“Io. Stella del mattino” alterna la voce di Lucifero e la storia di Amalia. Veronica Madia tra fede, desiderio e identità.

Il libro apre con una confessione che sposta la prospettiva. A parlare è Lucifero, “Stella del Mattino”, serafino spezzato e cacciato. La voce è diretta e perentoria. Rivendica la propria origine, il dono della venerazione, la trasformazione della devozione in tentazione. La caduta genera un nuovo paesaggio: l’Inferno come prodotto dell’orgoglio. Il controcanto riguarda il piano umano. La narrazione alterna il registro cosmico con capitoli terrestri, dove Roma diventa teatro di attriti morali. Il ’78, un ragazzo chiamato Flavio, una novizia di nome Claudia. Il desiderio interferisce con una scelta religiosa. Il testo insiste su corpi, sguardi, gesti minuti. La lingua resta controllata. La scansione per quadri rende la progressione leggibile.

La selezione per la vetrina letteraria di Casa Sanremo Writers 2026 inserisce l’opera nel salotto culturale di Casa Sanremo, durante l’omonimo Festival della Canzone Italiana.

Il secondo asse narrativo riguarda Amalia

Una madre rigorosa, un convento, la “porta del silenzio”. La lettera che svela un passato rimosso. La perdita e la chiamata trovano una sintesi nella scelta dei voti. L’ambientazione attraversa chiostri, giardini, corridoi e cappelle. La pagina registra materie, odori, superfici. La scrittura procede per scene, con frasi brevi e punti di svolta dichiarati. L’arrivo alla Domus Sanctae Marthae collega la vicenda a luoghi riconoscibili. La cronologia incastra tre epoche: caduta angelica, anni Settanta, anni Novanta. Le linee avanzano in alternanza, senza segnali truculenti, affidandosi al montaggio dei capitoli.

Il racconto cosmico torna con la liberazione dall’Inferno. Lucifero tenta il rientro in Paradiso e fallisce davanti alla soglia. La sequenza riapre il tema dell’identità smarrita. Le ali mancanti diventano metafora operativa. L’atterraggio a Roma, in piazza San Pietro, riannoda i piani. La carne introduce limiti: dolore, confusione, linguaggio inceppato. La pagina insiste sulla distanza tra onnipotenza dichiarata e fragilità umana. La tensione tra potere e vulnerabilità attraversa entrambe le storie.

Tra caduta e desiderio

Il libro convoca figure e luoghi con funzione speculare. L’Eden, l’Inferno e la Basilica convivono come stazioni di passaggio. La possessione non diventa spettacolo. È un dispositivo narrativo per raccontare scelte e responsabilità. Flavio e Claudia assumono valore esemplare. La relazione produce conseguenze, non moralismi. Amalia organizza la contro-mossa: dalla frattura all’obbedienza, dalla perdita alla cura. La prosa resta lineare. Predilige parole piane, immagini concrete, chiusure nette. La partitura alterna registri senza sbalzi rumorosi.

L’approdo a Sanremo ne valorizza l’impianto narrativo: una trama che interroga libertà, colpa e possibilità di ricominciare. Consigliato a: lettrici e lettori interessati a intrecci tra mitologia biblica, formazione personale e geografie romane.

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By SenzaBarcode Redazione

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