Re Artù, realtà o finzione? Chi è Ambrosio Aureliano?

La figura di Re Artù mescola figure storiche realmente esistite e personaggi del folklore e delle leggende celtiche.

Il De excidio et conquestu Britanniae, risalente al VI secolo, tratta della situazione della Britannia dopo l’abbandono delle legioni romane e parla di un condottiero, Ambrosio Aureliano, da alcuni identificato con Artù o con lo zio Pendragon. Nell’Historia Brittonum, risalente al IX secolo, viene menzionata invece espressamente, per la prima volta, la figura di Artù, benché non venga indicato come Re, ma piuttosto come grande capo militare. Gli Annales Cambriae, risalenti probabilmente a pochi decenni dopo l’Historia Brittonum, citano Artù ancora come sovrano.

La prima opera che dà il via al ciclo arturiano propriamente detto è tuttavia l’Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth, risalente con ogni probabilità fra 1135 e 1138: in essa Goffredo traccia una storia a suo dire molto rigorosa, in realtà assai fantasiosa dei sovrani della Britannia, dedicando ad Artù diversi capitoli e descrivendolo come un grande sovrano conquistatore di buona parte dell’Europa occidentale.

Si devono poi a lui le figure di Morgana e Ginevra

e la vicenda del tradimento di Artù ad opera del nipote Mordred Nel XII-XIII secolo le saghe storico-leggendarie celtiche e britanniche vivono di nuova luce grazie ai poeti e chansonniers francesi, fra cui vanno menzionati almeno Robert de Boron e Chretien de Troyes: il primo narra la vicenda dell’estrazione della spada dalla roccia (da non confondere con la mitica Excalibur) ad opera di Artù ed identifica il Graal con il calice nel quale venne raccolto il sangue di Gesù.

Al secondo poeta va invece ascritta l’ideazione della tormentata storia d’amore fra Lancillotto e Ginevra, nonché la prima menzione della leggendaria città-fortezza di Artù, Camelot.

Questo immenso patrimonio di opere con pretesa di storicità, cronache, leggende, canti e poemi viene infine raggruppato ed ampliato, nel XV secolo, dal poeta inglese Thomas Malory, che compone la monumentale opera nota come La morte di Artù. Malory parla del concepimento di Artù da Uther Pendragon ed Igraine, moglie del duca di Cornovaglia Gorlois, ma indica anche Morgana come figlia proprio di Gorlois ed Igraine.Morgana in sostanza è la sorellastra di Artù e ne diverrà mortale nemica, giacché imparerà le arti magiche da Merlino e passerà quasi tutta la sua vita a cercare di distruggere il fratellastro, ritenendolo colpevole della distruzione della propria famiglia.

Malory ripropone poi la vicenda della spada nella roccia

estratta da Artù che diviene re in seguito a tale episodio e deve poi fronteggiare un gruppo di baroni ribelli, sconfiggendoli dopo una lunga lotta. In seguito alla battaglia Artù giace con Morgause, altra figlia di Gorlois ed Igraine da non confondere però con Morgana, che partorirà Mordred, altro futuro nemico mortale di Artù. In un’altra battaglia, il nostro spezza la spada estratta dalla roccia e ne chiede una nuova alla leggendaria Dama del Lago, una maga che vive appunto nelle acque di un lago che gli conferisce la mitica spada Excalibur.

Dopo aver messo al sicuro il suo trono, Artù sposa Ginevra, figlia del re alleato Leodegrance e da lui eredita la Tavola Rotonda, cui siede assieme ai suoi più fedeli cavalieri. Successivamente, riprendendo quanto narrato nell’Historia Regum Britanniae di Goffredo, Malory ci racconta che Artù parte alla conquista delle terre dell’Impero Romano, soggiogandone molte e portando alla sua incoronazione come Imperatore.

I libri successivi della monumentale opera di Malory si incentrano maggiormente sui cavalieri della Tavola Rotonda, fra cui ovviamente Lancillotto, del quale viene narrata la biografia, ma anche Gawain, ovvero Galvano, Galahad, Gingalain, Gareth, Dinada, Palamede, Bruenor, Lamarak, Percival e persino Tristano, protagonista del celebre ciclo di racconti sulla tragica storia d’amore fra lui ed Isotta.

Malory ci racconta poi nel dettaglio la storia d’amore adultera fra Lancillotto e Ginevra, dicendoci di come il cavaliere resista persino alle lusinghe di Morgana, sempre intenta a complottare contro il fratellastro Artù, per amore di Ginevra

Artù, tuttavia, alla fine scopre la tresca anche grazie alle rivelazioni di Mordred e, seppur con la morte nel cuore, condanna l’amata moglie a morte. Lancillotto, però, irrompe a Camelot, salva la regina e, nel farlo, uccide anche tre fratelli del suo un tempo compagno d’armi Gawain, Galvano; quest’ultimo, desideroso di vendetta, spinge Artù ad una dolorosissima guerra contro Lancillotto, ma viene da questi ucciso, pur riconciliandosi con lui sul letto di morte. Tuttavia, nel frattempo, l’infido Mordred usurpa il trono di Artù, che raduna quindi le sue forze per un’ultima grande battaglia: come narrato anche da Goffredo, il grande re uccide il figliastro, ma viene ferito a morte nel tentativo. Proprio Morgana, pentita e riconciliandosi a sua volta con il fratellastro dopo decenni di odio, ne porta il corpo sull’isola di Avalon, ove viene sepolto.

Per secoli dopo l’opera di Malory le vicende arturiane sono peraltro cadute un po’ nel dimenticatoio, salvo poi essere riscoperte nell’800 e divenire nuovamente celebri in tutto il mondo nel ‘900, dove alla figura di Artù sono stati dedicati film, cartoni animati, libri ed album musicali.

Al 99% la figura di Artù è esclusivamente leggendaria, ma in fondo ci piace anche così, dato che siamo molto più portati ad amare personaggi che magari catturano la nostra fantasia piuttosto che anonimi sovrani realmente esistiti.

Andrea Barricelli

Andrea Barricelli è nato nel 1990 a Roma, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, gestisce dal 2020 un podcast dedicato alla prima sulla Webradio SenzaBarcode. Per quanto riguarda la seconda, invece, ha pubblicato un'irriverente parodia dell'Iliade, denominata “Troiade”, con Rupe Mutevole Edizioni, nonché “Dominio e Ribellione” e “Equilibrio e Cambiamento”, editi da CTL Editore nella collana editoriale SenzaBarcode.

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