Aborto: quando diventa pubblica la storia di eventi privati

Aborto volontario: muore a Torino una donna a seguito dell’assunzione della Ru486. Gli amici: “non avrebbe mai desiderato essere lo strumento di altri. Chiediamo rispetto”.

L’aborto come forma di interruzione volontaria di gravidanza è un metodo utilizzato fin dall’alba dei tempi sia per controllare le nascite, sia per evitare gravidanze indesiderate. Fin dall’alba dei tempi, inoltre, il corpo della donna è stato represso e considerato contenitore a puro scopo riproduttivo. La legge che regolamenta l’aborto è una legge che ha sancito il diritto a non morire per una scelta che, prima che diventasse un diritto riconosciuto, molte volte veniva imposta dal contesto sociale, da una violenza subita, da decisioni prese dal partner o dal genitore e che, moltissime volte, causava la morte non solo del feto ma anche della donna.

Nonostante i passi avanti la “questione aborto sì – aborto no” si ripropone ad ogni buona occasione e utilizza le stesse strategie. Di certo non si nega il diritto di critica, anzi. Ma in casi come questi c’è da dire che le conseguenze pratiche e politiche di certe influenze sull’opinione pubblica possono essere devastanti. Per la questione aborto si assiste troppe volte a un uso scorretto e sconsiderato delle vicende personali per promuovere determinate idee a scapito di altre. 

Il punto è che per diversi motivi può capitare che “succeda” di rimanere incinta, pur stando attenti, pur utilizzando metodi contraccettivi e, per altrettanti svariati motivi – uno diverso per ogni persona, donna, compagno, famiglia, contesto e fase di vita –  “succede” di dover prendere la decisione che nessuna donna si augura mai: quella di interrompere la gravidanza. Non accade necessariamente solo perché si è cattive persone, perché si è state stuprate, perché il feto è malformato oppure perché la società che ti circonda non ti da i giusti esempi di vita. Le polemiche che hanno accompagnato l’introduzione della pillola Ru486 in Italia ne sono un esempio. Tramite la pillola l’aborto sarebbe stato “troppo facile” e avrebbe portato a una maggiore de responsabilizzazione. Insomma ci si sarebbe aspettati quantomeno un’impennata di aborti. Ma niente di tutto questo. In pratica la pillola Ru486 rappresenta solo un metodo alternativo al raschiamento che sì, tanti danni provoca all’utero e a eventuali gravidanze future che si spera siano sempre desiderate. Nel frattempo il nunmero di medici obiettori di coscienza in Italia sale a livelli preoccupanti e sempre più spesso nega l’esercizio di un diritto (vedi articolo su SenzaBarcode)

A Torino dopo la morte improvvisa di una donna a seguito dell’assunzione della pillola Ru486, la campagna antiabortista ha ripreso subito vigore, forte di questo accaduto, sebbene le cause della morte debbano ancora essere accertate e non è detto abbiano a che fare con la pillola Ru486. “Anna era una donna libera, che si autodeterminava; era una compagna, una lottatrice, un’agitatrice col sorriso” scrivono i compagni del centro sociale Gabrio di Torino:

Anna ha lottato contro la precarizzazione della sua vita, così come tante altre persone oggi.
Anna era una mamma meravigliosa, era la maga in cucina, lo spazio bimbi che ha aiutato a mettere su con altre mamme e papà, era la maestra d’ infanzia che lottava contro un lavoro precario, era la capacità di reinventarsi contadina e trasformatrice nei mercatini autogestiti, era l’amore per il territorio, contro il TAV, le speculazioni e la svendita dei beni comuni. Non possiamo stare zitti mentre gli avvoltoi non perdono l’occasione di fare campagna antiabortista. Non possiamo tacere di fronte ai giornalisti che come topi rosicchiano il dolore e ingrassano la notizia. Non possiamo accettare neanche che si dica “é tutt’apposto, l’RU486 é sicura”, é una tragica fatalità perché noi – come Anna – siamo per l’aborto libero, gratuito e sicuro, e non si dovrebbe morire a 36 anni per un’interruzione volontaria di gravidanza tra le mura di un ospedale. In questo momento vorremmo stare in silenzio, per elaborare la tragedia, per non parlare prima di sapere cosa é successo, perché la risposta a quel che é successo può essere d’aiuto ad altre donne, e questo Anna, come noi, lo avrebbe voluto. Quello che sappiamo é che non avrebbe mai desiderato essere lo strumento di altri. E allora chiediamo rispetto per Anna, per noi e per la sua famiglia.

 

Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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