Andrea Barricelli, II appuntamento #6SenzaBarcode

8 novembre,alla Galleria ArteInRegola, via dei Cappellari 92, torna #6SenzaBarcode con Andrea Barricelli e il suo Dominio.

Edito da “Il seme bianco“, Dominio è l’esordio letterario di Andrea Barricelli. Selezionato per la Rassegna Letteraria #6SenzaBarcode, sarà possibile incontrarlo e conoscere il suo romanzo il prossimo giovedì, dalle 19, ospite di Carla Campea.

Rassegna Letteraria #6SenzaBarcode è nata per dare spazio agli autori emergenti. Esistono libri molto belli, romanzi scritti bene e storie appassionanti, ma poco note al pubblico perché editate da piccole case editrici, senza un programma di promozione. O perché gli autori sono privi di mezzi e capacità. SenzaBarcode vuole colmare questo vuoto” dichiara Sheyla Bobba, direttore di SenzaBarcode.it e presidente dell’omonima associazione culturale no profit. “E lo fa gratuitamente, come una serie di iniziative che saranno presentate nei primi giorni nell’anno nuovo”.

Conosciamo meglio Andrea Barricelli

Tu dici che Dominio è un romanzo post apocalittico, condito di fantasy. Qualcuno potrebbe pensare che sia la rivisitazione di un libro fantasy anni ’80. Cosa lo rende “diverso” e innovativo?

Sicuramente nel mio libro si possono trovare sfumature ed influenze di molte opere di grandi autori del passato, che in alcuni passaggi ho omaggiato esplicitamente; penso soprattutto a Stephen King, che è un po’ il mio “nume tutelare”, ma anche a J.R.R. Tolkien, a Terry Brooks, a Ken Follett. La caratteristica un po’ più innovativa -almeno spero!- si può probabilmente rinvenire nella seconda metà del racconto, quando alcuni eventi cambiano radicalmente la prospettiva della vicenda narrata. Non posso dire di più per evitare “spoiler”, ma credo che questo modo di capovolgere la narrazione sia un aspetto poco usuale.

Leggendo il tuo libro si potrebbe pensare che ci sia, anche se celato, un messaggio politico. È così?

Non ho la presunzione di voler insegnare qualcosa, ammetto molto onestamente di aver scritto questo libro per divertirmi e, spero, per divertire chi lo leggerà. Ad ogni modo, un concetto importante, che mi sta molto a cuore (e che trovo oltretutto trovo drammaticamente attuale) è che la prima vittima di una guerra, spesso, è la verità.

Molti autori emergenti di fantasy, in Italia, preferiscono pubblicare in inglese e sotto pseudonimo. Tu lo hai fatto con il tuo nome, nella lingua original e con italianissimo titolo. Perché questa scelta?

Perché già faccio abbastanza fatica a scrivere in italiano (ride)! No, seriamente: la nostra lingua è una delle più affascinanti al mondo e, negli ultimi anni, sono in costante aumento gli stranieri che la studiano, rapiti dalla sua bellezza. Perché, quindi, non dovremmo amarla noi in primis? Come detto, amo un gran numero di autori di altri Paesi, ma non amo l’esterofilia a tutti i costi. E poi ho un bel nome classico, la cui scelta ha richiesto ai miei genitori notti insonni, quindi perché “svilirlo”? Il fatto che il mio modello Stephen King, per alcune sue opere, si sia firmato Richard Bachman, in questo caso non è uno stimolo sufficiente!

SenzaBarcode Redazione

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