Legge elettorale, la grande buffonata

Legge elettorale, dopo quattro anni di ammuina in cui molti si sono pavoneggiati, in cui sono stati spesi fiumi di parole il risultato è un nuovo golpe

Ci risiamo. Alla prova della legge elettorale le maschere sono venute giù e dopo quattro anni di chiacchiere e talk show con un colpo di mano si è chiuso il cerchio. A pensar male si fa peccato diceva il buon Giulio, ma in politica è d’obbligo. Ancora una volta l’immagine squallida è sotto gli occhi di tutti. Tutto costruito a tavolino fin dall’inizio. I famosi piani B che mettono quasi tutti d’accordo, da far uscire come conigli dal cilindro all’ultimo momento quando le cose non prendono la piega giusta.

La riforma istituzionale renziana non è andata come doveva. La Corte Costituzionale prima e gli elettori dopo hanno rifilato un sonoro ceffone alle ambizioni dell’ex premier. Davanti ad una ipotesi di questo tipo, non solo preventivata ma auspicata da molti, bisognava – come si dice nel gergo – trovare la quadra. La formula che accontentasse tutti, tranne gli scomodi, e tenesse fuori dal dibattito il cittadino. E così è stato. A meno di un anno dalle elezioni, quindi violando le più elementari regole sui diritti politici dei cittadini, degli outsider e degli avversari, la partitocrazia ha nuovamente fatto il colpo di mano.

E lo ha fatto con una proposta di legge elettorale che il porcellum, la porcata, profuma di bucato.

Poco è valsa l’obiezione che cambiare legge elettorale a meno di un anno dal voto è una violazione patente delle regole fondamentali del Codice di buona condotta elettorale del Consiglio d’Europa. Agli italiani non piace rispettare le regole, soprattutto se sono a tutela degli altri. Lo si vede con la costante polemica politica contro gli autovelox. Chissenefrega se siamo uno dei Paesi in Europa a maggior percentuale di incidenti sulle strade. Da politici di questo genere non ci possiamo certo aspettare che tutelino i diritti civili e politici del proprio popolo se nulla gli frega della loro vita.

La legge elettorale è ritagliata su misura a garantire le esigenze di potere dei pochi contro la volontà di partecipare dei molti. Senza lasciar spazio al dibattito su una delle regole fondamentali del gioco democratico, ovvero la legge elettorale. Si è deciso di procedere con fiducia tirando fuori all’ultimo minuto la soluzione che già tutti conoscevano. Lo stesso Berlusconi dopo essere stato vittima dei giochetti di regime che lo hanno defenestrato si mette nuovamente nelle mani dei carnefici. E forse è l’unico giustificabile. Avendo sentito odore di nuovo golpe ha preferito prendersi un pezzo di spazio piuttosto che essere fatto fuori del tutto.

Per il resto è notte della Repubblica. Non ci resta che attendere il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo annunciato da Maurizio Turco, Lista Marco Pannella, risulterebbe praticamente inutile quello indirizzato alla Consulta dai Cinque Stelle.

Diego Sabatinelli

Dal ’95 letteralmente “batto le strade” di Roma per promuovere le iniziative nonviolente radicali, a partire dalla raccolta firme su 20 referendum che si svolge proprio quell’anno…

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