Colosseo: Gelli meglio di Renzi su assemblee e scioperi

Un assemblea di due ore al Colosseo per rivendicare il pagamento degli strordinari arretrati da 10 mesi e la richiesta di rinnovo del contratto nazionale è l’occasione costruita che aspettava Matteo Renzi.

E’ inutile dirlo, rimpiangiamo Licio Gelli ed i suoi fratelli: avevano idee più chiare, condivise e con precisi obiettivi.

Assemblea Colosseo autorizzata.

L’assemblea dei lavoratori del Colosseo che ha indignato i tanti politici benpensanti -pensano “bene” solo quando sono affari di altri- era stata comunicata come previsto dalla legge almeno una settimana prima e quindi autorizzata dal datore di lavoro che deve mettere a disposizione, sempre per legge, i locali per il regolare svolgimento. Che siamo in presenza di una vertenza dura che coinvolge i lavoratori Mibac sul rinnovo del contratto ed il mancato pagamento degli straordinari è cosa nota. I lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno deciso di accogliere l’invito a non fare assemblee in periodo estivo, luglio e agosto, e quindi le Rappresentanze Sindacali Unitarie della SS-COL comunicano che in data 18 settembre dalle ore 8.30 alle 11, nella sala conferenze di Palazzo Massimo è stata indetta l’assemblea secondo le norme contrattuali e regolarmente comunicata all’Amministrazione in data 11 settembre.

Il fintotontismo.

Ministro Franceschini, Sindaco Marino e Premier Renzi cascano dalle nuvole proprio la mattina in cui si svolge l’assemblea comunicata per tempo dai lavoratori, ma non comunicata in modo tempestivo dalla dirigenza agli utenti ed agli operatori turistici. Si scagliano tutti con codazzo di giornalisti e giornali compiacenti contro l’irresponsabile scelta dei lavoratori, che continuano, però, a non percepire ciò che gli è dovuto. La frittata viene costruita a tavolino e servita in pompa magna all’attenzione dell’opinione pubblica che qualche domanda comincia a farsela: forse erano più capaci il bravissimo e preparatissimo Licio Gelli ed i suoi fratelli dell’epoca, e ci fa dubitare che forse è stata rottamata con troppa fretta quella vecchia generazione.

Si costruisce il caso.

Che la visita di Obama abbia impedito per un giorno intero la fruizione del Colosseo agli altri turisti non interessa nessuno, nessuno ha gridato allo scandalo, e neppure che l’assemblea poteva essere comunicata per tempo dalla dirigenza agli utenti ed operatori turistici, oltre che nei siti internet. Se ben segnalate quelle due ore si possono occupare in altra visita, e se il turista fai da te mordi e fuggi non riesce a vedere tutta Roma in 48 ore non è un problema di Roma. Ma tanto basta per inveire contro gli “scioperi selvaggi”, indignarsi e chiedere che i musei rientrino tra i servizi essenziali come ospedali e scuole per impedire che il povero turista perda quelle due ore, ma se avvertito per tempo avrebbe potuto occupare nel vedere S. Pietro in Vincoli, la Basilica di S. Clemente oppure la bellezza di San Giovanni in Laterano o Santa Maria Maggiore.

Annichilire il diritto dei lavoratori.

E’ necessario eliminare il diritto dei lavoratori ad indignarsi contro il taglio dei salari od il mancato pagamento del dovuto, è necessario far passare tutti i sindacati per arroccati su posizioni di retroguardia disattendendo la famosa “Italia che riparte”: ma dove? Dov’è questa Italia? Forse nei sogni del Premier mentre pensa al padre, o negli articoli su ordinazione di certa stampa e di certe TV, ma non certo nelle famiglie che arrivano a stento alla fine del mese, nelle persone che riducono i consumi di alimenti, che vedono contrarsi la spesa per la sanità o subiscono un sistema economico non competitivo che gli chiede in tasse il 70% del proprio guadagno.

Intanto tra poche settimane ci sarà il Giubileo, Roma è una polveriera e non basterà l’indignazione a comando o la stampa compiacente a calmare l’ira di decine di migliaia di lavoratori.

SenzaBarcode Redazione

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2 pensieri riguardo “Colosseo: Gelli meglio di Renzi su assemblee e scioperi

  • 24 Settembre 2015 in 8:11
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    I lavoratori del Colosseo non hanno percepito il pagamento per oltre 10 mesi degli straordinari e delle turnazioni, il salario accessorio, hanno evitato di fare assemblee in piena estate, benché previste dalla legge, proprio per evitare disagi ai turisti e il Ministero ben conosceva la situazione, ma invece di pagare gli arretrati sono stati alla finestra: in attesa che scoppiasse il caso? Il sospetto è legittimo visto che poi il giorno dopo la famosa assemblea di due ore è arrivato il pagamento degli arretrati. Continuiamo a ritenere che Gelli e i suoi fossero molto più preparati e capaci, riteniamo le soluzioni a tavolino preparate nei salotti di allora tecnicamente migliori che queste polemiche volute e costruire per comprimere i diritti dei lavoratori.
    Il lavoro va pagato e se non ci sono i soldi non si prendono impegni.

  • 22 Settembre 2015 in 7:55
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    Preferire Gelli a Renzi è veramente incredibile e prendere la difesa di sindacalisti,perchè la responsabilità è dei sindacalisti e non dei lavoratori,per una scelta scellerata che hanno fatto che non ha nulla di sindacale,ma solo di politico per dare fastidio al governo è veramente squallido specialmente da parte di un giornale come il vostro.
    Rifletteteci prima di sparare simili assurdità

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