità disarmate, gli dice “non essere amati è una sofferenza grande però non la più grande. La più grande è non essere amati più”.

Attraverso Fai bei sogni ci affacciamo su un Italia al termine degli anni ’60, in pieno sviluppo economico, prima Torino, città nativa del protagonista, e poi Roma. Attorno ad essa tutti i personaggi di questa storia che circondano il piccolo Massimo, ma sono incapaci di fornirgli quell’affetto che il bimbo disperatamente cerca: un papà orso, chiuso nel suo dolore, unico canale aperto tra lui e il figlio è la passione per il Toro; una Tata con i baffi, che candidamente ammette la sua incapacità a volere bene, perché nessuno ne ha mai voluto a lei ed ora lei non sa come si fa; Madrina, la migliore amica di Giuseppina Pastore, mamma del nostro eroe, costretta ad allontanarsi dal protagonista a causa della gelosia del padre nei confronti del marito e perché la sua presenza  gli ricordava la moglie, capitolo che lui voleva chiudere; Sveva, nuova compagna del padre, per il quale, avendo lei già un figlio, non sarebbe mai stato il primo della lista; Mio Zio, l’unica persona che lo facesse ancora sentire parte di qualcosa; Emma, suo primo bruciante amore; nell’intermezzo Salem, che Gramellini incontra quando dal giornalismo sportivo passa alla politica e nel 1993 viene inviato a Sarajevo, bimbo orfano e ferito allo stomaco da una bomba che cerca di salvare, ma la morte sopraggiunge prima, lasciando il protagonista con l’ennesima illusione esplosa tra le mani; una prima moglie, sposata solo per l’illusione di una stabilità e di una sicurezza; ed infine, ma finalmente, Elisa, la sua vera anima gemella, che lo aiuterà ad affrontare le sfide provenienti dall’infanzia.

Per tutto il mio viaggio, vale a dire la lettura di Fai bei sogni, che è durata poco più di tre giorni, avendo io anche il privilegio di essere mamma, ho avvertito l’irrefrenabile voglia di abbracciare questo tenero cucciolo, che da super bimbo protetto e coccolato, ha dovuto conoscere, troppo presto, cosa significasse tramutarsi in orfano. E, inoltre, mi è piaciuto immaginare che lungo tutte le pagine aleggiasse sempre la presenza della sua mamma, perché le mamme, pur potendo pensare alla loro morte, non possono concepire di distaccarsi completamente dai loro piccolini, quei bei sogni che gli hanno suggerito di portare  a compimento non possono farsi, se le mamme, anche solo in maniera trascendentale, non ci sono, i sogni si sporcano, cadono per sempre giù, come dei palloncini in aria ormai stanchi di essere gonfi…

La scoperta della verità

Ma poi ho scoperto, abbiamo scoperto, la verità insieme all’autore, una verità che scardina il viaggio del lettore, ma soprattutto le convinzioni di un vissuto, quello di Massimo Gramellini. Ritorniamo al presente Madrina, impressa nel cuore di Massimo come un tatuaggio, la dea ex machina di questa poesia per la mamma e verso la mamma, dopo avere letto il primo romanzo dell’autore L’ultima riga delle favole, in cui il protagonista è orfano di madre suicida, si rende conto che nessuno gli ha mai raccontato la verità sulla morte della sua mamma. Allora gli consegna una busta marrone con all’interno un ritaglio di giornale, del suo giornale, La Stampa, recante la data dell’ultimo dell’anno di quaranta anni prima, il cui titolo recita ” Madre si getta dal quinto piano”. La mamma non era andata via con un infarto nel cuore della notte, non era caduta, era voluta cadere. Pur essendo guarita da un tumore maligno, alla notizia che si sarebbe dovuta sottoporre ad un ciclo di terapie, si era convinta che era comunque destinata a morire tra sofferenze atroci. La paura le aveva mangiato il cuore, non aveva creduto alla verità ed una madre, non una donna qualsiasi, si era tolta la vita, condannando il suo bimbo a vivere senza di lei.

E poi le donne, come spesso accade, sono le vere protagoniste ed Elisa gli insegnerà il perdono “Accettando la vita. E smettendo di giudicare glia altri. Il perdono è il passaggio successivo. Perdonare è un grande regalo che fai anzitutto a te stesso, perché il perdono ti consente di affrontare la vita con un bagaglio più leggero”. Per ricominciare a vivere bisogna lasciare volare via chi non c’è più, tornare a mettere in piedi per terra, pur continuando a guardare l’immenso che ci sovrasta, ed ora Fai bei sogni piccolino.

Amanda Sansone

Allieva Academy SenzaBarcode 2016, Master in mkt e management in logistica della new economy rilasciato dall'università La Sapienza; Laurea magistrale in Scienze politiche, conseguita presso l'Istituto Universitario L'Orientale; Diploma di disegnatore di architettura e arredamento

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