Donald Trump scatena la crisi della diplomazia europea

Donald Trump vince le elezioni e la diplomazia europea che aveva puntato tutto su Hillary Clinton entra in crisi profonda.

Donald Trump vince le elezioni presidenziali e possiamo tranquillamente dire che in Europa non abbiamo capito nulla delle dinamiche elettorali statunitensi. Non che per i media e per i sondaggisti d’oltreoceano sia andata meglio, ma una qualche sporadica avvisaglia c’era stata.

Ad esempio possiamo citare Michael Moore che al contrario di tanti esperti sondaggisti aveva dato in tempi non sospetti per certa la vittoria del tycoon newyorchese. Basandosi più sulla profonda conoscenza dei nordamericani, dalle paure ai bisogni della classe media ed operaia, ha capito in anticipo dove sarebbe soffiato il vento.

In Europa abbiamo capito poco

Nel vecchio continente facciamo un errore di valutazione fondamentale sugli U.S.A. che è quello di confondere le grandi città liberal con tutto il popolo statunitense.

Se a New York fin dal 2015 esiste una sorta di regolarizzazione cittadina per gli immigrati irregolari – circa mezzo milione – ed il sindaco Bill de Blasio promette battaglia per proteggerli da Donald Trump, nel resto degli U.S.A. la situazione è ben diversa.

Il problema è che la diplomazia europea si ferma a New York e Washington. Il turismo si sposta tra Los Angeles e San Francisco, tra Orlando e Miami, punta sulla Grande Mela. Il resto degli states è sconosciuto ai più.

Le battute del presidente della commissione europea Juncker su Donald Trump lasciano il tempo che trovano. Se Donald Trump non conosce il mondo gli europei hanno dimostrato di non conoscere gli americani.

Crisi della diplomazia europea

Ora ci si trova nelle cancellerie europee con un problema internazionale che va ben oltre la crisi mediorientale o i rapporti con l’orso russo. Convinti che la partnership euroamericana durasse all’infinito ci siamo adagiati sugli allori.

Dando per scontata la presenza internazionale degli U.S.A. ci siamo convinti che lo Zio Sam ci avrebbe tolto per sempre le castagne dal fuoco. Purtroppo sappiamo che, comunque vada questa presidenza di Donald Trump, nel futuro nulla è scontato.

Economia, diplomazia e guerra non sono più questioni che si risolvono col soccorso a stelle e strisce. La NATO  potrebbe perdere di molto il suo peso militare, e senza una forza militare unita dell’Europa gli stati nazionali conteranno sempre molto poco.

Se la diplomazia americana decide di ridimensionare il proprio protagonismo internazionale le beghe nazionali europee in politica estera non potranno più contare su un paravento utile a tutti.

Senza dimenticare che l’idea di un coinvolgimento più stretto tra mercati ed economie ci ha fatto sperare in un luogo di libero scambio che attutisse le crisi locali. Ora si rimane soli con i nostri staterelli  nazionali europei decisamente inadeguati.

Ecco perché le diplomazie europee sono in crisi. Perché non c’è una sola diplomazia, né un solo esercito, e la brexit ci insegna, nemmeno un posto sicuro per la nostra economia.

Diego Sabatinelli

Dal ’95 letteralmente “batto le strade” di Roma per promuovere le iniziative nonviolente radicali, a partire dalla raccolta firme su 20 referendum che si svolge proprio quell’anno…

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