Roma, via Gregorio XI, quella ciclabile dimenticata

Con il nuovo sindaco, Ignazio Marino, Roma sarebbe dovuta diventare fiore all’occhiello per ciclista e ciclabile: parole al vento.

Nemmeno quelle già presenti, come la ciclabile di via Gregorio XI, sono curate: a vederla oggi sembra una scena da film apocalittico, un the day after.

Via Gregorio XI @SenzaBarcodeEppure la pista ciclabile di via Gregorio XI, il suo prolungamento fino a via Aurelia fu salutato come un evento anche se finisce nel nulla immettendosi in una consolare dove le auto sfrecciano ad alta velocità. Ma anche se “incompiuta” quella pista è oggi utilizzata quotidianamente da molti ciclisti e da tantissimi cittadini impegnati nel jogging. I titoli tra gli amanti di Roma ciclabile già nel 2011 sono trionfalistici: “Era Ora!” oppure “e’ la realizzazione della prima pista ciclabile del Municipio XVIII” (attuale XIII ndr). Certo, l’opera sembra totalmente scollegata rispetto ad un utilizzo integrato di mobilità ecosostenibile, rimane più che altro il suo scopo sportivo, ma anche fosse solo quello l’utilizzo lasciare alla totale incuria un bene costato ai cittadini un bel po’ di soldi ci disgusta e non è lo sdegno politicamente orientato come d’uso per qualche bloggetto, semmai è sana incavolatura per chi conosce le difficoltà che affronta un’amministrazione colpita da inchieste sulla mafia ma che certo ha avuto tantissimo tempo per porre rimedio a situazioni che dovrebbero essere di ordinaria amministrazione.

Le foto rappresentano il disastro

Dalle foto in questo articolo si evince senza ombra di dubbio il degrado che coinvolge tutta la strada: dalla ciclabileVia Gregorio XI @SenzaBarcode ai marciapiedi per non parlare della savana che ricopre la rotatoria che da via Gregorio XI porta a via di Val Cannuta. A parte il jogging tra gli sterpi e i danni provocati alla pista dalle erbacce e dalle radici, c’è anche un fattore sicurezza da tener presente: tra quegli sterpi è facile un agguato di qualche balordo ai danni degli sportivi in periodo invernale quando fa presto buio. Questa doveva essere l’amministrazione dei ciclisti, che sentendosi politicamente sostenuti in centro storico troppo spesso pensano di avere il diritto di circolare in senso vietato, sui marciapiedi e a dispetto di ogni regola del codice della strada -quasi sempre impunemente non essendo dotati di una targa-.

Una sorta di utenti della strada legibus solutus che, però, in quanto a servizi messi a disposizione, oltre le tante chiacchiere e la copertura politica, si ritrovano ben poco tra le mani.

SenzaBarcode Redazione

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