Scambio di embrioni: se è sbagliato e partorisci un figlio non tuo

4 dicembre 2013 Roma, Ospedale Sandro Pertini. Probabile scambio di embrioni e oggi ci sono tre future mamme e una donna  col sospetto che i suoi figli crescono nel grembo di un’altra.

La vicenda rimbalza in tutti i maggiori giornali, tra i forum di mamme, tra i salotti di discussioni, nelle telefonate di donne in attesa. A pochi giorni della decisione Corte Costituzionale di dichiarare illegittima la norma della legge 40 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta, si scopre qualcosa che va altro ogni più fervida immaginazione. Personalmente condivido le “mamma surrogate“, sono felice che la fecondazione eterologa finalmente non è più vietata in Italia – almeno per questo smetteranno i pellegrinaggi in Spagna ed altri Paesi più civilizzati del nostro – ma quello che è accaduto è difficile anche solo da immaginare.

Per tracciare la linea dei fatti con ordine, il 4 dicembre 4 donne si recano all’Ospedale Sandro Pertini di Roma; prima di quella data sono state sottoposte, insieme ai loro mariti, a controlli, esami, test, visite estenuanti e fiumi di speranze. Quel giorno potrebbe segnare un momento magico, farli diventare finalmente genitori e coronare quel sogno d’amore, la scelta della vita. Quello che per la maggior parte delle donne è un processo sano, felice e specialmente naturale è per loro un trattamento di fecondazione assistita. Procedura quasi di routine per il nosocomio che vanta eccellenze anche in questo campo. Quel giorno segnerà effettivamente la vita delle 4 coppie e dell’Ospedale stesso, ma nel modo che nessuno si aspettava.

Monica – nome di fantasia – che conduce da 3 mesi circa una felice gravidanza, si reca al Sant’Anna di Roma, altro centro d’eccellenza per la fecondazione assistita e la diagnosi prenatale ed effettua per un test genetico. Ci vogliono 15 giorni per il referto, immagino Monica vivere le ansie classiche di una mamma e domandarsi mille volte al giorno “starà bene? sarà sano? crescerà bene dentro di me?” La risposta ricevuta invece suppongo non l’abbia mai immaginata: “profili genetici dei due feti non sono compatibili con quelli dei genitori”. I gemellini – perché a volte il destino vuole essere proprio infame – stanno bene ma a quanto pare gli embrioni impiantati appartengono ad un’altra coppia.

Il 4 dicembre c’era anche Silvia – nome di fantasia – era li per il secondo tentativo, anche lei per impiantare i suoi embrioni. E’ stata intervistata da Il Messaggero e quando ho letto le sue poche e chiare parole mi sono sentita rabbrividire :

«Ero emozionata. Ero al mio secondo tentativo di transfer, di impianto degli embrioni dopo il pick-up di due giorni prima. Mi dovevano essere impiantati tre embrioni di classe A, i migliori. Mi chiamano per seconda. Non faccio in tempo a mettere piede in camera operatoria e mi rispediscono indietro. “Scusi, ci siamo sbagliati, non è il suo turno”. E subito dopo hanno chiamato una ragazza, sempre del ’78 come me e con un cognome simile. Ho aspettato una mezz’ora. Istintivamente, quando è arrivato il mio turno, ho detto a una signora, credo una portantina, una battuta del tipo “quanto ho dovuto aspettare”. E lei mi ha risposto: “Che vuoi gli embrioni di un’altra?”. Poi ho saputo da quella ragazza che anche lei aveva avuto l’impianto di tre embrioni di classe A. Potrebbe essere avvenuto allora l’errore? O quando? Vorrei saperlo».

Monica non vuole neppure prendere in considerazione di interrompere la gravidanza o di “restituire” al parto i gemellini, Silvia è ferma su un punto

Voglio sapere se gli embrioni dello scambio sono miei o no. Se sono miei è ovvio che anche i bimbi sono miei e di mio marito

E chi potrebbe biasimare Monica che porta in grembo gli embrioni di Silvia? E se gli embrioni appartengono a Silvia, chi può impedire che i gemelli le vengano restituiti?  Le implicazioni psicologiche delle due donne? E i loro mariti, con l’opprimente senso di impotenza, come stanno?

Non riesco neppure a respirare pensando di trovarmi a vivere tale terribile situazione. A cercare le risposte, almeno sull’accaduto per far chiarezza c’è Giuseppe Novelli, professore ordinario di genetica medica all’Università di Roma Tor Vergata, designato dalla Regione Lazio per la commissione speciale dedicata a questa “faccenda”  e cerca di riportare tutti ai fatti e alle carte:

Dobbiamo analizzare con serietà tutto il percorso e verificare il rispetto delle procedure. Ma ci vorranno altre analisi successive per le quali serviranno comunque alcune settimane. Lavoreremo con trasparenza … Tenderei ad escludere poi – ha detto all’ANSA – che ci possano essere stati problemi anche per altre coppie. Vorrei che arrivasse un messaggio rassicurante perché nei centri si lavora in modo serio con protocolli internazionali

Se ci fosse la possibilità che i miei embrioni invece di essere impiantati a me fossero destinati ad un’altra donna, senza il mio permesso, senza alcuna autorizzazione ma solo per un banale sbaglio dato da “cognomi simili”, con tutto il rispetto al Professor Novelli, non esiste messaggio che riuscirebbe a rassicurarmi. E neppure mi basterebbe che la direzione generale della Asl Roma B, di concerto con la commissione interistituzionale ha provveduto a contattare tutte le coppie interessate che hanno manifestato la loro volontà di collaborare per tutti gli accertamenti che si dovranno effettuare. Io vorrei non solo la rapidissima risoluzione e chiarezza su i veri genitori biologici degli embrioni impiantati a Monica, ma anche una soluzione per Silvia! Oltre ad augurarmi che le altre due coppie non sono coinvolte e che mai e poi mai possa capitare una cosa simile!

Se sarà confermato l’errore dell’Ospedale Sandro Pertini – esiste ancora la possibilità che ci sia uno scambio di referti rispetto agli esami fatti da Monica al Sant’Anna – saremmo davanti ad un fatto di una gravità assoluta, così come accadde al S. Filippo Neri quando sono andati distrutti 94 embrioni, di 130 ovociti e di 5 campioni di liquido seminale. Qualcuno pagherà e anche molto caro affermano al Sandro  Pertini.  Ma se Monica porta in grembo i figli di Silvia, chi risarcirà la mamma che resterà senza figli? O se i figli di Monica risulteranno essere di una delle altre due donne presenti il 4 dicembre al centro, che faranno scambieranno i figli  al parto? E se una delle due si rifiutasse? E ancora, se l’errore risulterà del Sant’Anna, chi risarcirà Monica del dolore che sta provando in questo momento? E poi, nella peggiore e più tragica delle ipotesi, se l’ansia e lo stress, la preoccupazione e la rabbia, causassero un malore a Monica e qualche problema ai gemelli, chi se ne assumerà la responsabilità?

E quando i bambini nasceranno, di che colore avranno gli occhi?…

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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