Meme, per ridere o per piangere della cybervittima

Spesso nelle denunce e querele sporte per segnalare episodi di Cyberbullismo le protagoniste assolute delle azioni cyberbulle sono, oltre alle parole scritte nei commenti, le immagini attraverso i MEME.

Guardando le immagini che vengono postate in rete e condivise, soprattutto se queste diventano immediatamente virali come accade per i MEME, spesso ci mettiamo a ridere perché quello che è stato cristallizzato è buffo o ci riporta a degli episodi di vita che ci hanno divertito. Forse questo meccanismo ha ispirato il creatore del MEME, ovvero le immagini che vengono modificate ed arricchite con espressioni verbali divertenti che fanno tanto ridere e portano i visualizzatori in un batter di ciglia a condividere quel post fino a farlo diventare un contenuto virale della rete. Il contenuto assai bizzarro rende questa tipologia di immagini accattivanti a tal punto da diventare uno spunto per mettere in ridicolo un minore all’interno di un gruppo.

Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta

Mike Godwin è il primo ad usare il termine MEME all’interno di un articolo pubblicato su Wired, parola  che verrà poi ridefinita da Richard Dawkins come “MEME di Internet”  per indicare quelle immagini modificate con fantasia e soprattutto con assenza di un contenuto credibile che diventavano in poco tempo facilmente tracciabili all’interno della rete. Il fenomeno diventa immediatamente di carattere giocoso e dunque attrae tanti visualizzatori che condividono quel contenuto per ridere con gli amici.

La caratteristica del MEME è quindi il suo contenuto verbale umoristico che si associa a scene estratte da serie televisive, film, cartoon spesso in modo tale da sottintendere o sottolineare un difetto oppure far emergere incongruenze e contrasti tra testo scritto ed immagine.  I MEME più conosciuti sono quelli che ritraggono scene dei film ( vi cito per esempio quelli virali con l’immagine di Chuck Norris) , i quali spesso contengono dei paradossi o delle espressioni senza senso che fanno ridere.

Nella tipologia di MEME vi sono anche i GIF (Graphics Interchange Format), filmati di breve durata che contengono modi di dire, battute o espressioni di varia natura

Il contenuto del MEME si presta a diverse chiavi di lettura, esso può essere usato anche per divulgare idee, contenuti, forme di cultura, infomazioni ma la sua particolarità sta proprio nel fatto che non è indispensabile capirne il senso: basta ridere di gusto.

I MEME più diffusi sono il Dark MEME ovvero la classica “freddura stile inglese”, che di norma rielabora altri MEME di Internet,  il polbusting l’ironia e satira sulla politica oppure le Image Macro generati da fatti di cronaca, foto o immagini generiche accompagnata da una serie di parole decontestualizzate. La semplicità con cui si può creare un MEME però rendere questa tipologie di contenuto un veicolo per rendere virale la messa in ridicolo di una Cybervittima rendendo l’attacco subdolo e di difficile comprensione in quanto, se ben costruito, il MEME porterà i visualizzatori e ridere per il contesto rappresentato senza farsi domande circa il significato sottinteso che viene divulgato.

Anche se lo scopo è quello di far ridere i destinatari di queste immagini, il consiglio è quello dettato dal buon senso: osservare l’immagine e capire se la è diretta a denigrare, umiliare e mettere in ridicolo la persona a cui si riferisce segnalando il contenuto affinché venga rimosso.

Fiorella Mandaglio

Fiorella Mandaglio, nata a Erba è una giurista appassionata del mondo digitale su cui si specializza. Da anni collabora con diversi Istituti Scolastici e promuove progetti per la formazione ed il contrasto al Bullismo, Cyberbullismo e Violenza di Genere. Autrice di “Storie di Lupi Moderni” inserito nella categoria Formazione dal Servizio Scuola Studi ed Università – Progetto “Leggere nei Bibliopoint” dell’istituzione Biblioteche di Roma Capitale “Bibliografia Young Adult” pensata ad uso di insegnati bibliotecari e ragazzi.

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