Fasano jazz Festival 2015: intervista a Domenico De Mola

Intervista a Domenico De Mola per SenzaBarcode.

Il Fasano Jazz Festival ritornerà a fine maggio per la sua diciottesima edizione. SenzaBarcode, mediapartner ufficiale dell’evento, ha intervistato Domenico De Mola, direttore artistico del festival.

Il Fasano jazz Festival è ormai giunto alla sua 18^edizione, è quindi possibile fare un bilancio. Qual è stato il passato del Festival, qual è la sua storia, il suo presente e soprattutto il suo futuro?

Il bilancio è senza dubbio positivo. Nonostante le difficoltà economico-organizzative, che ogni anno diventano più gravose, siamo assolutamente soddisfatti degli attestati di stima ricevuti da pubblico e critica. D’altronde, parlano da soli i cartelloni dei vari anni, con presenza di artisti di assoluto valore, nazionali ed internazionali. Per quanto riguarda il futuro, la volontà è quella di proseguire lungo questo percorso artistico, ma nessuno può essere certo che continuino a verificarsi le condizioni ottimali per far si che tutto ciò possa avere un seguito. Quando le manifestazioni sono organizzate a cura di enti pubblici, come nel caso di Fasano Jazz, interamente esclusiva del Comune di Fasano – Settore Attività Culturali, non si può mai sapere cosa avverrà l’anno seguente e si può pianificare fino ad un certo punto. Comunque, se si presenteranno ostacoli che possano sminuire il valore raggiunto, credo sarà meglio abbassare il sipario con onore ed essere fieri degli ottimi risultati conseguiti per diciotto anni. Ma spero che ciò avvenga il più tardi possibile e che qualche forza nuova possa dare linfa e vigore alla organizzazione nei prossimi anni. Troppe rassegne hanno chiuso i battenti o subìto limitazioni economiche, negli ultimi tempi, per non restare con i piedi per terra e continuare a progettare con serietà e lungimiranza, sperando in tempi migliori.

Soffermiamoci sul presente. Questa edizione è sicuramente ricca di novità, in particolare è stata creata un’app appositamente per il Festival.  Cosa ci può dire del suo sviluppo e qual è la ragione dell’introduzione di questo nuovo strumento.

Nonostante tutto e benché ci sia qualche controindicazione, nell’uso spesso indiscriminato dei social networks, un pool di studenti dell’Istituto Tecnico di Scuola Superiore “Gaetano Salvemini” di Fasano, guidati dal caro amico ed appassionato di musica Prof. Paolo Nappo, ha pensato di creare un’app dedicata al festival, con notizie sul territorio ed approfondimenti musicali molto efficaci ed interessanti, oltre che divertenti per gli appassionati di musica. Un modo per essere in linea con i tempi, valorizzando il festival attraverso la galassia telematica.

Grazie alla sua esperienza con il Fasano Jazz ha sicuramente potuto osservare la reazione del pubblico a questo genere, che in Italia è poco diffuso. Cosa ci può dire al riguardo?

Sono molto soddisfatto, quando noto che spettatori molto giovani mostrano di amare la musica che il festival presenta ogni anno, non certo alla portata di tutte le orecchie. Uno zoccolo duro di pubblico, proveniente da varie zone della Puglia, partecipa annualmente ai concerti e questo significa che a Fasano ci si sente come a casa propria, con gente che ama un genere musicale di nicchia, ma che regala emozioni uniche ed, in alcuni casi, irripetibili. L’aver ospitato artisti che purtroppo non potremo più vedere dal vivo, mi riferisco ad esempio a Hugh Hopper, Pip Pyle e Daevid Allen, grande folletto dei Gong, alla memoria del quale è dedicata questa edizione del festival, è senza dubbio un onore ed un motivo di vanto. E’ stata data la possibilità alle giovani generazioni di vedere da vicino artisti molto particolari, non certo stelle delle effimere mode musicali, ma personaggi unici, che hanno colpito per la loro spesso eccentrica valenza artistica e che comunque hanno amato prima i loro genitori. Uno scambio di modelli generazionali che si manifestano soltanto quando si parla di musica di valore assoluto e fuori dagli schemi.

Il Fasano tuttavia non è solo jazz. Uno degli elementi ricorrenti della passata edizione era la fusione tra gli stili, la contaminazione e la sperimentazione di vari generi. Quanto questo elemento sarà presente nella prossima edizione? Più in generale, in un’epoca in cui tutto sembra già esser stato fatto, che rilevanza ha questa tecnica della contaminazione?

Non ci siamo mai posti interrogativi in merito al genere di musica da proporre. Si cerca di favorire la libertà espressiva e la originalità dei progetti, spesso un’esclusiva del festival, sempre mirati e mai semplice esposizione di tecnica fine a sé stessa. Ogni cartellone ha una sua peculiarità ed una proposizione di temi che hanno un importante lavoro progettuale e comunicativo alle spalle. Il linguaggio jazz è molto importante ma non il solo universo sonoro che cerchiamo di esplorare, come ampiamente dimostrato negli anni.

Parlando invece del suo personale vissuto, come si è approcciato al mondo della musica e soprattutto al Jazz? Ed invece quali sono i suoi progetti futuri?

Ho iniziato ad appassionarmi alla musica in giovanissima età ed a 12 anni ho acquistato i primi dischi a 45 giri. Ricordo di essere rimasto molto colpito da una esibizione alla Mostra Internazionale della Musica Leggera a Venezia, nel 1969, dei mitici Vanilla Fudge, con il brano Some Velvet Morning. Subito dopo ho ascoltato i Rare Bird di Sympathy, nel 1970 e quindi l’hard rock classico dei Black Sabbath, Led Zeppelin e Deep Purple. In seguito ho conosciuto i King Crimson ed i Genesis, amando da subito il progressive rock. Subito dopo il jazz contaminato dal rock della Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin e del gruppo di Miles Davis di Bitches Brew, che mi ha subito diretto verso il grandissimo maestro John Coltrane. Il seguito si può immaginare, con tali premesse così significative. Per i progetti futuri legati a Fasano Jazz rimando alla mia risposta precedente. Certamente continuerò ad amare spassionatamente la grande musica, che mi ha donato tanto, emotivamente, fino ad oggi e che mi accompagnerà sicuramente negli anni a venire. Se tutto ciò sarà legato alle condizioni favorevoli di cui sopra, proseguirò a progettare questa rassegna musicale, altrimenti farò posto ad altri interpreti che sapranno certamente portare avanti e rinvigorire (credo e spero) il lavoro svolto in questi lunghi e faticosi, ma assolutamente formidabili ed appaganti, diciotto anni.

Clelia Tesone

E m'abbandono all'adorabile corso: leggere, vivere dove conducono le parole. La loro apparizione è scritta; le loro sonorità concertate. Il loro agitarsi si compone, seguendo un'anteriore meditazione, ed esse si precipiteranno in magnifici gruppi o pure, nella risonanza. Una delle più belle citazioni di Paul Valery per molti, come me, che crescono tramite una pagina, che sia letta, scritta o studiata.

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