3) I Gradi della PAS

3) I Gradi della PAS (lo schema da The American Journal of Family Therapy, Volume 38, Issue 2 March 2010 , pages 76 – 187)

pas-i-gradi

Come si intravede, tutto è ostico nella PAS, anche diagnosticarne il grado è decisamente complicato, Gardner, stilando questa tabella, invitava a non utilizzarla con estrema rigidità. Bisogna considerare “l’impatto” che la programmazione ha avuto sul minore più che “lo sforzo” dell’alienante nella campagna stessa.

È necessario anche risalire, a mio avviso, all’inizio della programmazione; se è cominciata (come nel caso su citato) in tenerissima età e quando ancora la convivenza dei genitori era in essere o se ha avuto inizio nel momento della decisione     dell’affidamento del minore.

Come è facile comprendere, il livello di PAS più difficile da diagnosticare è quello lieve, trattandosi di una programmazione più sottile e subdola, forse meno evidente ma comunque presente. Dopo Gardner, diversi studiosi tentarono e tentano di comprendere la metodologia corretta per l’interpretazione della PAS, non essendo un calcolo matematico non può esistere una formula perfetta ma certamente si necessita di linee guida precise. Innanzi tutto non si deve incappare in un banalissimo errore: interpretare come PAS ogni “preferenza” che dimostra il bambino e, di rimando, non escludere la PAS davanti ad ogni atteggiamento perché considerata inesistente (non essendo contemplata nel DSM IV); alla fine di questa ricerca sarà palese come la PAS è in realtà il “contenitore” di molti altri disturbi: sarebbe sufficiente individuarne 3 per parlare di PAS. In buona sostanza per cominciare una diagnosi sul livello di PAS è necessario:

• valutare che non si sia al cospetto di una naturale preferenza genitoriale.

• che sia presente un alienante e quindi il rifiuto non sia volontario da parte del bambino.

PAS LIEVE:

Gardner sosteneva che si definiva lieve quando la manifestazione degli otto sintomi era superficiale. In questo caso, continua, non è necessario consigliare un percorso di psicoterapia ma piuttosto ribadire (anche per mezzo del Tribunale) lo stato di affidamento del figlio, così da “tranquillizzare” l’alienante e non indurlo a procedere nella programmazione.

• Io sostengo invece che, ai primi avvisagli di PAS, generalmente riconosciuti dall’alienato o dalla sua famiglia, anche se lieve, è necessario intervenire immediatamente, così che l’alienante (che vede non aver la giusta presa sul bambino) non abusi ulteriormente e non decida di passare anche a maniere violente.

PAS MODERATA:

Secondo Gardner è questo il grado di PAS sul quale si deve intervenire maggiormente. Qui tutti gli otto sintomi sono presenti e in maniera evidente. Il bambino usa scenari presi a prestito, non razionalizza gli atteggiamenti (dell’alienato e dell’alienante), è morbosamente legato all’alienante, rifiuta regali e visite dell’alienato, disprezza il tempo con lui trascorso, l’alienato è sostanzialmente il colpevole e da punire. A questo livello abbiamo anche la possibilità di riscontrare i sintomi della somatizzazione, ansie, attacchi di panico, insicurezza, percezioni distorte e altre a seconda

dell’ambiente, familiarità, risposta… (in seguito dettagli)

• Sostengo fermamente che anche questo, come il successivo grado, siano evitabili! Esistono segnali lanciati dagli stessi bambini, proprio nel corso delle loro azioni da programmazione. Sottili o plateali ma questi segni sono evidenti. Salvare un bambino dalla programmazione di un alienante è un percorso da fare rapidamente, consapevoli che è cosparso di ostacoli. L’attenzione è, ad oggi, solo a cura del genitore alienato e della sua famiglia: difficile colpevolizzare però quando non vi è questo processo di identificazione; l’alienato è la sua famiglia stanno vivendo un disagio che in qualche modo li priva della “lucidità” necessaria. Ma ribadisco che è fondamentale per tutelare e proteggere il bambino.

Ho creato una proposta a questo proposito: sheylabobba@www.senzabarcode.it

 

Sheyla Bobba

Classe 1978. Qualche titolo pubblicato qua e là parlando di questo e di quello. Inizio a lavorare con le parole quando ho 15 anni, in una redazione di un quotidiano locale: battevo i necrologi. Poi me li fecero scrivere. Ho scritto per la carta e poi mi sono innamorata del web writing. Ho costruito il mio primo (orribile) sito nel 2002, un .tk Nel 2012, dopo svariata acqua sotto i ponti e tante esperienze diverse ho fondato SenzaBarcode.it organo dell'omonima associazione. Gli obbiettivi principali sono: il diritto di tutti a fare informazione (ne consegue il dovere di tutti di informarsi) e il diritto alla conoscenza. Insomma, cosette. Nel 2019 (dopo 4 anni che ci rimuginavo, studiavo e prendevo coraggio) apro la webradio di SenzaBarcode: grazie a una meravigliosa squadra che credo mi trovi simpatica perchè proprio non mi molla. Il 2020 è l'anno della webradio, mi assorbe completamente (e io mi faccio assorbire per superare un anno a dir poco devastante). Tantissimi podcast, X numero di dirette e interviste, insomma l'esplosione. A gennaio 2021 grandi manovre per l'hosting: la webradio si sposta da una piattaforma esterna all'interno: i numeri salgono e salgono. A febbraio 2021 compilo questa biografia. Antipatica per vocazione. Innamorata di mio marito. Uno dei complimenti che preferisco è "sei tutta tuo padre". www.senzabarcode.it - www.associazione.senzabarcode.it - www.webradio.senzabarcode.it

error: Condividi, non copiare!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: