Campagna per la libertà di Marwan Barghouti e prigionieri palestinesi

Il 27 ottobre 2013 è stata lanciata, dalla cella di Nelson Mandela a Robben Island, in Sud Africa, la Campagna Internazionale per la Libertà di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri politici palestinesi .

Alla presenza di Fadwa Barghouti, moglie di Marwan Barghouti, di una delegazione di dodici palestinesi rappresentativi di istituzioni e associazioni per la difesa dei diritti umani e numerosi attivisti e personalità sudafricane ed internazionali, un Comitato Promotore, composto da nomi illustri, ha voluto impegnarsi per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi.

Il comitato, tra cui figurano Ahmed Qathrada, compagno di cella e di lotta di Mandela, i premi Nobel Desmond Tutu, Jody Williams, Adolfo Perez Esquivel, Josè Ramos Horta, Mairead Maguire nonchè Angela Davis, Joan Burton, Lena Hjelm- Wallen, Christiane Hessel (vedova di Stephen Hessel che prima della sua morte aveva aderito alla campagna per la libertà di Marwan Barghouti) ha dichiarato:

“Uno dei più importanti segni della disponibilità a fare la pace con il tuo avversario è la liberazione di tutti i suoi prigionieri politici, un potente segnale di riconoscimento dei diritti di un popolo e delle sue naturali rivendicazioni della propria libertà. E’ il segnale di inizio di una nuova era, in cui la libertà aprirà la strada per la pace. Occupazione e pace sono incompatibili. L’occupazione, in tutte le sue manifestazioni, deve terminare, in modo che la libertà e la dignità possano prevalere. La libertà deve prevalere perché il conflitto cessi e perché i popoli della regione possano vivere in pace e sicurezza.”

Israele invece ha sempre usato i prigionieri come ostaggi e, nell’accordo di Oslo, la leadership palestinese non è stata capace di far diventare la questione dei prigionieri prioritaria, prendendo esempio da Mandela che sosteneva, invece, che “solo gli uomini liberi possono negoziare” e che, da uomo libero, ha negoziato.

Quando è stato detto a Marwan Barghouti che si iniziava la campagna per la sua liberazione, lui ha preteso che la campagna non fosse fatta solo per lui ma per tutti i prigionieri politici. I prigionieri palestinesi oggi ancora nelle carceri sono circa cinquemila, tra loro 136, di cui 11 parlamentari, in “detenzione amministrativa” (anni e anni senza processo) 195 minori di cui 36 al di sotto dei 16 anni. Dal 1967, anno dell’occupazione militare della Cisgiordania e di Gaza, sono oltre 800.000 i palestinesi passati nelle carceri israeliane. Praticamente ogni famiglia palestinese ha avuto un suo membro detenuto in carcere.

Ma non si tratta solo di numeri, ognuno di loro ha una storia, un volto, un vissuto di sofferenza, torture, umiliazioni, di figli che non sono stati visti crescere o che non si sono mai potuti avere. Come Marwan che ha trascorso complessivamente più di 18 anni di carcere, i primi sette durante la prima Intifadah e poi negli ultimi 11 anni. Non ha visto crescere i suoi tre figli, Qassam, Sharaf e Arab, e sua figlia Ruba che si è sposata ed ha avuto un bimbo che Marwan Barghouti non ha mai visto e non potrà vedere perché le regole prevedono che solo i parenti stretti, moglie e figli possono fare visita, anche se i figli di Marwan Barghouti non hanno il permesso di visitare il padre.

Marwan Barghouti venne infatti sequestrato a Ramallah il 15 aprile del 2002 dall’esercito israeliano, subito dopo l’operazione di aggressione militare «Scudo difensivo» lanciata in tutti i territori occupati che ha visto la distruzione delle città e di tutte le infrastrutture, ministeri, scuole, strade, l’istituzione di centinaia e centinaia di check point, coprifuochi,assassini extraterritoriali, demolizioni di case. E’ stato condannato per azioni di resistenza militare a cinque ergastoli e 40 anni di prigione. Marwan Barghouti non ha riconosciuto la legittimità della Corte che lo giudicava, come aveva fatto Mandela per il suo popolo, ed ha rivendicato il diritto dei palestinesi alla libertà, alla pace e alla democrazia.

Marwan Barghouti è amato dai palestinesi ed è un uomo per l’unità, la sua campagna in Palestina è stata lanciata da tutte le forze politiche e sociali. Dal carcere è stato lui il promotore del Documento sui 21 punti per un Governo di Unità Nazionale dopo le elezioni del 2006 e il fallimento del governo di Hamas. Nel suo messaggio inviato a Robben Island, dalla cella n. 28 della prigione di Hadarim in Israele ci dice:

“quando vi verrà chiesto da che parte state, scegliete sempre la parte della libertà e della dignità contro l’oppressione, dei diritti umani contro la negazione dei diritti, della pace e della convivenza contro l’occupazione e l’apartheid. Solo così si può servire la causa della pace e agire per il progresso dell’umanità.”  

Lo scorso 5 dicembre a Roma, in occasione della presentazione dei risultati del Tribunale Russell sulla Palestina, è stata lanciata la Campagna in Italia e si è costituito il Comitato Nazionale composto da rappresentanti di molte associazioni ed organizzazioni sindacali e personalità del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo. Dal sindaco antimafia Leoluca Orlando al sindaco di Bulciago e madre di Vittorio Arrigoni, Egidia Baretta; da Moni Ovadia, Daniela Giordano a Valerio Mastrandrea, Andrea Camilleri, Don Luigi Ciotti e Gino Strada, passando per uomini politici come Massimo D’alema Guglielmo Epifani, Nicki Vendola, Luciana Castellina tra molti altri , ma anche registi come Ettore Scola e Citto Maselli, e sindacalisti, come Susanna Camusso e Maurizio Landini.

Sono loro i primi firmatari della Campagna italiana, alla quale hanno aderito anche associazioni quali AssoPacePalestina e Fondaziona Lelio e Leslie Basso (promotori della campagna in Italia), Libera, Arci, Cgil, Fiom, Cipsi, Un Ponte per, Pax Christi, Rete Radiè Resh, Comunità Palestinese in italia, Donne in Nero, Rete della Pace, Associazione per la pace e altri. In questi mesi sono nati diversi comitati locali in varie città italiane che si sono attivati per diffondere in maniera capillare la campagna su tutto il territorio nazionale.

Nei giorni tra il 13 e il 17 aprile, nei quali ricorrono diversi anniversari importanti (il 13 è l’anniversario della morte di Vittorio Arrigoni, il 15 è quello del sequestro diMarwan Barghouti, ed il 17 è la giornata internazionale per i prigionieri palestinesi) in molte città italiane sono state organizzate iniziative di ogni tipo per diffondere la Campagna. ..ospite d’onore è Fadwa Barghouti, moglie ed avvocato di Marwan.

 Tra i vari eventi uno in particolare risalta per la sua originalità e capacità di rivolgersi ad un pubblico vasto e trasversale : “Un tango per la Libertà. Un tango per Marwan … e tutti i prigionieri palestinesi” Tra il 12 ed il 29 aprile, infatti, si danzerà il tango in onore della libertà in 8 milongas organizzate in altrettante città: Roma, Cagliari, Napoli, Torino, Firenze, Genova Venezia e Milano…un modo per ricordare, con delicatezza, che “senza libertà non ci può essere pace”

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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