Baby Blues: la malinconia delle neomamme e dei neopapà

Baby Blues: con questo termine il pediatra psicanalista Donald Winnicot indicò lo stato di malinconia lieve che colpisce molte mamme dopo il parto.

Studi condotti sul Baby Blues in ogni parte del mondo, hanno dimostrato che questo tipo di malessere colpisce 8 neomamme su 10 e di queste il 20% può incorrere in una vera e propria depressione post partum mentre solo l’1% può presentare la sindrome della psicosi post parto. Nonostante sia un fenomeno molto diffuso non va assolutamente sottovalutato.

Come e quando si presenta

L’insorgere del Baby blues di solito è quasi immediato. Per questo motivo viene spesso chiamato anche “la sindrome del quarto giorno” proprio perché di solito compare dal terzo giorno dopo il parto per poi sparire progressivamente entro due settimane. E’ legato a molteplici fattori sia fisici che psicologici. A livello fisico subito dopo l’espulsione della placenta, le neomamme subiscono un calo improvviso degli ormoni progestinici, ormoni detti anche della serenità data l’azione calmante e antistress che hanno sull’organismo, mentre a livello psicologico il parto rappresenta il più grande cambiamento nella vita di una donna. E non è sempre facile adeguarsi a ciò che rapidamente cambia. Questa combinazione di fattori nell’immediato dopo parto può far cadere la donna in uno stato psicologico mai provato prima caratterizzato da una facile quanto inspiegabile tendenza al pianto, variazioni repentine e immotivate dell’umore, tristezza vera e propria, ansia per cose di poco conto che fino a pochi giorni prima nemmeno venivano considerate, perdita di concentrazione, alterazione dei ritmi sonno-veglia, svogliatezza nel dover compiere anche solo i gesti rituali. Normalmente questo non impedisce alla donna di prendersi cura del proprio bambino, lo rende però più difficile e non ha ripercussioni sull’instaurarsi del legame madre-figlio.

Effetti sulla psiche della neomamma e dei neopapà

La neomamma può sentirsi inadeguata, incompresa e soprattutto anormale. Per anni è cresciuta sentendosi dire che cosa più bella che potesse mai capitarle, sarebbe stata quella di mettere al mondo una nuova vita. Una gioia incontenibile l’avrebbe pervasa, sarebbe stata padrona del mondo, capace di affrontare ogni difficoltà in nome di questo amore superiore, e invece…invece si ritrova a piangere senza saperne il motivo circondata da parenti e amici che sorridono felici e che si aspettano che lo sia anche lei. Questo crea un cortocircuito emozionale che porta la neomamma a chiudersi in se stessa e a non parlarne, aumentando così il suo disagio interiore e facendola sentire ancora più sola e aumentando i propri sensi di colpa per non essere capace di provare solo le emozioni positive. Spesso non aiuta nemmeno il fatto che tutti coloro che sono intorno alla neoamma diventino improvvisamente: neonatologi, psicologi, psicoterapeuti, o ginecologi iper specializzati. L’enorme quantità di consigli e di informazioni non richieste può far credere alla mamma di avere sempre bisogno di dipendere da qualcuno che sappia guidarla per svolgere il proprio ruolo. Questo stato di malessere fino a poco tempo fa si pensava che colpisse solo le mamme. Studi recenti condotti da diverse università e istituti di ricerca specializzati in tutto il mondo, tra cui citiamo anche quello italiano curato dallo psichiatra Claudio Mencacci, alla guida del Dipartimento di Salute mentale dell’azienda ospeda­liera Fatebenefratelli-Macedo­nio Melloni, dimostrano invece che il Baby Blues colpisce anche i padri e in misura sempre crescente. Per le neoammme è soprat­tutto una questione di ormo­ni mentre  nei neopapà sembra giocare un ruolo fondamentale l’ansia da responsabilità, il sentirsi messi in secondo piano rispetto al neonato, la difficoltà nel riconoscere la propria compagna anche come madre e tutta la serie di cambiamenti che una nuova nascita comporta. Alla luce di ciò proprio a Milano sono nati  i “Gruppi psico-educazio­nali alla depressione post-par­tum per i padri” che prevedono incontri mensili con uno psichiatra e una psicologa dedicati allo stress da paternità.

Cosa fare prima e dopo il parto

Sembra essere molto importante frequentare in coppia durante la gravidanza un corso specifico di preparazione al parto nel quale sia prevista la spiegazione di tutto ciò che può accadere a livello fisico e psicologico. In tal modo la futura mamma e ora possiamo scrivere anche il futuro papà si troveranno ad essere già in possesso di informazioni preziose e di eventuali strategie per risolvere eventuali problemi di lieve entità che potrebbero presentarsi. Durante tali corsi si crea una rete amicale di persone che vivono la stessa esperienza e che potrebbero essere molto importanti come supporto e gruppo di confronto dopo la nascita del bambino. Una volta tornati a casa,  se dovessero insorgere i sintomi del Baby Blues la prima cosa da fare è non allarmarsi dal momento che la cosa potrebbe essere transitoria e risolversi da sé, ma comunque parlarne. Riconoscere di vivere un momento di malinconia e manifestarlo all’esterno è il primo passo per allontanarlo. Parlarne con il partner, con gli amici, con altre mamme o con altre neomamme contribuisce a far comprendere che non si è soli o che rientra tutto nella normalità dell’evento. Non chiudersi in se stessi e imparare a prendersi piccoli momenti da dedicare alla propria persona o alla coppia. Questo vuol dire anche delegare piccoli compiti quotidiani (le faccende domestiche per esempio) per avere tempo a disposizione e cercare di ottimizzarlo facendo cose che possono contribuire alla propria serenità: andare a fare una passeggiata da sola/o, in coppia o in compagnia di una amica/o, dedicarsi una piega dal parrucchiere o la visione di una partita di calcio, sono piccoli eventi che aumentano i livelli di serotonina e riportano ad una situazione di normalità ante parto. Ricordarsi che dietro la mamma e il papà ci sono sempre una donna, un uomo e una coppia. Chiedere con gentilezza ad amici e parenti di non essere  sempre presenti in casa con visite e telefonate continue permetterà alla mamma di sfruttare maggiormente i tempi di riposo del bambino per riposare lei stessa. Se dopo 2 settimane però i sintomi non scompaiono sarebbe opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia ed esporre chiaramente la problematica. Egli sarà perfettamente in grado di riconoscere se ci si sta avviando sulla strada di una vera e propria e molto più seria situazione di depressione post partum o se invece si è ancora nei limiti del frequente Baby Blues.

Non vergognarsi delle proprie emozione qualunque esse siano e affrontare ciò che accade. Per il bene del bambino, ma soprattutto per quello dei genitori. Genitori sereni e consapevoli svolgeranno sicuramente al meglio il proprio ruolo.

Costanza D'Isola

Donna: curiosa e mai doma. L empatia è la chiave della comprensione, Il coraggio quella del cambiamento. Nelle nostre mani la soluzione. Allieva Academy SenzaBarcode 2016

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