ATAC, socializzare le perdite per privatizzare i profitti

Perché un privato dovrebbe infilarsi in ATAC o AMA? Se non pensiamo ad un folle mecenate non ci rimane che un solo obiettivo, il profitto.

Conti in rosso. Basta pensare al debito da un miliardo e 600mila euro di Atac, la società di trasporti capitolini (11.800 dipendenti, 270 milioni di indebitamento finanziario, 864 milioni di fatturato)  per capire che il piano di Ignazio Marino non potrà funzionare se non attraverso una privatizzazione dell’azienda che sia reale, e non certo un semplice ingresso nel capitale. Perfino l’ex sindaco Francesco Rutelli, non privo di responsabilità politiche nel disastro attuale del “sistema Roma” tanto amato da Bettini e soci, si spinge a dichiarare che:

“Ci vorrebbe un Emiro sotto stupefacenti per prendere delle quote dell’Atac”.

Piano Lanzillotta

Eppure il “Piano Lanzillotta” per la concessione del Salva Roma era chiaro: privatizzare i servizi pubblici per salvare anche Marino che minacciava di bloccare Roma se il decreto non fosse passato. L’uscita clamorosa e vagamente ricattatoria di Ignazio Marino non piacque al premier Matteo Renzi, persona che non dimentica e che prima o poi fa scontare le ribellioni politiche: dai dissidenti interni ai sindacati. Insomma, privatizzare i servizi pubblici ed asfaltare i dipendenti che scioperano, altro termine elegante utilizzato da un nuovo assessore, tutta gente che ha un’alta considerazione degli altri, sempre se questi fanno parte della categoria dei deboli. Ma l’operazione deve andare in porto, in fin dei conti sono stati i romani che hanno voluto mettere la loro testa sotto la gliottina senza troppo fiatare.

Delegittimare ogni opposizione

Per fare centro e portare a compimento il piano industriale per Roma Capitale, e ATAC, già messo a punto nei salottini che contano è necessario fare delle mosse, come negli scacchi. La prima condizione per portare avanti il piano è avere un sindaco compiacente o debole, e ormai la posizione di Ignazio Marino è debolissima. Successivamente è necessario delegittimare chi può fare resistenze al piano di svendita: sindacati e dipendenti già asfaltati con una campagna di denigrazione urbi et orbi senza precedenti. Ora il problema è far digerire ai romani che saranno loro a pagare i debiti accumulati dalla politica in questi anni e non i soggetti privati chiamati a “salvare” le aziende dal baratro. Come?

Ce lo chiede l’Europa

La terza mossa, ce lo chiede la troika! Questa fantomatica troika che dovrà digerire il piano Renzi di riforme per far ripartire l’economia italiana, e cosa daranno in pasto al signor Troika per dare il via libera? Per la Corte dei Conti il peso del fisco nei comuni è al limite del sostenibile, allora non c’è altra via se non la privatizzazione per mantenere in piedi i servizi pubblici essenziali come trasporti e nettezza urbana. Privatizzare il servizio, certamente, ma anche aumentarne il costo per lasciare che il debito accumulato nei decenni lo paghino i cittadini e non i privati. Si dirà che per ripartire si deve anche un po’ soffrire, in fondo gli italiani sono troppo attaccati al denaro come dice il premier Renzi, e quindi, anche se dovranno pagare di più per avere meno, non c’è problema: il futuro è radioso.

Privatizzare il profitto e socializzare le perdite, in fondo la FIAT ci ha costruito il suo futuro!

SenzaBarcode Redazione

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