Warren Mosler a Roma per la sua Modern Monetary Theory

Il Think Tank Trinità dei Monti ha organizzato martedì 26 maggio, presso il Giardino Segreto di Trinità de’ Monti, l’incontro con l’imprenditore ed economista americano Warren Mosler, fondatore della Modern Monetary Theory (MMT).

L’evento è introdotto dal Presidente del Think Tank, dr. Pierluigi Testa e dal Consigliere dr. Roberto Venturini.

Warren Mosler ha ripercorso i punti salienti esposti nel suo recente saggio “Le sette innocenti frodi capitali della politica economica” intervenendo sui temi caldi della crisi europea: dal rischio ormai imminente di default greco all’emergenza occupazionale italiana fino ad esporre un’analisi chiara della tenuta dell’economia europea in generale. Warren ha tenuto una vera e propria lezione di economia spiegando i difetti dell’attuale politica economica europea che ad oggi non ha portato nessun beneficio ai paesi dell’eurozona, perseguendo rigore e rimedi del tutto inefficaci che stanno alimentando la crisi invece di scongiurarla.

MMT e i post-keynesiani.

L’effetto delle politiche statali che perseguono il surplus di bilancio costringe il settore privato a indebitarsi riducendo di conseguenza la ricchezza dei cittadini. Il deficit nel bilancio statale, invece, contribuisce ad alimentare e a garantire la ricchezza del settore privato, perché in realtà il deficit e il debito pubblici sono strumenti a disposizione dello Stato, finalizzati al raggiungimento della massima capacità occupazionale e produttiva di una nazione. La spesa statale in deficit stimola l’attività economica incrementando sia il prodotto interno lordo sia il reddito nazionale e perciò anche il risparmio privato. Lo Stato dotato di sovranità monetaria immettendo moneta nel sistema economico finanzia l’acquisto di beni e servizi dai privati e dalle aziende private le quali di conseguenza pagano i loro dipendenti con questo denaro creando l’effetto a catena che condiziona la massa monetaria circolante e la velocità di circolazione della moneta.

Opzioni politiche per l’Italia e l’Unione Europea: le conseguenze del limite del 3%.

Nel 2008 l’Europa viene colpita dalla crisi, il credito all’economia privata sostanzialmente si è fermato aggravando la crisi. La disoccupazione di conseguenza ha cominciato a crescere a livelli mai visti prima, le vendite sono diminuite e l’economia ha cominciato a peggiorare sempre di più. Le istituzioni europee come soluzione hanno tagliato i tassi di interesse fino a quasi lo 0% per far crescere il credito all’economia privata, ma questo non ha funzionato. Addirittura hanno portato i tassi di interesse in territorio negativo, hanno iniziato il quantitative easing, ma anche questa soluzione non ha funzionato, ed a livello di inflazione invariata siamo entrati in deflazione. Le stesse opzioni non hanno funzionato negli U.S.A. e in Giappone, che ha perseguito tale politica per 20 anni.

La politica monetaria semplicemente non funziona, ne abbiamo una prova ventennale, il motivo è che il Governo essendo “un grosso e grasso” pagatore d’interessi all’economia privata attraverso i titoli, tagliando i tassi d’interesse non ha fatto altro che diminuire il reddito -da interesse- che lo stesso Governo paga all’economia privata rendendo la situazione ancora peggiore, soprattutto quando il credito si è fermato e la disoccupazione è aumentata. Viceversa la politica fiscale funziona, imposte più basse aumentano il reddito netto da spendere come la spesa pubblica aumenta i redditi, in entrambi casi facendo ripartire l’economia.

Ogni economista o analista pagato per fare le giuste previsioni, e non per fare propaganda, è completamente d’accordo su questo.

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