Rivoluzione 9 Dicembre: disordini e disagi a Torino.

Rivoluzione 9 Dicembre: Torino e hinterland in preda al disordine. Da una parte l’organizzazione che non riesce a far rispettare il Codice Comportamentale, dall’altra la rabbia di chi è in strada a protestare. In mezzo le polemiche dei manifestanti che accusano i violenti di non essere dalla parte del popolo.

Consapevole della difficoltà insita nella descrizione di un evento di tale portata, prego i lettori di accogliere la mia cronaca come una parte di quello che ognuno di coloro che vive a Torino percepisce e sta vivendo sulla propria pelle. Non è ancora il momento, a mio parere, delle analisi politiche avanzate. Da quando è iniziata la “Rivoluzione 9 dicembre” Torino vive giornate di disagi e di grande confusione. Il codice etico comportamentale diffuso dal Coordinamento Rivoluzione 9 Dicembre è saltato fin dalle prime luci dell’alba. Tutti i punti disattesi tranne quello sul tricolore che, comunque, non ha invaso le piazze. 

Giorno 9 in piazza Castello a Torino gli assembramenti iniziano molto presto. In piazza ci sono diversi tipi di persone, di destra, di sinistra, dei centri sociali, di nessun schieramento, quelli che non hanno mai fatto una manifestazione nella loro vita e vogliono far sentire la loro rabbia, quelli che ci sono andati per vedere com’era, i passanti, i lavoratori e quelli che non gliene poteva fregar di meno ma si trovavano là. Nel giro di poco la situazione si scalda, partono slogan contro i celerini, esplodono bombe carta, lacrimogeni come risposta della polizia, poca se pensiamo alle manifestazioni solite e che non vede arrivare rinforzi. Inizia la sassaiola al Palazzo della Regione, molti sono a viso scoperto. Nel frattempo la folla retrocede e i gruppi più accesi si disperdono in micro-cortei che iniziano a girare anche per altri quartieri. I commercianti hanno chiuso, sono state danneggiate alcune vetrine e anche il custode della Galleria Subalpina ha deciso di sua spontanea volontà, dato che nessuno è in grado di comprendere cosa accade, che è il caso di sprangare. Restano barricati dentro gli organizzatori del SottodiciottoFilmFestival in corso in via Verdi, a pochi passi da Piazza Castello e che quella mattina aveva in programma l’arrivo delle scolaresche. Nel frattempo blocchi e danneggiamenti anche in alcune zone della periferia. La gente si allarma, soprattutto i lavoratori e i commercianti che si dichiarano d’accordo con la rivoluzione 9 dicembre, ma che non condividono questi episodi organizzati in contemporanea in tutta la città a danno di altri lavoratori. La polizia rimane poca e frammentata, forse ai piani alti sono incapaci di prendere una risoluzione, forse li lasciano fare. Alla fine della giornata si resta quasi basiti. Per usare un proverbio: non si sa che pesci pigliare.

Giorno 10 a Torino stessa storia ma senza assalto alla regione. Una bomba carta a ora di pranzo esplode a Porta Nuova. Periferie bloccate e snodi centrali della città in mano a picchetti o a gente che costringe le persone a scendere dalle macchine e dagli autobus, troppo spesso in modo coercitivo spintonando auto e mezzi pubblici. Gruppi sparsi per tutto il centro. Il “popolo della Rivoluzione 9 dicembre” tanto rivendicato nemmeno gli si avvicina. I commercianti si affrettano a chiudere al loro passaggio. Finalmente, al secondo giorno di disordini annunciati, il sindaco Fassino decide di convocare il Comitato per l’ordine pubblico. Il prefetto di Torino Paola Basilone annuncia rinforzi e dichiara che “la situazione non è stata sottovalutata, perché nessuno immaginava una cosa del genere” e cioè presidi improvvisi, gruppi spontanei che si muovono da una parte all’altra della città, composizione eterogenea dei gruppi di protesta. (vedi anche articolo su Repubblica)

Nessuno immaginava una cosa del genere? È un’affermazione assai dubbia. Quello che sarebbe successo nella Rivoluzione 9 dicembre era chiacchiera da bar almeno da una settimana come dimostrato dall’articolo pubblicato da SenzaBarcode , nonché oggetto di prese di posizione diffuse, tra le altre da parte dell’Anpi piemontese che con un comunicato ufficiale denunciava già giorno 6 alle autorità competenti lo stato delle cose, invitando: “tutti gli antifascisti e i democratici a respingere con fermezza le iniziative illegali messe in atto da questi provocatori” e tutte le sezioni del Piemonte dell’Anpi a vigilare e svolgere azione di denuncia e di informazione. In un’assemblea dei promotori della Rivoluzione a San Mauro Torinese di qualche settimana fa Danilo Calvani, uno dei tre triumviri della Rivoluzione 9 Dicembre Calvani-Chiavegato-Ferro ha dichiarato pubblicamente che il risultato da ottenere sarebbe stato “la costituzione di un governo temporaneo magari con una figura militare di riferimento”. Che questa Rivoluzione abbia come obiettivi la destituzione dell’attuale Parlamento, la caduta del Governo e l’instaurazione di un esecutivo transitorio capeggiato dalle forze dell’ordine è informazione di dominio pubblico, i promotori e organizzatori non lo nascondono affatto, ma forse la cosiddetta gente comune, il popolo, ancora non lo sa o crede che si tratti di una trovata mediatica. Possibile che gli unici arresti per attività sovversiva di questi giorni siano stati No Tav? E mi chiedo: va bene la protesta, va bene il blocco, va bene che si scende in strada per i propri diritti, ma va bene tutto? Va bene appoggiare gli obiettivi di questi promotori della Rivoluzione 9 dicembre? Non sarebbe meglio darsi da fare per allontanarli da un malcontento che stanno cavalcando e riappropriarsi della protesta?

11 Dicembre notizia dell’ultima ora: si è sciolto a Imperia il Coordinamento Rivoluzione 9 Dicembre,  gli organizzatori ufficiali avevano denunciato e preso le distanze dai tafferugli.

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Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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