La Befana a Ti racconto una storia

È giunto finalmente questo 2021, che speriamo sia l’anno della rinascita per tutti dopo un 2020 da dimenticare. E ora arriva la Befana.

Stanno anche per terminare le festività natalizie, che come noto terminano con il 6 gennaio, giorno della festa religiosa dell’Epifania e che i più piccoli -ma non solo- celebrano onorando anche la Befana. Se i bimbi ricevono la tradizionale calza ricolma di dolciumi, gli adulti generalmente inviano alle proprie amiche di sesso femminile i classici messaggi di pessimo gusto del tipo “copritevi bene stanotte che fa freddo”.

Ma come nasce la figura folcloristica della Befana? Come per Babbo Natale, naturalmente, la cara vecchina in sella ad una scopa affonda le proprie radici nella tradizione religiosa; “Befana” infatti è nient’altro che la contrazione del termine Epifania, che come detto indica la festa celebrata dalle Chiese occidentali dodici giorni dopo il Natale; naturalmente, per le Chiese Ortodosse, che celebrano il Natale il 7 gennaio, l’Epifania è celebrata il 19 dello stesso mese. “Epifania” in greco vuol dire “manifestazione”, “rivelazione” e si riferisce naturalmente alla manifestazione di Gesù Cristo.

Se da molti secoli la tradizione vuole che il 6 gennaio il bambinello sia stato rivelato ai tre Re Magi giunti in visita ed in adorazione

va detto per completezza di informazioni che, più anticamente, la data del 6 gennaio veniva fatta coincidere con il Battesimo di Cristo nel fiume Giordano e non con la visita dei sovrani venuti dall’Oriente. Anticamente, del resto, neppure il Natale era festeggiato il 25 dicembre, che nell’antica Roma come noto vedeva festeggiare la ricorrenza del Sol Invictus. Come molte altre date oggi convenzionalmente accettate, il 25 dicembre ed il 6 gennaio sono probabilmente state indicate dal Concilio di Nicea del 325 ed anche uno dei Dottori della Chiesa, Giovanni Crisostomo, sostenne nel 368 la veridicità delle date cui siamo abituati.

Per quanto riguarda la Befana, tale tradizione cattolica si mescola naturalmente con riti ben più antichi: gli antichi Romani, infatti, sostenevano che nei dodici giorni dopo il Solstizio figure femminili identificate con le dee Diana ed Abundia volassero sui campi per renderli fertili e propiziare il raccolto dell’anno appena iniziato. Sempre a Roma, in inverno, si festeggiavano le divinità Giano e Strenia e ci si scambiava doni propiziatori del nuovo anno. Forse è ardito sostenere che le dee svolazzanti della religione romana abbiano ispirato la tradizione della Befana volante su una scopa, ma, come per altre puntate della nostra rubrica, abbiamo visto che certe festività per noi abituali affondano le radici in tradizioni antichissime.

Naturalmente, anche i tradizionali riti celtici legati alle stagioni ed al raccolto offrono una possibile antenata

Se è per questo anche più convincente di Diana ed Abundia, della Befana: i Celti infatti celebravano dopo il Solstizio la figura di Perchta, una personificazione al femminile dell’Inverno, con gobba, capelli bianchi e naso adunco che propiziava la fertilità dei campi. Come sempre, tradizioni romane, pagane e cristiane si sono fuse assieme dando vita a questa figura bruttina, ma di buon auspicio. Considerate ad esempio che una versione più moderna racconta che i Re Magi in viaggio per Betlemme avessero chiesto informazioni sulla strada ad una vecchia, e che avessero insistito perché lei andasse con loro a portare i doni al Salvatore. La vecchia rifiutò, ma poco dopo, pentita, preparò un sacco pieno di doni e si mise in cerca dei Magi e del bambino. Non trovandoli, bussò ad ogni porta e consegnò i doni ai bambini sperando di potersi così far perdonare la mancanza.

Per la verità, per diversi secoli nel Medioevo la Befana è stata ritenuta una figura pagana e di ispirazione satanica, bollata come strega. La sua rivalutazione, se così possiamo chiamarla, è iniziata in via graduale negli ultimi secoli del Medioevo stesso, per poi essere ufficialmente citata come “Befana” nel 1535 da Francesco Berni e nel 1541 da Agnolo Firenzuola, ormai spogliata del suo presunto carattere demoniaco. Qualcuno addirittura giunge persino ad identificarla con Santa Lucia, che a quanto pare avrebbe distribuito doni ai bambini al pari di San Nicola, noto come figura religiosa posta alla base del moderno Babbo Natale.

Molto più recentemente, il 6 gennaio del 1928

il regime fascista istituì la cosiddetta Befana fascista o Befana del Duce, dove venivano distribuiti doni ai bambini appartenenti alle classi meno agiate della popolazione. Ai giorni nostri, da tradizione, l’Epifania tutte le feste si porta via e la Befana è una cara vecchina, brutta ma buona potremmo dire, che porta gli ultimi dolcetti e gli ultimi attentati calorici prima della fine delle vacanze e, in teoria, del ritorno in palestra.

Andrea Barricelli

Andrea Barricelli è nato nel 1990 a Roma, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, gestisce dal 2020 un podcast dedicato alla prima sulla Webradio SenzaBarcode. Per quanto riguarda la seconda, invece, ha pubblicato un'irriverente parodia dell'Iliade, denominata “Troiade”, con Rupe Mutevole Edizioni, nonché “Dominio e Ribellione” e “Equilibrio e Cambiamento”, editi da CTL Editore nella collana editoriale SenzaBarcode.

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