Expo 2015 Milano: un’altra inutile grande opera pubblica?

Expo 2015 il mega evento a tema Nutrire il Pianeta – Energia per la Vita dalle mille contraddizioni e contestato dai cittadini di Milano.

L’Expo 2015 è la società italiana costituitasi nel 2008 con il compito di realizzare l’Expo a Milano, in seguito alla vittoria di questa città nella competizione internazionale per le grandi esposizioni universali promossa dal Bureau International des Expositions (BIE). Expo 2015 utilizza sostanzialmente fondi pubblici, statali e regionali. Infatti fanno parte della società: il Ministero dell’Economia e delle Finanze per il 40%, la Regione Lombardia per il 20%, il Comune di Milano per il 20%, la Provincia di Milano per il10% e la Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato per il restante 10%. Stiamo parlando di 1.746 milioni di euro di cui solo 260 milioni sborsati da privati. LExpo 2015 avrà come tema: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Sarà un evento grandissimo e universale della durata di sei mesi che ha come obiettivo dare visibilità alla tradizione, alla creatività e all’innovazione nel settore dell’alimentazione. Queste le parole chiave: cibo, energia, pianeta, vita. Tra gli intenti dell’organizzazione c’è anche quello di dare valore e proporre soluzioni rivolte al futuro legate ai grandi progressi nell’ambito scientifico e tecnologico alla luce di nuovi parametri culturali che si sono andati imponendo nel corso degli ultimi anni, all’insegna dello sviluppo armonioso dell’umanità con la natura.

Si descrive con questi termini l’Expo 2015, il grande e contestato progetto che sta travolgendo una metropoli già segnata da uno sviluppo urbano selvaggio. Le strutture espositive degli Expo, un po’ come accade per le Olimpiadi, sono normalmente di carattere temporaneo, ragion per cui vengono smantellate a fine evento. Naturalmente per molte strutture principali, teatri, padiglioni, centri congressi o altro non può essere così e proprio per questo si dovrebbe considerare tutto il progetto alla luce di un piano di riutilizzo e di riconversione che possa beneficiare e rilanciare ulteriormente da ogni punto di vista la città che ospita tali eventi. Questo non accadrà per Expo 2015 Milano. Infatti il progetto, presentato e approvato dall’allora sindaco Letizia Moratti, ha incontrato e incontra diverse resistenze non solo da parte della cittadinanza ma anche da parte della politica. Quello che si contesta riguarda l‘incongruenza progettuale, politiche di gestione degli appalti in cui sono riconoscibili individui e società indagate, la mancanza di un programma di riconversione. Quello che sta accadendo è la cementificazione di ettari e ettari a danno dei parchi e del verde con una prospettiva che non ha nulla a che vedere con lo sviluppo e il progresso che finora ha solo mascherato dietro belle parole l’inizio di lavori utili solo al riciclo di denaro e ai potenti delle industrie edilizie. A denunciare le prime aziende indagate nei subappalti di Expo 2015 fu il centro sociale Fornace di Rho già nel 2008 e diverse sono state le inchieste della magistratura, alcune tutt’ora in corso. Diversi comitati cittadini si sono uniti contro questa ennesima grande opera-truffa messa in piedi con i soldi dei contribuenti. Tra mille difficoltà, incompetenze e ritardi anche imposti dalla magistratura, sono cominciati i lavori che dovrebbero terminare entro il 1 aprile 2015 mentre i Comitati No Canal e No Expo stanno portando avanti una lotta agguerrita fatta di manifestazioni e proteste cittadine, non solo di contro-informazione ma anche di azione diretta contro i cantieri. Il Laboratorio Off Topic ha persino ideato un gioco, sulla falsa riga di Monopoli, dal titolo Expopolis. Negli ultimi mesi i NoExpo stanno passando all’azione.

Dopo anni di retoriche pro-evento, in cui la propaganda di Expo come volano per il rilancio dell’economia lombarda e nazionale è entrata in modo capillare nei discorsi pubblici delle principali cariche dello Stato e delle Istituzioni, l’apertura dei primi cantieri cittadini, tra piazza Castello, la Darsena e i parchi del nord-ovest milanese (parco di Trenno, delle Cave, Pertini), deve essere annotata come un passaggio decisivo: stiamo assistendo alla trasformazione delle infinite narrazioni expottimiste in cemento. Ed è proprio la materialità irreversibile del cemento che trasformando alcuni parchi cittadini in piccoli giardini di quartiere grazie al progetto della Via d’Acqua ci permette di toccare con mano le nocività insite nel progetto, a scapito del tema ufficiale della manifestazione.

Nel silenzio degli organi di stampa nazionale, attendiamo di sapere cosa ne sarà di Expo 2015 e ancora una volta il momento in cui l’opinione pubblica italiana scoprirà che gli attivisti, probabilmente gli unici che hanno davvero a cuore lo sviluppo della propria città, avevano ragione.

Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: