Una marcia di Pasqua per la giustizia giusta

Il 16 aprile la Marcia di Pasqua organizzata dal Partito Radicale per guarire da mali atavici la giustizia italiana.

È difficile parlare di riforma della giustizia, di amnistia, di indulto, di Marcia di Pasqua in un Paese che viene incitato in ogni momento all’indignazione sul fatto di sangue, alla giustizia fai da te, all’odio che sia etnico o di classe. L’Italia è il gorgo dove vengono digeriti gli istinti più beceri, riprovevoli e contraddittori, in continua rincorsa a chi la spara più grossa e poi, in modo repentino, cambiare tono uniformandosi allo sdegno collettivo.

In questa orgia di banalità e sciocchezze gridate, ognuno fa la sua parte per non restare in ombra: media, politica, esperti, opinionisti. Si passa allegramente dallo sdegno per i bimbi uccisi dal gas in Siria alla richiesta di chiusura delle frontiere per i rifugiati islamici “come fa Trump“, dalla richiesta di buttare via le chiavi per il colpevole condannato solo dai giornali allo sdegno per l’innocente che ha passato per errore giudiziario decenni in carcere. E quando tutto gira in modo vorticoso tra uno sdegno e l’altro chi paga il conto salato è il più debole alla faccia della misericordia cristiana con la quale ci si riempie la bocca “perché noi siamo migliori di quelli lì”.

Parliamo quindi della Marcia di Pasqua depurati dalla schizofrenia dell’Italia odierna perché è il giorno della liberazione e della resurrezione e perché ritengo che la verità ci renderà liberi.

Dal 1992 lo Stato ha speso 648 milioni di euro per ingiusta detenzione, 42 milioni spesi nel 2016. Nel 2015 sono state 1188 le vittime per ingiusta detenzione mentre nello stesso anno sono state 70 le azioni nei confronti dei magistrati che hanno portato a zero provvedimenti per dolo o colpa grave. Al 30 giugno 2016 tra cause civili – 3,8 milioni – e penali – 3,2 milioni – il totale delle cause pendenti davanti ai tribunali nazionali sono 7 milioni.

Con 7 milioni di cause arretrate non è più giustizia ma paralisi della giustizia sia civile che penale per cui ogni riforma diventa impresa impossibile, e per questo ricordo le parole di Marco Panella:

«Noi vogliamo un’amnistia “legalitaria”, cioè che ripristini le condizioni di legalità costituzionale nei tribunali e nelle carceri, contrapposta a un’altra amnistia: quella strisciante, clandestina, di massa e di classe che si chiama PRESCRIZIONE.

Noi vogliamo un’amnistia che sia propedeutica a una grande riforma della giustizia penale. Chiediamo anche una riforma della giustizia civile, la cui paralisi penalizza i privati e le imprese, scoraggia gli investimenti esteri e comporta costi enormi per l’economia nazionale. Chiediamo una Grande Amnistia per la Giustizia, per la Costituzione, per la Repubblica»

Il 16 aprile non è solo aderire ad una Marcia ma esserci per cambiare, altrimenti ci si relega a cambiare solo canale tv o sito internet e vivere pensando che altri prima o poi -di solito mai- se ne occuperanno.

Diego Sabatinelli

Dal ’95 letteralmente “batto le strade” di Roma per promuovere le iniziative nonviolente radicali, a partire dalla raccolta firme su 20 referendum che si svolge proprio quell’anno…

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