Anita B. : il ritorno di Roberto Faenza sui grandi schermi

Il 16 Gennaio Roberto Faenza ritornerà sui grandi schermi italiani con Anita B., un’emozionante storia sulla rinascita di una giovane donna e del suo popolo.

Se l’uomo è il risultato delle proprie azioni ed esperienze, una civiltà cresce e si sviluppa sui fasti o le rovine dei tempi passati. Ricordare la propria storia non significa semplicemente evitare quegli errori ormai già irrimediabilmente commessi, ma in molti casi, se non tutti, è il tramite attraverso il quale accrescere lo spirito di una popolazione, che radica le radici nel  ventre dei propri valori.

Arte, musica, film strumenti molto diversi, ma fondamentali per tener viva la memoria. Il 27 Gennaio, come ogni anno, viene ricordato non un semplice pezzo di storia, ma la ferita di un popolo, quello ebraico, che testimonia ancora tutt’oggi come facilmente un’intera Nazione possa perdere la propria umanità.

A poche settimane dal Giorno della memoria, il 16 Gennaio Roberto Faenza presenta la sua ultima opera basata sulla storia di un’adolescente ungherese sopravvissuta ad Auschwitz. Tratto da Quanta stella c’è nel cielo di Edith Burk, Anita B. non solo racconta delle macerie di un popolo orgoglioso che a tutti i costi vuole risorgere, ma offre una chiara rappresentazione del dipanarsi del groviglio che altro non è la mente umana. La guarigione è uno dei fili conduttori dell’intero film, un’osservazione attenta di come la psiche umana cerchi insistentemente una qualsiasi forma di salvezza da un trauma che inquieta l’animo.

Le strade percorribili dalla mente sono innumerevoli, c’è chi ha bisogno di ricordare, chi di dimenticare ed è proprio questo che AnitaB. dovrà amaramente apprendere.

Anita (Eline Powell), dopo aver lasciato il lager di Auschwitz dove ha perso i genitori, si trasferisce dalla zia Monika a Zvikovez, non molto lontano da Praga. L’accoglienza nella comunità ebraica non è delle migliori e alla tensioni familiari si aggiungono le preoccupazioni nascenti per l’avvento del nuovo regime comunista. Il recente passato, i nazisti, non sono altro che un orribile incubo che la comunità vuole dimenticare. Dopo la morte che inesorabile ha spazzato via intere famiglie, i sopravvissuti vogliono a tutti i costi vivere a pieno ogni istante, ridere, ballare cantare e soprattutto amare. Qui la Giovane ungherese avrà non poche difficoltà a farsi ascoltare, a dar voce al suo dolore, a narrare non solo la sua storia, ma quella di un intero popolo. Non troverà consolazione neanche tra la bracia del suo primo amore, Eli (Robert Sheehan). La crescita del personaggio sarà segnata da numerosi avvenimenti, oltre che dall’incontro con svariate culture, soprattutto quella ebraica, conosciuta tramite personaggi come lo zio Jacob. Anita,quindi, non è solo una sopravvissuta, ma una giovane donna che vuole ricostruire le fondamenta della propria esistenza  abbattute dal nazismo.

Prodotto con un budget ridotto da Rai Cinema, il film di Faenza saprà distinguersi sullo scenario cinematografico di inizio anno grazie ad una sceneggiatura impeccabile, con una storia romantica e ricca di coraggio, voglia di riscatto e bisogno di felicità. I paesaggi incantevoli dell’Alto Adige e di Praga, dove sono stati diretti i lavori, sono esaltati grazie a sapienti scelte di fotografia. Allo spettatore sarà offerta la rara opportunità di catapultatisi in un altro secolo, in un’altra terra. Sensazioni, emozioni vengono narrate da Faenza grazie alle luci, i colori cupi, le ambientazioni. Il cast si presenta come un vulcanico concentrato di artisti europei. Sheehan, di origini irlandesi, e la Powell sono due degli innumerevoli protagonisti del racconto, tra questi ricordiamo nomi molto noti in Italia come Jane Alexander ed Andrea Osvart. 

Clelia Tesone

E m'abbandono all'adorabile corso: leggere, vivere dove conducono le parole. La loro apparizione è scritta; le loro sonorità concertate. Il loro agitarsi si compone, seguendo un'anteriore meditazione, ed esse si precipiteranno in magnifici gruppi o pure, nella risonanza. Una delle più belle citazioni di Paul Valery per molti, come me, che crescono tramite una pagina, che sia letta, scritta o studiata.

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