La dignità di Lea Garofalo nei 17 arresti per ‘ndrangheta

lea garofaloA distanza più o meno di 10 giorni dai funerali di Lea Garofalo, i carabinieri del comando provinciale di Crotone, arrestando ben 17 esponenti della ‘ndrangheta, hanno mostrato all’Italia intera la dignità di una donna uccisa per volontà del marito e delle cosche, colpite pesantemente dalle parole di Lea.

Le dichiarazioni di Lea Garofalo, figlia, moglie e sorella di tre boss mafiosi, sono state fondamentali per gli inquirenti, che grazie alle rivelazioni spontanee rese dalla donna, hanno potuto tracciare i fili di un’attività mafiosa e criminale che dal 1989 al 2007 ha provocato ben sette omicidi tra le cosche.

Le persone poste in stato di arresto in seguito alle operazioni gestite dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, fermate non solo in Calabria, ma anche in altre regioni tra cui Campania, Abruzzo, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna, sono accusate non solo di omicidio a stampo mafioso, ma anche di porto abusivo di armi e di spaccio di sostanze stupefacenti.

Nel tombino della città di Milano che ha nascosto al resto del mondo, e alla figlia della Garofalo, Denise, i resti della donna coraggio, sono stati rinvenuti poco meno di tremila frammenti ossei.

Il marito, insieme alla “famiglia” dei Cosco di Petilia Policastro, ha deciso che la moglie “dalla bocca larga” doveva sparire. Lea è stata torturata e bruciata in un luogo sperduto alle porte di Monza. Ciò che di lei e del suo esile corpo è rimasto è stato poi buttato via, come se si trattasse di cenere, di nulla.

Un quotidiano milanese ha dedicato la prima pagina a Lea, definendola: “la figlia di Milano”.

Mi spiace, ma Lea è la figlia della Calabria, è la mamma, la sorella, l’amica di tutte le calabresi che ogni giorno, in ogni modo, a piccoli passi, provano a ridare dignità a un territorio difficile, amaro, in perpetua agonia.

Lea è morta nel 2009, per mano dell’uomo che le aveva promesso amore, è morta in modo atroce, legata, seviziata, impiccata e bruciata in un bidone. E’ morta solo fisicamente, le sue parole sono più vive che mai e i diciassette arresti ne sono la piena dimostrazione.

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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