Altaroma. Il futuro della moda è green

Cominciata il 23 gennaio, la nuova edizione della Roma Fashion Week di Altaroma. Negli spazi dell’ex caserma Guido Reni, talk inaugurale sul matrimonio possibile, ma soprattutto necessario, tra moda e sostenibilità ambientale.

A moderare il talk c’è Mauro Spagnolo, direttore responsabile di Rinnovabili.it, il quale ricorda alcuni dati preoccupanti sul costo per l’ambiente dell’industria della moda. Basti pensare all’impronta ecologica del ciclo di vita di un indumento, secondo solo ai prodotti petrolchimici. Inoltre, il 70% dei tessuti in Italia resta sintetico, per non parlare dei processi di lavorazione che immettono tonnellate di micro-plastiche nell’ ambiente.

Dall’altro canto, i cittadini-consumatori diventano sempre più consapevoli dell’impatto ambientale delle loro azioni, per questo volgono lo sguardo verso scelte più ecosostenibili. Queste diverse ragioni spingono anche il settore della moda verso scelte più green e ad abbracciare l’economia circolare.

La circular fashion design ha come scopo la minimizzazione gli sprechi attraverso l’uso di materiali riciclati dalle fibre di tessuti inutilizzati agli scarti di produzione, come ci ricorda Spagnolo. Da non trascurare l’uso di materie prime seconde provenienti da altri settori, come il PET riciclato. Il primo brand italiano a utilizzare tale approccio è Patagonia. Altro esempio virtuoso è rappresentato dall’azienda spagnola Ecoalf che realizza giacche e piumini con i rifiuti recuperati nel Mediterraneo.

Una nuova pratica eco friendly diffusasi recentemente prende il nome di “consumo collaborativo“.

Con questa accezione si fa riferimento ad una «modalità che trasforma la moda da prodotto in servizio» — precisa Spagnoli — «in pratica l’abito da elemento di possesso diventa elemento di condivisione». In Italia la community Armadio Verde ha fatto della sharing economy il suo carattere distintivo con la messa a disposizione degli abiti fermi nel proprio armadio.

Tra gli speaker, Silvia Venturini Fendi, presidente di Altaroma, sostiene l’imprescindibilità dell’attenzione al tema della sostenibilità ambientale per coloro che vogliono operare nel settore della moda. E ci ricorda che la coscienza dei consumatori sta cambiando, tanto che come sta già avvenendo da anni nel settore del food:

«Si consumerà molto meno, ma meglio».

Il Made in Italy, superando il fast fashion in termini di qualità e etici, «vuole essere una garanzia per questi temi» — conclude grintosa Silvia Venturini — . Presente, anche, Ivan Scalfarotto , sottosegretario al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale che ricorda l’importanza della moda italiana nel mondo, ma anche il ruolo non indifferente di incubatore di talenti dell’epicentro romano della moda.

I numeri indicateci da Paolo Ornelli — Assessore Regionale allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start-Up e Innovazione — collocano, infatti, Roma in una posizione competitiva di successo. Egli afferma che: «La moda per diventare ancora più competitiva deve mettere a tema la questione della sostenibilità per dare più valore alle cose straordinarie che si creano e su questo noi possiamo fare molto».

Nella seconda parte dell’incontro quattro giovani e entusiasti designer hanno presentato i loro brand di moda innovativi all’insegna della sostenibilità ambientale e sociale.

Caterina Moro da vita alla sua impresa nel 2008, presenterà sabato, ad Altaroma, la sua quarta collezione Wood. L’imprenditrice ci rivela della grande attenzione che rivolge alla sostenibilità non solo del prodotto, ma di tutto il processo. Cristiano Ferilli, 26 anni, ha lanciato da circa un anno e mezzo una sua linea di occhiali “Ferilli Eyewea” realizzati con un materiale sorprendentemente innovativo. Il Sikalindi: una fibra naturale dei fichi d’india.

Poi, è il turno di Chiara Catone. Insieme al suo compagno Francesco Gentile hanno fondato il brand Gentile Catone che si occupa, nello specifico, di stampe ecosostenibili su cotone. Ultima, ma non ultima: Eleonora Riccio. Il suo brand innovativo si caratterizza per l’uso di tinture naturali create con gli scarti agricoli delle aziende.

Sintonizzatevi con la web radio di SenzaBarcode per ascoltare l’intero talk!

Ada Aliprandi

Laureata in Filosofia presso l' Università "La Sapienza". Ha studiato Biologia presso Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali di Firenze. Blogger e curatrice del podcast "Il Poeta e lo Scienziato"

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: