Polverini contestata: “Roma sanguina e voi mangiate”

Renata Polverini, contestazioni “Roma sanguina e voi mangiate” prima parte

Ci sono notizie, o avvenimenti, che vanno assimilati. Di solito sono le grandi tragedie, episodi che cambiano per sempre il corso della storia e rimangono lì, impressi nella memoria collettiva per sempre, ecco questi vanno prima appresi, poi analizzati ed infine digeriti.

Altri invece vanno mandati giù subito, prima di adesso, perché se ne vedono talmente tanti di questo genere che diventano come i suicidi per la crisi: una tragica moda mediatica che si spegne nel giro di qualche mese, in questo caso giorni. Parlo delle contestazioni ai politici. Siamo partiti col teatrino del lancio di cavalletti e souvenir meneghini, arrivando fino alla tragedia di Montecitorio, passando per i strade e ristoranti.

Ed è proprio in un ristorante che si svolge l’ultimo e troppo presto dimenticato episodio di vera (e di questi tempi unica) opposizione compiuto e ripreso in un video da dei ragazzi dei “centri sociali”, quelli che ormai sembrano essere i nuovi black bloc. Video che andiamo a vedere “insieme”, perché molto si è scritto in questi giorni tranne che la verità, almeno nella maggior parte dei casi. Eppure la realtà è sotto gli occhi di tutti.

È sera, siamo al centro di Roma, in un ristorante aperto e vuoto, ma non del tutto. In una stanza del locale siedono una decina di persone, e dalle facce al tavolo si capisce subito che il locale è vuoto per loro. Renata Polverini siede nell’angolo più lontano dall’entrata, ed insieme a lei si riconoscono Adriano Palozzi ed Enrico Folgori, cognomen omen che si scatenerà in seguito in dichiarazioni al limite del tragicomico. La cena è quasi finita, o così almeno sembra dai piatti e dalle bottiglie vuote, dalle pose rilassate dei commensali e dal carrello degli amari vicino al tavolo.

Tutto questo si capisce all’inizio del video in cui una decina di ragazzi, tra uomini e donne, entra nella stanza dove è in corso la cena complici probabilmente delle insolitamente distratte guardie del corpo. Visti di spalle, si vede solo uno striscione tenuto dai primi. Parte un ironico e divertentissimo “Buonasera, salve!! Buon appetito!!” di una violentissima contestatrice. Subito inizia a parlare un’altra ragazza, che in quel momento sembra proprio essere il capo di questi brutti e pericolosi soggetti. Le parole, quelle che contano davvero, sono queste: “Voi che senza ritegno magnate  […] e in effetti si vede siete in carne, siete in forma.. organizzate Domenica una straordinaria marcia per la vita, con i vostri amici di Forza Nuova e Militia Christi voi, lei!! [la Polverini] che la vita l’ha strozzata, tagliando la sanità nella regione Lazio, lei e tutti voi vi dovete vergognare!!”. E mentre parte un coro di “vergogna!!“, parola che è un insulto sempre e solo per chi non la prova, si legge lo striscione: “Mentre voi mangiate, Roma sanguina. La sanità pubblica non esiste più. Vergogna!! Vergogna!!”.  Da qui si crea un clima che dire rovente sarebbe come dire che la superficie solare è tiepida. A scatenare la bagarre un paio di urla da parte di uno dei commensali, ma soprattutto la faccia della ex presidente della Regione Lazio: con la testa poggiata sulla mano, sorride sprezzante mentre guarda i ragazzi. Mettetevi nei loro panni: è come se uno con la macchina vi mette sotto, indenne va all’ospedale al posto vostro, si fa ricoverare, e quando entrate in stanza sanguinate e con le ossa rotte, lui vi guarda e ride. Di gusto. Un po’ i coglioni me li farei girare no?

E infatti la voce della capo ultras, che ricordiamo sono entrati armati di striscione e parole, si fa grossa. “Mangiate forza, piatti pieni, mi raccomando!! In piena salute, voi!! Che avete rubato tutto, il lavoro voi, ex NAR, fascisti infami.. bastardi!!”. Ecco, qui qualcuno potrebbe dire che però i toni sono stati alzati da loro, da questi ragazzacci. E allora io ricordo a chi ha la memoria breve che qualche anno fa la Polverini, che data la sua carica avrebbe dovuto in primo luogo non rispondere alle provocazioni, insultò pesantemente un gruppo di contestatori, dove “zecche” fu l’epiteto più grazioso usato dalla ex governatrice.

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In questo caso, la Polverini non proferisce parola ma lo fanno i suoi invitati: dopo un cordiale “ma che cazzo stai a dì?!”, si avvicinano un paio di loro. Inizialmente, con faccia bonaria e senza quasi parlare, cercano di abbassare lo striscione. Poi si mette in piedi, anche se non sembra, il vicino della Polverini, a conferma che nel centro destra gli uomini più vivaci e coloriti “hanno il cuore troppo, troppo vicino..”. Il suo animo nobile si urta quando gli viene rivolto un “campate sulla vita nostra”, tanto da rispondere con un classico quanto efficace “ma vai a lavorare!!”. Non contento, gonfia il petto e le vene sul collo, grida frasi incomprensibili accompagnandole con gesti del braccio, ma non si avvicina mai. Un po’ come le iene che si fanno grosse con i leoni, ma senza rischiare. Evidentemente poco informato nei riguardi del tasso di disoccupazione, grida un altro “vai a lavorare!!” e siam tutti contenti.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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