Sposa bambina: Nada Al- Ahdal, una storia a lieto fine - SenzaBarcode

Sposa bambina: Nada Al- Ahdal, una storia a lieto fine

Nada-al-AhdalNada Al – Ahdal ha 11 anni, abita nello Yemen e ha rischiato di essere l’ennesima sposa bambina.

La sua famiglia ha infatti deciso di venderla ad un uomo molto più vecchio di lei che voleva farne la sua sposa. Si è salvata solo grazie all’intervento dello zio che ha contattato le autorità e le ha impedito di ritornare dai suoi familiari.

In questi giorni il video-denuncia di questa bambina sta spopolando sul web.

La maturità di Nada è fuori dal comune, a sentirla parlare, ad ascoltare i suoi discorsi, non sembra di avere davanti una bimba di undici anni, ma una ragazza di trenta, con una magnifica testa pensante.

Nada Al – Ahdal affida il suo intervento ad una televisione nazionale, vuole denunciare la situazione che ogni giorno affligge milioni di sue coetanee. Lei stessa nel video racconta di non essere un caso isolato, parla di tutte quelle bambine che preferiscono la morte ad una vita legate ad una persona molto più vecchia e che non amano.

Le frasi che escono da questa piccola bocca in parte intristiscono, fanno gelare il sangue, perché da occidentali non siamo abituati a cose del genere, dall’altra, il sapere che esistano bambine come lei permette alla mia speranza, ormai flebile, di sopravvivere. Un mondo migliore è possibile e qualcosa sta realmente cambiando.

“Loro uccidono i nostri sogni”

“Io non sono un oggetto in vendita”

“Io voglio studiare, voglio vivere”

Nada ha dato il giusto prezzo alla sua libertà, al poter essere se stessa, ha infatti esplicitamente dichiarato che si sarebbe uccisa piuttosto che sposare un uomo che non ama.

Come Nada Al-Ahdal, ben un quarto delle donne Yemenite viene costretto a sposarsi prima dei quindici anni con un uomo molto più grande. Le Nazioni Unite stimano che da qui al 2020 ci saranno circa 14,2 milioni di spose bambine nei Paesi in via di sviluppo.

Questo vuol dire che quasi 15 milioni di bimbe saranno obbligate a rinunciare alla loro infanzia, a dormire nello stesso letto con un uomo almeno dieci anni più grande di loro, subiranno violenze sessuali e avranno un bambino nell’età in cui si ha ancora tutto il diritto di essere figlie e non madri.

La cosa più brutta è che queste bambine non vengono rapite da estranei, sottratte alla famiglia, ma sono gli stessi genitori e parenti a rivenderle al miglior acquirente. Si aggiunge in questo modo un senso di frustrazione e inutilità:

” Non sono un prodotto in vendita… Loro – la mia famiglia- non provano compassione”?

Come può una madre vendere per soldi una figlia, sapendo in questo modo di donarle solo infelicità e dolore?

Come può un padre guardare la sua bambina di sei, sette, undici o dodici anni negli occhi mentre la da in sposa ad un uomo di venticinque o trentanni? Come può sopravvivere sapendo che sempre quello stesso uomo abuserà del corpo ancora bambino di sua figlia?

Gli europei non devono comunque sentirsi superiori, perché dai Paesi “industrializzati e civili” parte il cosiddetto “turismo sessuale” che in Thailandia trova il suo apice. Uomini di cinquanta, sessanta e settantanni pagano le prestazioni sessuali di bambine spesso addirittura più piccole di Nada.

I nostri governi dovrebbero impegnarsi seriamente per fermare questo triste esodo che periodicamente vede milioni di maniaci sessuali, di pedofili, partire alla volta dei Paesi poveri o in via di sviluppo con la sete di piccoli corpicini.

Distruggere l’innocenza di un bambino è il peggior crimine che un essere umano possa commettere!

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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