UN’ Ecuba che viaggia a piedi fra i binari dell’Europa

Francesco Branchetti dirige Isabella Giannone in “il viaggio di Ecuba”. Il testo firmato da Gianni Guardigli in scena al Teatro Tor Bella Monaca dal 19 al 21 maggio

Dal 19 al 21 maggio 2017 sul palcoscenico del Teatro Tor Bella Monaca (sala piccola) approda l’intenso testo di Gianni Guardigli il viaggio di Ecuba, interpretato da Isabella Giannone con le musiche di Pino Cangialosi.

Protagonista del monologo Isabella Giannone, attrice, produttrice e insegnante di recitazione che ha al suo attivo una lunga carriera tra teatro, cinema e tv, ricoprendo sempre ruoli da protagonista nei maggiori teatri italiani. A dirigere Isabella Giannone sarà Francesco Branchetti, che ha ricevuto, tra i tanti premi,nel 2010 il Premio Speciale Vallecorsi – protagonisti della scena contemporanea56° edizione e il Premio Gibellina-Randone XIV Edizione Premio Salvo Randone – Oscar del Teatro Italiano per la sua attività di regista e attore, gli è stato assegnato poi nel 2016 il Premio Caesar alla carriera e nel 2017 al Teatro Olimpico di Roma ha ricevuto il prestigioso Premio Roma È… Arte. Francesco Branchetti è inoltre regista e interprete dello spettacolo Il Bacio di GerThijs con Barbara De Rossi in tournée nell’inverno 2017 che proseguirà sempre in tournée nella stagione 2017/2018.

UN’ Ecuba che viaggia a piedi fra i binari dell’Europa in cui c’è chi erige muri di filo spinato…

Una Ecuba dei giorni nostri che attinge tuttavia al mito, la protagonista di Gianni Guardigli ci racconta cosa significa “essere madre oggigiorno, in un momento di esodi imponenti e dolorosi, una madre che “canta la sua pena” di fronte al disfacimento del suo mondo che considerava “normalità” .“I tempi che stiamo vivendo – afferma l’autore Gianni Guardigli – ci proiettano verso un’inevitabile riflessione sul senso della vita e sul valore di essa. Fino a qualche anno fa il rispetto di questo potente valore sembrava una intoccabile sicurezza. Ora siamo sempre meno sconcertati di fronte a uno scivolamento continuo e inesorabile verso l’assuefazione di fronte a raccapriccianti spettacoli di totale disprezzo della sacralità della propria vita e di quella degli altri.

Ecco perché sempre più decisamente sento la necessità di dare al teatro e alla scrittura teatrale il suo compito di sondare e riflettere su ciò che significa “essere umani” e “agire da umani”.

Andare ad attingere nel patrimonio immenso della tragedia greca è vitale come attaccarsi a una bombola di ossigeno quando il respiro non basta.

La perdita della patria, della terra, della tranquillità e, ancor più, la perdita dei figli che se ne vanno a uno a uno è il toccante leitmotiv delle tappe della vita di questa “mater dolorosa” che vive il passaggio fra due periodi storici in cui il futuro è una paurosa incognita.

L’Ecuba di Euripide urla: “Una terra grama, se un dio interviene al momento giusto, diviene fertile di spighe: una terra feconda, se le viene a mancare il necessario, produce gramo raccolto. Non è così che succede cogli uomini: il malvagio non può che essere malvagio, il buono buono: le avversità non guastano l’indole, che rimane sempre uguale”.

Questa Ecuba moderna parla un linguaggio “misto”, un susseguirsi di racconto di una piccola vita che si scontra con i terreni problemi del quotidiano con improvvise impennate poetiche, che elevano la sua sensibilità al “linguaggio di tutte le madri”, alla lingua del cuore di chi dà la vita e non si rassegnerà mai al vedere questa stessa vita che si dissolve, preda dell’ingiustizia che si annida nel potere, nelle guerre, nelle prevaricazione.

E’ un’Ecuba che viaggia a piedi fra i binari dell’Europa in cui c’è chi erige muri di filo spinato e c’è chi chiude pesanti porte di vecchi treni.

Ma c’è anche chi si accosta al viandante per passargli una bottiglietta d’acqua e c’è chi offre una branda di una stanza di una casa modesta per condividere il viaggio terreno con altri esseri umani compagni di cammino. Ecuba urla la sua verità come una coscienza spietata può parlarci di notte, quando i sogni hanno il coraggio di urlarci in faccia le verità più scomode. In questo “la mia Ecuba” diventa una povera donna di oggi che porta in sé le intuizioni di un profeta”.

Venerdì 19 e sabato 20 maggio ore 21, domenica 21 maggio ore 18. Di Gianni Guardigli con Isabella Giannone regia Francesco Branchetti musiche Pino Cangialosi. Associazione Culturale Foxtrot Golf.

Teatro Tor Bella Monaca, via Bruno Cirino, all’angolo di viale Duilio Cambellotti con via di Tor Bella Monaca

SenzaBarcode Redazione

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