Interviste di lavoro: cosa aspettarsi dai selezionatori?

Durante le interviste di lavoro sono incappata in selezionatori  che dietro a domande all’apparenza profonde, hanno avuto la pretesa di capire chi fossi.

Mi sono sempre chiesta chi seleziona i selezionatori che effettuano le interviste di lavoro. Non è un gioco di parole, vi assicuro che me lo sono domandato sul serio. Non credo di essere stata l’unica persona ad essere stata intervistata tante volte, forse però,  sono stata una delle poche a cui è venuto in mente di rispondere  malamente all’ennesima domanda impertinente o semplicemente inopportuna che mi è stata rivolta.

Succede in una multinazionale tanti anni fa, che una signora di bell’aspetto mi intervistasse per ore, chiedendomi insistentemente il mio livello di inglese. Io mi chiedevo: “Se vuoi davvero testarlo, perché non mi fai una domanda in quella lingua?” Semplice, perché non sapeva una parola!

Mi piaceva vincere facile, ottenni il lavoro grazie al  mio inglese migliore del suo, ad un soggiorno a Londra  e il mio diploma ad indirizzo turistico.

 Dopo quel lavoro però,  iniziarono i grattacapi

Incappai in una nota società costruttrice di yacht di lusso. Mi  fecero un’ intervista molto bizzarra: pensai di essere capitata in un posto strano ed ebbi ragione.  Ci fu il momento della fatidica affermazione: “Lei è troppo qualificata“. Non commentai, ma mi sentii proiettata in un film sul neorealismo italiano.

Subito dopo, ottenni un’intervista in una piccola società a conduzione familiare: il titolare mi fece subito notare il loro amore per la famiglia ed i bambini, ma ci tenne a precisare, che non avrei dovuto averne di miei almeno per i successivi 6-7 anni. Omessa reazione e disappunto represso rappresentarono il mio stato d’animo del momento.

Fu la volta di una società che vendeva prodotti e macchinari estetici: il direttore mi disse palesemente  che gli piacevo, perché avevo una “bella presenza”.  Invece di sentirmi lusingata da quel commento, mi sentii offesa e gli risposi che purtroppo non ero in grado di affermare la stessa cosa. Ovviamente non ottenni il lavoro.

Ebbi diverse interviste, poi toccò  ad una grande azienda americana: convinta che fossero migliori degli italiani, almeno in fatto di meritocrazia, andai al colloquio molto fiduciosa. Il tizio che mi intervistò, aveva un ego talmente grande, che il mio fu costretto ad uscire dalla stanza. Fece delle domande pseudo intelligenti e cercò di testare il mio lato psicologico attraverso dei piccoli quiz attitudinali. Alla fine sostenne che ero poco qualificata per loro. Uscii dalla stanza come un maratoneta dopo una gara estenuante, ma ottenni il posto.

Mi capitò di nuovo una società a conduzione familiare:  il mio approccio al colloquio fu ottimo e cercai di mettere da parte i pregiudizi che mi ero fatta, a seguito della precedente esperienza. La gentil signora dall’accento del nord, mi fece notare quanto fosse colpita dal mio CV  e io non potei che essere grata per quell’attestato di stima. Sembrava filare tutto liscio, quando arrivò la fatidica domanda, fatta a mezza bocca per paura di essere tacciati di discriminazione: “Scusi se glielo chiedo, ma lei….ha intenzione di avere dei figli?”

Questa frase come molte altre,  mi fanno pensare che per prepararsi a sostenere le interviste di lavoro, non bisogna studiare, nè dare risposte intelligenti, ma bisogna dare le risposte che si aspettano da noi .

Tiziana Tringale

La mia grandissima passione sono i viaggi, perché attraverso il viaggio posso conoscere persone diverse e altre culture. Ho studiato le lingue proprio per questo motivo e non vorrei mai smettere di studiarne ogni giorno una nuova. Avrei voluto diventare una scrittrice di libri gialli, ma la vita mi ha portato altrove. Le altre passioni sono sintetizzabili con una sola frase: trascorrere il tempo con i miei amici e con le persone che mi trasmettono qualcosa di positivo. Allieva Academy SenzaBarcode 2016

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