Bce in trasferta a Napoli: austerity unica soluzione?

Il Consiglio direttivo della Bce – Banca Centrale Europea – si è riunito giorno 2 ottobre in trasferta a Napoli. Le parole del Presidente Mario Draghi.

Il 2 ottobre a Napoli si è riunito il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea – Bce. Gli stati membri dell’Ue hanno trasferiscono alla Bce le proprie competenze in materia di politica monetaria fin dal 1999. Il compito principale della BCE sarebbe preservare il potere di acquisto della moneta unica e quindi assicurare il mantenimento della stabilità dei prezzi nell’area dell’euro. Le indicazioni economiche e i suggerimenti politici provenienti dalla BCE determinano le azioni economiche e, quindi, le politiche attuali di austerity delle nazioni dell’Ue. Per questo motivo ad accoglierli a Napoli c’è stata, oltre all’alta rappresentanza ufficiale di Stato, anche una partecipata e applaudita manifestazione che ha fatto parlare di sé soprattutto per i “soliti scontri inesistenti”, dato che la polizia ha utilizzato gli idranti per disperdere il corteo e dunque, non c’è stato alcun contatto tra o con i manifestanti. La cronaca di questi scontri è su tutte le pagine dei notiziari, ma di cosa si è parlato durante il vertice Bce? Cosa si è deciso? Mario Draghi, Presidente del Comitato esecutivo, in conferenza stampa riassume gli esiti della riunione.

Sulla base dell’analisi economico-monetaria e in linea con le indicazioni prospettiche, rimarranno invariati i tassi di interesse di riferimento della Bce. Da subito partirà il programma di acquisto di attività cartolarizzate, Abs e di attività garantite che durerà per almeno due anni: “Tali acquisti avranno un impatto notevole sul nostro bilancio. Queste nuove misure sosterranno specifici segmenti di mercato che svolgono un ruolo fondamentale nel finanziamento dell’economia, inoltre gli interventi decisi miglioreranno ulteriormente il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria, favoriranno l’offerta di credito dell’economia generale e avranno ricadute positive su altri mercati.” Date le prospettive di inflazione, l’indebolimento dell’area euro e le differenze tra le principali economie dell’eurozona, l’obiettivo è quello di: mantenere tassi inferiori o prossimi al 2%. Tuttavia a causa del perdurare della situazione sfavorevole e i rischi connessi a un periodo di inflazione prolungato, il consiglio direttivo e la BCE si riserva di poter utilizzare: “ulteriori strumenti non convenzionali nell’ambito del proprio mandato.” Un mandato che, bisogna ricordarlo, è molto poco restrittivo, infatti come da statuto: “né la Bce, né le Bcn, né i membri dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi dell’Unione europea, dai governi degli Stati membri o da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi dell’UE nonché i governi degli Stati membri sono tenuti a rispettare tale principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Bce.”

Secondo le parole di Mario Draghi, le politiche monetarie proposte dovrebbero sostenere la domanda interna, ma è probabile che la disoccupazione elevata, la produttività inutilizzata, il perdurare di un tasso di variazione negativo dei prestiti bancari al settore privato e gli aggiustamenti di bilanci necessari nel settore pubblico e privato continuino a frenare la ripresa. Più volte Mario Draghi sottolinea velatamente i rischi e le problematiche reali che l’economia mondiale sta vivendo: mutamenti economici e evoluzioni geopolitiche. Ma la soluzione proposta è sempre la stessa: riforme strutturali e attuazione della politica monetaria dell’austerity.

Su una cosa si è certi: l’economia europea sta andando davvero molto male. La verifica degli esisti dell’analisi economica e monetaria, come afferma Mario Draghi, “corroborano le decisioni prese, tuttavia per rafforzare gli investimenti e aumentare i posti di lavori è necessario che anche gli altri settori della politica economica forniscano un contributo. Alcuni paesi devono portare avanti le riforme strutturali e le politiche di bilancio, altri paesi dell’area dovrebbero procedere in linea con i patti”. Nell’ultimo caso, naturalmente, il riferimento implicito va alla Francia che, proprio negli ultimi giorni, ha annunciato che non rispetterà il tetto del 3%.

Guarda il video della conferenza stampa.

Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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