Prove Invalsi, tanti test per tutti

Prove Invalsi a carattere statistico, ma non solo, dal 2009 concorre al calcolo della valutazione finale nell’esame di Terza Media.

Invalsi Istituto Nazionale per la valutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione, viene proposto, per la prima volta, agli alunni a scopo puramente statistico, nell’esame di Stato del 2007-2008.
Dal 2009, la prova concorre nella valutazione finale dell’esame di Terza Media, come prova aggiuntiva concorrendo al calcolo della media finale. Anche quest’anno gli alunni dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado, sono tenuti a sostenere ed a superare la Prova Invalsi di italiano e di matematica, il 17 giugno alle ore 8,30 come indicato dal Miur. Per ogni prova lo studente avrà a disposizione 75 minuti per rispondere, con una pausa di 15 minuti tra una prova e l’altra. Gli argomenti spaziano dalla comprensione del testo alle domande di grammatica. L’area matematica, si suddivide in parte A e parte B, con domande a risposta multipla e aperta, tutto per valutare le capacità, le competenze e le conoscenze dello studente nell’arco del suo triennio scolastico.

Al fine statistico anche i più piccoli della scuola primaria, sono chiamati a cimentarsi in queste prove. In seconda elementare i bambini sono- invitati– a leggere un testo di italiano con il cronometro che gli scandisce la velocità della lettura. Vince il più rapido. Gli alunni di quinta elementare si inoltrano nelle prove di carattere logico, sia di italiano che di matematica, nel tempo di 45 minuti. Per espletare i test vengono stampate circa 140mila copie di Prove Invalsi per una scuola di media capienza. Paradossale tanto spreco di carta in un momento in cui la parola magica è –dematerializzazione-.

Domande di logica e tempi stabiliti per arrivare alla conclusione delle Prove Invalsi, ma quanto è utile agli alunni?

Bambini di circa sette anni  si trovano a cimentarsi con prove di velocità nel leggere rapidamente un testo cercando di commettere meno errori possibili, vivendo il momento della prova come una competizione, con lo stato emotivo che la distingue. Sicuramente il mondo del lavoro, gli studi universitari e i vari concorsi pubblici, ci richiedono abilità importanti, competenze avanzate, ma tra capacità e conoscenza esiste una importante differenza. Le capacità ci caratterizzano, sono presenti anche senza studiare. La conoscenza, grazie agli studi, è in costante evoluzione è il nostro patrimonio del sapere. Far parte di una classifica Nazionale ed Europea basata su alcune risposte o sulla velocità di lettura, può condizionare il futuro dei nostri figli facendo emergere il prossimo uomo del secolo?

Forse non sono gli alunni a dover essere valutati, le Prove Invalsi potrebbero servire ai docenti come metro di giudizio per ricercare strategie valide di insegnamento adatte per tutti i bambini, nel favorire un apprendimento statisticamente soddisfacente per il Ministero della Pubblica Istruzione, magari utilizzando non più carta e penna, ma soluzioni alternative nel rispetto dell’ambiente.

Laura Ligia

Donna e mamma lavoratrice, impegnata nel sociale, appassionata della vita. Allieva Academy SenzaBarcode

6 pensieri riguardo “Prove Invalsi, tanti test per tutti

  • 26 Maggio 2016 in 19:05
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    Le prove Invalsi sono test standardizzati, ovvero uguali per tutti, basati su procedure articolate e rigorose, per gli studenti delle scuole italiane. Tutti gli istituti scolastici d’Italia, per le classi interessate, devono effettuare le prove poiché sono obbligatorie per legge (art. 51 comma 2 del Decreto-Legge 9 febbraio 2012, n. 5 c convertito in legge n. 35). I test sono elaborati dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione e Formazione (INVALSI), ente di ricerca di diritto pubblico, sottoposto alla vigilanza del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur). Lo scopo dei test è quello di tracciare un quadro di riferimento statistico sul livello di apprendimento in Italia. Con le prove Invalsi è possibile monitorare il sistema nazionale d’istruzione e confrontarlo con le altre realtà comunitarie ed europee. Le rilevazioni su scala nazionale servono anche a identificare i punti deboli del sistema di istruzione e permettono, quindi, al Miur di predisporre eventuali interventi sulla scorta di dati oggettivi. Quindi, a parziale rettifica di quanto comunicato nel precedente commento, visto che l’Istituto non può offrire attività alternative per delle prove obbligatorie, il genitore dell’alunno di 2 o 5 primaria che per propri motivi (?) non vuole che suo figlio partecipi ai quiz può solo tenerlo a casa quel giorno.

  • 24 Maggio 2016 in 21:04
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    Grazie dell’informazione, divenuta così comunicazione aperta a tutti, da oggi qualche genitori in più saprà che non è un obbligo fare le prove invalsi alla primaria e che ha un grande strumento, la libertà di scelta.

  • 24 Maggio 2016 in 17:16
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    Se la cosa che conta nella scuola è quanto i ragazzi abbiano imparato, allora le prove standardizzate, come l’Invalsi, misurano i risultati e i progressi di apprendimento in modo sempre più affidabile. Altre valutazioni per giudicare la qualità di una scuola, per esempio il grado di inclusione dei disabili, dei migranti o il grado di educazione civica, allora le prove standardizzate non saranno sufficienti e dovremo ricorrere ad altri strumenti, come, per esempio, le visite alle scuole di un team di esperti valutatori”.
    Comunque, se siete mamme o papà sappiate che come genitori avete l’obbligo di mandare i vostri figli a sostenere le prove Invalsi solamente per l’esame di Stato (pena il non conseguimento del titolo), ma per tutte le altre classi, i genitori esercitano il diritto a non far somministrare i quiz ai propri figli.

  • 24 Maggio 2016 in 15:23
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    Ciao Nicoletta, sono fortemente rammaricata nel leggere che anche a bambini di circa 6 anni vengano somministrate Prove di carattere puramente valutativo, condivido che la scuola debba essere di sostegno alla voglia di apprendere stimolando la curiosità, insisto nel sostenere che la qualità non debba essere compromessa né dalla quantità di un programma ministeriale né da test valutativi utili solo a statistiche di cui non vi è nessuna informazione.

  • 24 Maggio 2016 in 14:27
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    Cara Laura,condivido pienamente la tua opinione su queste prove”a tempo”come le chiamo io,e ti diro’ di piu’ alcune scuole le iniziano dalla 1 elementare.La cosa paradossale è che molti genitori ne vanno fieri….dove siamo arrivati…lo stimolo alla conoscenza alla curicuriosità si trasmette in questo modo?

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