Come si decostruisce un eroe?

Ormai è da due decenni che Hollywood convive con il genere supereroistico. Il pubblico ha assistito alla nascita ed al successo di queste storie.

Ma, come in ogni campo, bisogna sapersi rinnovare. Come sosteneva Nietzsche non può esserci la “ricostruzione” senza la “distruzione”. Logan – The Wolverine rappresenta la decostruzione della figura dell’eroe. Se si guarda la storia del Wolverine di Hugh Jackman possiamo notare come in 17 anni ha vissuto sia l’inizio (con X-Men del 2000) sia la rinascita del genere.

Nel 2017, quando è uscito Logan, il mondo dei cinecomic stava vivendo un profondo cambiamento: Marvel stava raccontando la Civil War (una guerra interna di tipo politico nel mondo degli Avengers) e l’Infinity War (che avrebbe portato alla sconfitta dei nostri eroi); Fox stava sperimentando con il genere (vedi Deadpool, un film demenziale vietato ai minori, e l’horror New Mutants). Logan rappresenta non solo la conclusione del ciclo narrativo del personaggio di Wolverine ma anche la sua rinascita come persona e come eroe.

È interessante vedere come cambi il personaggio dal primo al terzo atto

L’incontro con la giovane Laura cambia la sua natura. Il personaggio di Jackman ricorda valori quali l’amore, la fratellanza e la benevolenza. Nella prima parte capiamo perfettamente la situazione dei protagonisti. I mutanti non nascono più, il Professor X ha una pericolosa demenza che, se mal gestita, potrebbe far del male, Logan è sempre ubriaco e rinnega il suo passato ed infine Calibano non può fare altro che l’infermiere per il personaggio di Patrick Stewart. È brutto e straziante vedere dei personaggi come ami e che consideri potenti e autoritari ridotti in questo stato.

Il film segue poi la tipica struttura da road movie con un viaggio sia fisico (i personaggi devono raggiungere un determinato luogo) che psicologico (questi eroi cambiano e re-imparano importanti valori).

Logan è una pellicola potente che ha dato nuovi spunti a un genere che rischiava di riciclare la stessa struttura e di portare le stesse tematiche. Inoltre è la perfetta conclusione di un ciclo durato quasi vent’anni.

Giovanni Salomi

Giovanni Salomi è nato a Busto Arsizio il 12 febbraio 2001. Studente di cinema presso il DAMS di Bologna. Fin da piccolo appassionato di cinema, ha sempre studiato con interesse tutto ciò che sta davanti e dietro le quinte. Dal 2016 al 2020, scrive presso il portale “L’Informazione” con la rubrica “Il film del fine settimana”, nella sezione “Conoscere e sapere”, in cui presenta le pellicole del momento. Per tre anni, co-presenta un programma radiofonico, “B-Movie”, insieme a Giovanni Castiglioni, dove approfondisce e discute le ultime novità nel mondo del cinema. Per svariati anni ha collaborato con i cinema della zona di Busto Arsizio (ha lavorato presso il Teatro Sociale ed il Cinema Lux).

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