Renzi, sciopero, autunno caldo e primavera bollente?

Assunzioni e sciopero, si preannuncia un autunno caldo per Governo e sindacati, Renzi tenta il colpaccio contro opposizione interna ed esterna, ma il rischio è una snervante guerra di trincea.

Sciopero annunciato, evocato, temuto da tutti. La battaglia campale ed epocale, anche perché segna la fine di un epoca, tra sindacato e PD renziano è ormai avviata. Guerra di posizione con scontri frontali anche fisici, è questo ciò che si riesce ad intravedere in quelle che potrebbero definirsi prime schermaglie dopo la tentata blitzkrieg di Renzi. Ma come spesso avviene entrambe le parti giocano col fuoco. Da una parte Renzi con le riforme “radicali”, non esattamente quelle dello storico Partito di via di Torre Argentina, annuncia che serviranno per rimettere in moto il paese: economia, occupazione, assunzioni per i giovani, pubblica amministrazione efficiente, il tutto senza ascoltare chi, ad esempio, ricorda che la riforma del lavoro solo come flessibilità -il posto fisso non esiste più- non può salvaguardare, o quanto meno arginare la caduta in stile libero che sta facendo la nostra economia insieme al redditto delle famiglie italiane. Qualche economista prova a far comprendere che non è l’art. 18 a rendere ormai rigido e poco competitivo il lavoro in Italia, semmai è la mancanza di formazione ed il costo a renderlo obsoleto. E se proprio si vuole guardare all’interesse piccino di bottega lasciare la totale flessibilità contrattuale agli imprenditori come avviene oggi in fondo nemmeno dispiace troppo a chi deve fare assunzioni!

Dall’altra parte il sindacato rimane ancorato alla vecchia idea di manifestazione e sciopero generale, strumenti utili che ogni vera democrazia deve garantire, ma che in questa fase dovrebbero essere corredati da senso di responsabilità: quale? Ovvio che annunciare lo sciopero senza prima aver fatto comprendere -o compreso?- che il problema della flessibilità è più percepito che reale in questa situazione di calo di assunzioni e di licenziamenti è un grave rischio. Alle famiglie dovrebbe essere offerta una spiegazione su cosa gli potrà accadere in caso di perdita dell’occupazione: mangiare gli scarti dei mercati con i figli in casa famiglia ed un cartone come tetto oppure ammortizzatori sociali degni di questo nome come avviene in altri paesi molto più attrezzati del nostro? E’ su questo che si dovrebbe spostare l’oggetto del dialogo, perché la gente ha paura e la paura può travolgere la tenuta sociale di una nazione, ma di questo sembra che un po’ tutti si siano scordati. Chi ricorda, ad esempio, l’incetta di pasta e generi alimentari in occasione della prima guerra del Golfo? Provate a pensare in questa situazione di timore cosa potrebbe spingere un cittadino a far circolare denaro, o a non farlo circolare.

Il popolo in massa ragiona per vie traverse ed impensabili. Renzi salta in malo modo se le riforme annunciate non miglioreranno a brevissimo termine anche di poco la situazione; i sindacati se non riusciranno a governare una piazza che rischia di essere sempre più infuocata.

SenzaBarcode Redazione

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