Gli USA inviano una divisione corazzata in Giordania

Gli Stati Uniti, preoccupati per la recrudescenza dei combattimenti tra le truppe di Assad e le milizie ribelli hanno inviato in Giordania una divisione corazzata a scopo precauzionale.

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 Il timore dell’America è che il conflitto interno alla Siria si possa estendere nella regione coinvolgendo i propri alleati mediorientali. Le ragioni di queste preoccupazioni vanno cercate nella diversificazione confessionale che contraddistingue l’area e che valica i confini geografici dei Paesi coinvolti a vario titolo e, soprattutto, la forte presenza di Al-Qaeda che potrebbe trarre beneficio dalla destabilizzazione dei territori. Secondo il portavoce del Ministero degli Esteri moscovita Alexander Lukashevic la presenza americana in Giordania potrebbe aggravare la già forte situazione di tensione. Secondo l’analisi del professore M.VLomonosov dell’Istituto di studi sui Paesi dell’Asia e dell’Africa dell’Università Statale di Mosca, gli USA si sono ritrovati in una situazione piuttosto spiacevole: gli aiuti segreti di armamenti ai guerriglieri siriani si sono di fatto rivelati funzionali alle forze di Al-Qaeda. Da qui l’invio di truppe statunitensi in Giordania con l’ausilio di circa 200 specialisti nelle operazioni di intelligence, logistica e operazioni speciali in quanto in questo paese, oltre alla diversificazione confessionale tra le varie etnie, è molto forte la presenza dei palestinesi. Questo potrebbe in qualche modo incidere nei delicati rapporti agitati tra lo Stato di Israele e la Palestina. In pratica, con lo stanziamento della Prima Divisione Corazzata, gli Stati Uniti vogliono porsi come una sorta di cuscinetto tra la Siria meridionale e la Giordania per poter meglio monitorare l’evoluzione degli eventi. Washington intanto, sta valutando l’ipotesi di trasferire in territorio giordano, batterie di missili Patriot in vista  di una difesa antiaerea, per difendere i confini di Israele e controllare le Alture del Golan per evitare infiltrazioni di gruppi terroristici volti ad un attacco anti-israeliano. Per ora gli Stati Uniti si limitano ad un dispiegamento tattico-strategico delle forze in campo, ma col passare del tempo, l’eventualità che la voce sia data alle armi si fa sempre più vicina.

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